Reggina, Girasole spiega i motivi dell’addio: dietro l’amore, la verità viene a galla 

Domenico Girasole spiega i motivi dell'addio alla Reggina: dopo la sviolinata sull'amore per la maglia e la città, l'ex difensore amaranto spiega di essere stato ridimensionato dalla società che gli ha preferito altri giocatori (molto più forti) e ha deciso di giocare altrove

Domenico Girasole lascia la Reggina e si trasferisce al Campobasso. Lo avevamo anticipato nei giorni scorsi, nelle ultime ore è stato messo tutto nero su bianco. Il difensore reggino ha affidato ai social, come ormai consueto, il saluto finale alla Reggina e ai tifosi. Nella lunga lettera Instagram, Girasole ringrazia tutti, ma ‘dimentica’ le figure della nuova società. Un lapsus probabilmente volontario, visto un passaggio nel quale dà la sua versione dell’addio: “speravo e desideravo che questo momento non arrivasse mai ma purtroppo, a malincuore, non ci sono più i presupposti per continuare insieme. Nel calcio, così come nella vita, arrivano momenti in cui bisogna prendere delle decisioni che magari non vorresti prendere, ma che diventano inevitabili.

Ci tengo però a chiarire una cosa, non sono state le panchine né il poco utilizzo a portarmi a prendere questa decisione, perché nel calcio bisogna saper accettare le scelte tecniche, i momenti difficili e anche le situazioni in cui si gioca meno di quanto si vorrebbe. Ma quando viene sminuito il tuo valore e non vieni considerato parte di un progetto prossimo è inevitabile fermarsi a riflettere e chiedersi cosa sia davvero meglio per il proprio futuro“.

La verità viene a galla, la spiega lo stesso Domenico Girasole. Dopo la sviolinata su amore per la maglia, per la città, per i tifosi, per la Reggina, tutto il sentimento provato eccetera, eccetera, il difensore la fa molto breve: è andato via per giocare. La Reggina gli ha preferito Lancini, Baldan, giocatori con maggiore esperienza, più affidabili, di un’altra categoria. Lo abbiamo scritto e detto più volte: è stata fatta una normale valutazione sul ragazzo, come su tanti suoi compagni della passata stagione che sono stati bocciati. Girasole non è stato sminuito, è stato ridimensionato al suo reale valore secondo le competenze di chi valuta la Serie A e non una Serie D a vivacchiare con Ballarino: è un buon panchinaro se si vuole puntare alla promozione, niente di più.

E lui, nonostante spieghi che il problema non è stato la panchina, afferma di essere stato ridimensionato nel suo valore. Quindi ha scelto il Campobasso dell’amico Praticò, l’unico che lo considerava di categoria superiore già dall’anno scorso, ma anche dai 2 anni prima, peccato che in 3 anni quella categoria superiore non sia mai arrivata e Girasole era in campo, titolarissimo. Quest’anno ha già giocato 4 partite segnando anche un gol con gli amaranto, numeri in linea con chi fa la panchina. Evidentemente, aveva ben altre ambizioni e quell’amore lo ha messo in secondo piano.

La lettera di Girasole

“A tutta la famiglia Reggina.

Scrivere queste parole non è semplice perché chi mi conosce davvero sa quanto siano stati difficili questi giorni per me.

Sono nato e cresciuto qui, in questa meravigliosa città e, prima ancora di poter immaginare di indossare questa maglia da calciatore, sono stato uno dei tanti bambini che sognavano la Reggina, che tifavano per questi colori e che sentivano questa squadra come qualcosa di proprio. Per me la Reggina non è mai stata soltanto una squadra di calcio. È stata parte della mia vita, della mia infanzia e della mia famiglia.

Ho avuto la fortuna e l’onore di poterla indossare per tre anni. Tre anni che porterò sempre dentro di me, perché vivere da calciatore quello che vivevo da bambino è stato qualcosa di difficile da spiegare a parole. Sono tornato a Reggio nel momento più difficile della mia vita, un periodo dove avevo perso il sorriso e il calcio era passato in secondo piano, avevo da poco perso mio padre e la mia famiglia stava attraversando un periodo difficile.

Mio padre era un grande tifoso della Reggina e so quanto sarebbe stato felice e orgoglioso di vedermi nuovamente con questa maglia addosso. Per questo, tornare qui ha avuto per me un significato ancora più profondo. In qualche modo, attraverso questa maglia, ho sentito di condividere con lui qualcosa che ci ha sempre uniti.

C’è un pensiero che porto con me e che forse più di ogni altra cosa rende speciale questo percorso, aver avuto la fortuna di condividere il campo con mio fratello, realizzando il sogno più grande di nostro padre, vederci insieme con la maglia della Reggina l’uno di fianco all’altro.

Al mio arrivo sono state dette tante cose su di me e sulla mia famiglia. Non è stato sempre facile, ma ho scelto di non rispondere con le parole. Ho cercato di farlo ogni giorno sul campo, dando tutto me stesso, con il massimo impegno e con il rispetto per questa maglia. Ho cercato di farmi apprezzare per quello che ho dato, per i sacrifici fatti e per la persona che sono, dentro e fuori dal campo…

Ed è proprio per questo che oggi scrivere che le nostre strade devono dividersi mi fa ancora più male. Speravo e desideravo che questo momento non arrivasse mai ma purtroppo, a malincuore, non ci sono più i presupposti per continuare insieme. Nel calcio, così come nella vita, arrivano momenti in cui bisogna prendere delle decisioni che magari non vorresti prendere, ma che diventano inevitabili.

Ci tengo però a chiarire una cosa, non sono state le panchine né il poco utilizzo a portarmi a prendere questa decisione, perché nel calcio bisogna saper accettare le scelte tecniche, i momenti difficili e anche le situazioni in cui si gioca meno di quanto si vorrebbe.

Ma quando viene sminuito il tuo valore e non vieni considerato parte di un progetto prossimo è inevitabile fermarsi a riflettere e chiedersi cosa sia davvero meglio per il proprio futuro.

Me ne vado con dispiacere, ma soprattutto con gratitudine. Gratitudine verso tutte le persone che hanno lavorato al mio fianco, verso i miei compagni avuti nel corso degli anni, con i quali ho condiviso tanto, verso tutti i mister, verso chi lavora dietro le quinte, ma è il motore di questa meravigliosa famiglia, dottore, fisioterapisti, magazzinieri, segreteria, autista, addetti stampa e fotografi.

Gratitudine verso voi tifosi. Grazie per avermi fatto sentire uno di voi. Grazie per l’affetto, per il sostegno e anche per le emozioni che solo questa maglia e questa città sanno regalare. Essere reggino, per me, non finirà con questo saluto. Perché questa è casa mia. E la Reggina resterà sempre una parte di me, indipendentemente da quello che accadrà domani.

Spero di aver onorato questi colori e di aver lasciato qualcosa di buono nel cuore di chi mi ha visto indossarli. Oggi ci salutiamo, ma non sarà mai un addio. Grazie Reggina. Grazie Reggio. Grazie a tutti voi.

Con affetto

Domenico Girasole“.