Una segnalazione articolata, corredata da riferimenti a protocolli, atti amministrativi e riscontri ufficiali, riaccende l’attenzione sul depuratore di Ravagnese, a Reggio Calabria. A scrivere alla redazione di StrettoWeb è la campagna civica “Aria Fuori Legge / Modello Ravagnese”, composta da cittadini del quartiere, che chiede alle istituzioni di fare chiarezza soprattutto su un punto: l’assenza, secondo la documentazione raccolta dal gruppo, di monitoraggi specifici dell’aria e degli odori nelle immediate vicinanze dell’impianto.
La questione assume particolare rilievo perché il depuratore serve una parte consistente della città, si trova in un’area urbanizzata ed è adiacente al sedime dell’aeroporto Tito Minniti. Secondo quanto ricostruito dai cittadini attraverso gli atti ottenuti tramite accesso documentale, attorno all’impianto si trovano abitazioni, attività produttive e commerciali e anche due scuole. La campagna civica non formula accuse personali, ma pone una serie di domande precise alle amministrazioni competenti e chiede che vengano finalmente eseguite misurazioni puntuali su emissioni, odori e bioaerosol.
Il depuratore di Ravagnese e la fascia di rispetto dalle abitazioni
Secondo la segnalazione inviata a StrettoWeb, il depuratore di Ravagnese rientra tra le industrie insalubri di prima classe previste dalla normativa e ricade all’interno della fascia di rispetto di cento metri dalle abitazioni richiamata dalla normativa tecnica citata dai residenti. L’impianto tratta le acque reflue urbane di Reggio Calabria e, secondo gli atti richiamati, è attualmente interessato anche da un intervento di potenziamento che dovrebbe portare la capacità da 120.000 a 161.000 abitanti equivalenti.
La relazione tecnica sulle emissioni, riferiscono i cittadini, censirebbe 144 punti ricettore entro 500 metri dal perimetro dell’impianto, dei quali 114 entro 200 metri. Tra questi vi sarebbero anche due edifici scolastici. Negli atti citati nella segnalazione si legge infatti che “nell’area oltre a ricettori residenziali e attività produttive-commerciali, sono presenti anche scuole, ricettori sensibili individuati con nn. 26 e 47, quali edifici scolastici”. Un elemento che, secondo il comitato, rende ancora più urgente chiarire la reale situazione ambientale nelle immediate vicinanze del depuratore.
Ravagnese, la denuncia dei cittadini: “l’aria e gli odori non sono mai stati misurati”
Il cuore della segnalazione riguarda proprio il monitoraggio dell’aria. La campagna civica sostiene di avere chiesto alle diverse amministrazioni competenti tutti i dati disponibili e di avere ricevuto risposte convergenti. Nel riscontro Arpacal prot. n. 31960 del 2 ottobre 2026, secondo quanto riportato nella documentazione trasmessa a StrettoWeb, i rapporti di prova, le misurazioni e la documentazione di monitoraggio dell’aria vengono definiti “atti che non risultano mai pervenuti né censiti nei nostri archivi”, con conseguente “impossibilità di procedere all’accesso alle informazioni richieste per mancata detenzione delle stesse”.
Anche la Città Metropolitana di Reggio Calabria, nel riscontro prot. n. 79357 del 21 settembre 2026, avrebbe comunicato di “non disporre di verbali di controllo di emissioni in atmosfera relativi al depuratore delle acque reflue urbane di Ravagnese”. Nello stesso documento, secondo quanto riportato dai residenti, l’ente precisa che l’impianto, “dimensionato per 120.000 A.E., è soggetto all’obbligo di autorizzazione alle emissioni ai sensi dell’art. 269, comma 1, del D.Lgs. 152/2006” e che l’esenzione prevista dall’articolo 272 non sarebbe applicabile “per le sue dimensioni (120.000 A.E.) e per la tipologia dei processi”.
Regione Calabria: “non risultano istanze di verifica di ottemperanza”
Un altro passaggio centrale riguarda la risposta della Regione Calabria. Nel riscontro prot. n. 783997 del 28 settembre 2026, sempre secondo gli atti citati dal comitato, la Regione avrebbe comunicato che “non risultano istanze di avvio di verifica di ottemperanza alle condizioni ambientali del provvedimento in oggetto, da parte del Proponente”. La Regione avrebbe inoltre specificato che i dati provenienti dalla rete regionale di monitoraggio “non costituiscono, di per sé, dati di monitoraggio specificamente riferiti alle immediate vicinanze dell’impianto di depurazione di Ravagnese né sostituiscono eventuali campagne di monitoraggio puntuale delle emissioni o degli impatti odorigeni”. Un passaggio particolarmente rilevante perché distingue chiaramente i dati generali sulla qualità dell’aria da quelli che servirebbero per valutare gli effetti specifici dell’impianto di Ravagnese.
“L’obbligo di monitoraggio esiste, ma il procedimento non è stato avviato”
La questione si fa ancora più complessa nel secondo riscontro della Regione Calabria, datato 6 ottobre 2026 e protocollato con il numero 811258. Secondo quanto riportato dai cittadini, la Regione afferma che la prescrizione relativa agli odori “configura, pertanto, un obbligo di esercizio e monitoraggio posto a carico del gestore, la cui verifica di ottemperanza è stata attribuita ad ARPACAL”. Lo stesso atto, però, aggiungerebbe che “ad oggi, non risulta avviato il procedimento di verifica di ottemperanza riferito alle condizioni ambientali”.
La Regione avrebbe inoltre chiarito di non avere “una generale funzione di impulso sostitutivo” e di non poter intervenire “in luogo del soggetto individuato”. Da qui, secondo la ricostruzione di “Aria Fuori Legge”, nascerebbe quello che i cittadini definiscono un vero e proprio stallo amministrativo. Da una parte esisterebbe un obbligo di monitoraggio a carico del gestore, dall’altra la verifica sarebbe attribuita ad Arpacal, ma il procedimento di ottemperanza non risulterebbe ancora avviato.
I limiti autorizzativi: idrogeno solforato, ammoniaca, polveri e odori
La campagna civica richiama anche una nota della Città Metropolitana di Reggio Calabria, prot. n. 60234 del 24 luglio 2023, nella quale sarebbero indicati specifici limiti emissivi. Tra questi vengono citati idrogeno solforato pari a 1 milligrammo per metro cubo, ammoniaca 5, polveri 10, composti organici volatili 40 milligrammi per metro cubo e odori pari a 300 unità odorimetriche per metro cubo.
Il punto sollevato dai residenti è netto: se esistono valori limite da rispettare, occorre verificare attraverso misurazioni effettive se tali parametri vengano rispettati. La loro contestazione non riguarda quindi soltanto la presenza di odori avvertiti nel quartiere, ma soprattutto la mancanza, a loro dire, di dati strumentali specifici che consentano di fotografare scientificamente la situazione.
Odori vicino alle abitazioni: cosa prevede la relazione tecnica
Secondo la documentazione citata dalla campagna civica, è lo stesso progetto a prendere in considerazione la possibilità di un impatto odorigeno sulle aree circostanti. La relazione tecnica stimerebbe, in alcuni punti in direzione delle abitazioni poste a ovest dell’impianto, valori fino a circa 5,6 unità odorimetriche per metro cubo. Per il comitato si tratta di un elemento che rende ancora più importante passare dalle stime modellistiche alle misurazioni sul campo. I cittadini chiedono pertanto che vengano effettuate determinazioni olfattometriche secondo la normativa tecnica di settore, insieme alle analisi chimiche dei principali composti associati ai processi di depurazione.
Il nodo del bioaerosol
Uno dei temi più delicati sollevati dalla segnalazione riguarda il bioaerosol, cioè l’insieme delle particelle biologiche che possono essere disperse nell’aria. I cittadini chiedono che vengano ricercati e quantificati eventuali batteri, funghi, endotossine e altri microrganismi associabili alle attività di trattamento dei reflui, soprattutto considerando che alcune sezioni dell’impianto sono a cielo aperto. La campagna civica sottolinea che, nella documentazione a sua disposizione, questo aspetto non risulterebbe essere stato analizzato attraverso campagne di monitoraggio dedicate.
Negli atti di progetto, inoltre, viene richiamata la precedente dismissione dei letti di essiccamento dei fanghi “per le implicazioni ambientali che scaturiscono dall’esposizione del fango in atmosfera”. Per i residenti, proprio questo passaggio dimostrerebbe la necessità di approfondire con strumenti scientifici anche il tema della componente biologica delle emissioni aerodisperse.
Il progetto riconosce il problema della fascia dei cento metri
Un altro capitolo riguarda la localizzazione del depuratore. Secondo i documenti citati nella lettera, gli stessi atti progettuali riconoscerebbero l’esistenza di criticità legate alla fascia di rispetto. Nel testo si legge infatti che “la dismissione del depuratore già esistente con conseguente delocalizzazione […] non rappresenta una soluzione percorribile non costituendo la migliore alternativa disponibile per la mitigazione dell’impatto ambientale, peraltro non priva di ricadute negative in termini di buon andamento ed economicità dell’azione amministrativa”.
Un altro passaggio recita: “l’oggettiva impossibilità di garantire il rispetto del vincolo di inedificabilità all’interno della suddetta fascia, realizzabile solo in caso di costruzione di nuovi depuratori, suggerisce un potenziamento delle misure protettive”. Secondo la segnalazione, il vincolo dei cento metri rimarrebbe dunque sostanzialmente invariato anche dopo il potenziamento. Da qui una delle principali domande poste dal comitato: se il sito presenta già oggi una criticità riconosciuta negli atti, perché si è deciso di potenziare l’impianto anziché procedere alla delocalizzazione?
La vecchia centralina di Ravagnese e i dati sull’ozono
C’è poi un elemento storico che i cittadini considerano particolarmente significativo. Secondo la documentazione richiamata nella segnalazione, tra il 2006 e il 2008 sarebbe stata attiva proprio in prossimità dell’impianto una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria identificata come “Reggio Calabria, Depuratore, Via Ravagnese”. Il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria, secondo quanto riportato dal gruppo, registrerebbe per quella stazione, relativamente all’ozono, 23 giorni di superamento del valore obiettivo nel 2007 e 89 nel 2008.
Dopo il 2008 la stazione risulterebbe dismessa e non sostituita nello stesso punto. È importante precisare che quei dati storici sull’ozono non dimostrano automaticamente un collegamento con le attività del depuratore, ma per i cittadini rappresentano comunque la prova che quell’area era stata in passato ritenuta meritevole di un monitoraggio specifico.
I cittadini: “non accusiamo nessuno, chiediamo soltanto che si misuri”
La posizione della campagna civica viene sintetizzata in un passaggio della lettera inviata a StrettoWeb. “Non accusiamo nessuno. Chiediamo una cosa semplice e di buon senso: che si misuri. Perché un dato che non viene mai rilevato non è un dato rassicurante: è un dato che manca, e intanto un intero quartiere, due scuole e un terminal aeroportuale restano esposti a ciò che nessuno ha mai pesato”. I residenti spiegano di avere già formalmente chiesto alle autorità competenti, a partire dal sindaco di Reggio Calabria nella sua funzione di autorità sanitaria locale, l’avvio di una campagna di analisi. La richiesta comprende monitoraggio degli odori, analisi delle principali sostanze chimiche connesse ai processi di depurazione e verifiche sul bioaerosol, sia in corrispondenza del perimetro dell’impianto sia presso le abitazioni più vicine.
Le domande rivolte alle istituzioni
La campagna “Aria Fuori Legge” chiede innanzitutto per quale motivo un impianto di queste dimensioni, collocato vicino a case e scuole, non sia stato finora sottoposto, secondo quanto emerge dalla documentazione raccolta, a un monitoraggio dedicato e continuativo dell’aria e degli odori. La seconda questione riguarda le responsabilità amministrative: chi avrebbe dovuto attivare i controlli e per quale motivo, fino ad oggi, il procedimento di verifica non risulterebbe partito.
I cittadini chiedono inoltre di sapere quando verranno effettuate le misurazioni, con quale calendario e con quali metodologie. Infine pongono il tema politico e urbanistico della delocalizzazione del depuratore di Ravagnese, chiedendo di chiarire perché questa ipotesi sia stata scartata e se il previsto aumento della capacità fino a 161.000 abitanti equivalenti sia compatibile con la presenza di abitazioni e ricettori sensibili nelle immediate vicinanze.
Ravagnese attende risposte
La segnalazione apre dunque una questione che non può essere ridotta alla sola percezione degli odori. Al centro ci sono atti amministrativi, obblighi di monitoraggio, autorizzazioni ambientali e richieste di accesso agli atti che, secondo il gruppo civico, restituiscono un quadro caratterizzato soprattutto da una carenza di dati puntuali. È proprio questo il punto sul quale i residenti chiedono una risposta concreta. Non una valutazione teorica, non una rassicurazione generica, ma misurazioni effettive, effettuate con strumenti e metodologie riconosciute, che consentano di stabilire cosa viene realmente respirato ogni giorno nelle aree intorno al depuratore di Ravagnese. La documentazione citata dalla campagna civica, fanno sapere i promotori, è a disposizione delle redazioni e delle istituzioni che vorranno approfondire il caso.


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