Si riaccende lo scontro attorno al nome del PSDI e al simbolo storico del Sole nascente, uno dei contrassegni più riconoscibili della tradizione socialdemocratica italiana. Con una lunga nota, il Partito Socialista Democratico Italiano che fa capo al segretario nazionale Paolo Preti, rappresentato in Sicilia da Antonio Matasso, interviene nuovamente sulla controversia relativa alla rappresentanza del partito, all’utilizzo della denominazione e all’impiego del contrassegno. Il punto centrale della presa di posizione riguarda proprio la titolarità politica e organizzativa del PSDI. La nota contesta le iniziative portate avanti da soggetti che, secondo la direzione facente capo a Preti, non avrebbero titolo per utilizzare nome e simboli del partito o per presentare congressi e incarichi come espressione ufficiale della storica formazione socialdemocratica.
La questione ha anche una dimensione giudiziaria. Il Tribunale di Milano, con ordinanza cautelare del 28 luglio 2026, ha disposto nei confronti di Mario Calì la cessazione dell’utilizzo del nome, del simbolo e degli altri segni distintivi del PSDI nei termini oggetto di quel procedimento, rilevandone in quella fase la carenza di legittimazione come rappresentante del partito. Si tratta però di un provvedimento cautelare e non di una sentenza definitiva di merito. Un ulteriore procedimento cautelare è stato affrontato anche a Roma nell’ambito della contrapposizione tra le diverse componenti che rivendicano la continuità del PSDI.
PSDI, Preti e Matasso: “la storia della socialdemocrazia italiana merita rispetto”
La nota si apre con un richiamo diretto alla storia della socialdemocrazia italiana e al valore politico e simbolico di una tradizione che attraversa gran parte del Novecento. “La storia della socialdemocrazia italiana merita rispetto. Lo meritano i militanti, gli elettori e quanti riconoscono nel Sole nascente una tradizione di libertà, giustizia sociale ed autonomia socialista. Nessuno può appropriarsi di questo patrimonio attraverso autoproclamazioni, sigle sovrapposte e congressi presentati come appartenenti ad un partito che non si è legittimati a rappresentare”. A sottolinearlo è il Partito Socialista Democratico Italiano rappresentato a livello centrale dall’architetto Paolo Preti, indicato sul sito nazionale della formazione come segretario nazionale, e in Sicilia dal professor avvocato Antonio Matasso, segretario regionale del PSDI isolano. Il ruolo di Preti viene ricondotto dal sito del partito al congresso nazionale del 24 maggio 2025, documentazione successivamente richiamata anche nell’ordinanza cautelare del Tribunale di Milano.
La battaglia sul simbolo del Sole nascente e sull’utilizzo del nome PSDI
Il cuore della controversia riguarda l’utilizzo della denominazione Partito Socialista Democratico Italiano, della sigla PSDI e del Sole nascente, con diverse componenti che negli ultimi mesi hanno rivendicato la continuità con la storica formazione politica. La segreteria facente capo a Preti aveva già diffuso nel marzo 2026 una comunicazione ufficiale nella quale sosteneva che soltanto gli organi e i soggetti da essa autorizzati potessero utilizzare nome e simbolo del PSDI. Si tratta della posizione ufficiale di quella componente del partito, inserita all’interno di una controversia che ha poi dato luogo a diversi procedimenti giudiziari.
Nel nuovo intervento si legge: “la dichiarazione ufficiale dei socialdemocratici di Saragat interviene sulle iniziative promosse da soggetti estranei agli organi legittimi del Partito mediante l’utilizzo della sua denominazione e del suo contrassegno, seppur alterato”. Una presa di posizione che punta quindi a delimitare con nettezza ciò che la direzione di Preti considera riconducibile alla struttura ufficiale del PSDI da ciò che ritiene invece estraneo ai propri organi.
Le ordinanze di Milano e Roma al centro dello scontro sulla rappresentanza
Uno dei passaggi più rilevanti della nota riguarda i procedimenti giudiziari che hanno interessato la controversia. I dirigenti del PSDI guidato da Preti sostengono che “le pronunce cautelari intervenute a Milano, Roma e Crotone abbiano fornito indicazioni convergenti sulla legittimazione di Paolo Preti e sull’infondatezza delle contrapposte pretese. A Milano è stata ordinata la cessazione dell’uso illegittimo del nome e dei segni distintivi del Psdi; a Roma sono state respinte le domande avanzate contro il segretario nazionale Preti, con una condanna anche per lite temeraria. Sono provvedimenti – prosegue la nota del Psdi – da rispettare nella loro intera portata, che non possono essere ignorati da soggetti che, senza titolo, continuano a presentarsi pubblicamente come rappresentanti del nostro Partito”.
Sul piano documentale, l’ordinanza cautelare di Milano del 28 luglio 2026 ha effettivamente affrontato il tema dell’utilizzo del nome e dei segni distintivi del PSDI e, in quella fase processuale, ha ritenuto Mario Calì carente di legittimazione quale rappresentante del partito, ordinando la cessazione dell’uso dei relativi segni nei termini oggetto del ricorso. È importante, tuttavia, precisare che si tratta di una pronuncia cautelare e provvisoria, suscettibile degli ulteriori sviluppi previsti dall’ordinamento. Anche a Roma è stata affrontata in sede cautelare la disputa, questa volta a seguito di un ricorso presentato dalla componente riconducibile a Mario Calì contro Preti. La controversia riguardava ancora una volta la rivendicazione della titolarità del nome e del simbolo del PSDI.
Il PSDI rivendica la continuità con Giuseppe Saragat e Palazzo Barberini
La questione non viene presentata soltanto in termini giuridici. Il gruppo dirigente che fa capo a Paolo Preti richiama infatti la continuità storica e politica con la formazione nata nel 1947 dopo la scissione di Palazzo Barberini, legata alla figura di Giuseppe Saragat e alla tradizione del socialismo democratico e riformista. Il PSDI guidato da Preti rivendica la continuità giuridica, storica e morale della formazione nata nel 1947 a Palazzo Barberini per iniziativa di Saragat e di altri protagonisti della corrente socialista democratica.
“La continuità della sua rappresentanza – ribadiscono dal Sole nascente – trova riscontro nella successione degli organi richiamata nei procedimenti giudiziari. L’eredità politica turatiana e saragattiana vive nell’impegno per una sinistra libera, democratica, europeista e autonoma da ogni totalitarismo”. La ricostruzione pubblicata dal sito del PSDI guidato da Preti collega la fase organizzativa recente a una sequenza di atti che passa dalla sentenza del Tribunale di Roma del 2011 all’assemblea del 2022 e al congresso del 24 maggio 2025, nel quale Preti viene indicato come eletto segretario nazionale. Anche su questo punto il sito precisa che tali passaggi vanno letti nei limiti della documentazione richiamata nei procedimenti giudiziari successivi.
Il Sole nascente, da Turati e Matteotti alla tradizione socialdemocratica
Particolarmente significativo è il riferimento al Sole nascente, il simbolo attorno al quale si concentra una parte rilevante della controversia. La nota richiama infatti una storia precedente alla stessa fondazione del PSDI del 1947 e collega il contrassegno all’esperienza del Partito Socialista Unitario di Filippo Turati e Giacomo Matteotti. I socialdemocratici sottolineano come “il Sole nascente custodisca una storia ancora più antica: comparve sulle schede elettorali del 1924 come simbolo del Partito Socialista Unitario di Filippo Turati e Giacomo Matteotti. È un emblema che richiama il sacrificio antifascista e la dignità del socialismo riformista. Difenderne la titolarità significa tutelare anche il diritto degli elettori a riconoscere con chiarezza il soggetto politico per il quale viene chiesto il consenso”.
La contestazione dei “sedicenti congressi” e degli incarichi autoattribuiti
La presa di posizione diventa particolarmente dura quando affronta il tema delle iniziative organizzative attribuite alle componenti concorrenti. Secondo la nota, “sedicenti congressi, incarichi autoattribuiti ed iniziative organizzate da chi non è legittimato a rappresentare il Psdi non possono impegnare il Partito, determinarne gli organi o sostituirsi alle sue deliberazioni. Ogni eventuale ulteriore violazione dei provvedimenti giudiziari sarà sottoposta alle sedi competenti, insieme alle conseguenti responsabilità”. Si tratta della posizione della componente guidata da Preti e, proprio per la natura ancora controversa della questione, le espressioni relative alla legittimazione delle altre componenti vanno lette come rivendicazioni della parte che ha diffuso il comunicato, mentre la portata giuridica definitiva delle controversie dipenderà dagli eventuali successivi pronunciamenti dei tribunali.
Antonio Matasso e il rilancio del PSDI in Sicilia
Nella vicenda assume un ruolo importante anche la Sicilia, dove il PSDI che fa capo a Preti è rappresentato da Antonio Matasso. Nelle scorse settimane il Partito Socialista Siciliano ha annunciato un patto federativo con il PSDI guidato da Paolo Preti, indicando Matasso come segretario regionale del PSDI e responsabile in Sicilia del simbolo del Sole nascente nell’ambito di quell’intesa politica. L’accordo si inserisce nel tentativo di riorganizzazione dell’area socialista, socialdemocratica e riformista isolana e offre alla disputa nazionale sul simbolo anche una dimensione regionale. Il PSDI in Sicilia, dunque, punta a consolidare una propria presenza organizzativa mentre parallelamente prosegue a livello nazionale il confronto sulla rappresentanza del partito e sull’utilizzo dei suoi segni distintivi.
PSDI: “siamo la casa madre della socialdemocrazia italiana”
La parte conclusiva della nota assume un tono fortemente politico e polemico. Il PSDI guidato a livello nazionale da Paolo Preti e in Sicilia da Antonio Matasso rivendica di essere “la casa madre della socialdemocrazia italiana: aperta al confronto, all’incontro tra i riformisti ed al contributo di quanti intendono proseguire questa storia con serietà. Le imitazioni e le operazioni di confusione non ne modificano l’identità. Agli elettori ci presenteremo non solo con documenti e dati oggettivi, ma anche con chiarezza ed iniziativa politica, che contrapporremo ai mezzucci degli emuli di Wanna Marchi. Perché tutti possano distinguere l’originale dalle patacche: il rispetto della nostra storia comincia dalla verità su chi ha titolo a rappresentarla e a difenderla dai falsari”.


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