Polonia nel caos, è scontro sulla Corte costituzionale: accuse di “colpo di Stato”, polizia schierata e il Presidente torna d’urgenza a Varsavia

Crisi istituzionale senza precedenti a Varsavia dopo l'annunciata sospensione del presidente della Corte costituzionale. Il tribunale contesta la decisione e denuncia un "colpo di Stato", mentre i sostenitori dell'opposizione protestano davanti alla sede presidiata dalla polizia

Alta tensione in Polonia, dove una gravissima crisi istituzionale ha investito la Corte costituzionale, provocando accuse di “colpo di Stato“, proteste di piazza e l’intervento della polizia in tenuta antisommossa. La situazione è precipitata nella serata odierna, quando è stata annunciata la sospensione dalle funzioni del presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Święczkowski, al centro di un lungo braccio di ferro tra il governo centrista del premier Donald Tusk e l’opposizione nazional-conservatrice di Diritto e Giustizia (PiS).

La gravità dello scontro ha spinto il presidente della Repubblica Karol Nawrocki, esponente dell’area nazionalista, a interrompere il volo verso il Senegal, dove era diretto per una visita ufficiale, e a fare immediatamente ritorno a Varsavia. Una decisione che testimonia la delicatezza del momento politico, con le massime istituzioni polacche coinvolte in una disputa sulla legittimità dei vertici della giustizia costituzionale.

Polonia, polizia schierata alla Corte costituzionale: proteste e arresti a Varsavia

Decine di agenti in tenuta antisommossa sono stati schierati attorno alla sede della Corte costituzionale polacca, mentre numerosi sostenitori del partito nazional-conservatore PiS, attualmente all’opposizione, si sono radunati per contestare la sospensione del presidente del tribunale.

La mobilitazione si inserisce in una serie di proteste che da settimane vedono i sostenitori dell’opposizione schierati a difesa dei giudici costituzionali di cui l’attuale maggioranza contesta la permanenza ai vertici dell’istituzione. La polizia ha presidiato l’area impedendo l’accesso ai manifestanti e, secondo quanto riferito dalle autorità, tre persone sono state fermate dopo aver oltrepassato la recinzione del tribunale. Sono stati inoltre segnalati lanci di oggetti contro gli agenti.

Le forze dell’ordine hanno precisato di essere intervenute per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, smentendo le ricostruzioni secondo cui avrebbero fatto irruzione all’interno dell’edificio. L’operazione è avvenuta in un clima di fortissima tensione politica e istituzionale.

La sospensione del presidente Święczkowski e le accuse di colpo di Stato

La scintilla che ha fatto esplodere la crisi è stata la comunicazione della sospensione dalle funzioni del presidente Bogdan Święczkowski e del vicepresidente Bartłomiej Sochański. L’annuncio è stato pubblicato sul sito ufficiale del Tribunale costituzionale, sulla base di un provvedimento attribuito alla giudice Anna Korwin-Piotrowska, indicata come figura chiamata ad assumere temporaneamente la guida dell’istituzione.

La decisione è stata però immediatamente contestata dall’attuale vertice del tribunale. Attraverso il proprio profilo ufficiale su X, la Corte ha smentito la validità della sospensione, denunciando “un colpo di Stato” e sostenendo che Święczkowski e Sochański restano legittimamente in carica.

Secondo la posizione espressa dal tribunale, Anna Korwin-Piotrowska non avrebbe titolo per assumere la guida della Corte costituzionale, non avendo prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica. Da qui la contestazione della legittimità delle decisioni assunte e l’accusa, particolarmente grave, rivolta a chi avrebbe tentato di modificare i vertici dell’istituzione.

Si tratta di un’accusa formulata dai vertici contestati della Corte e dagli esponenti dell’opposizione, non di un colpo di Stato accertato dalle autorità giudiziarie. La disputa riguarda la legittimità delle nomine e dei provvedimenti adottati nei confronti dei responsabili del tribunale. Davanti alla sede della Corte, intanto, i manifestanti vicini al PiS hanno scandito slogan contro il presidente del Consiglio, gridando “Tusk traditore”.

Tusk difende la linea del Governo: “Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere”

Il premier Donald Tusk ha difeso la necessità di intervenire sulla giustizia costituzionale polacca, inserendo quanto sta accadendo nel più ampio processo di riforma delle istituzioni avviato dopo il ritorno al governo della coalizione centrista nel 2023.

“Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere”, ha dichiarato Tusk attraverso il proprio profilo X. “Dopo anni di illegalità sotto il PiS, è un percorso difficile, a volte doloroso, che richiede un’azione risoluta. Non c’è altra via”.

Il presidente del Consiglio polacco considera il rinnovamento degli organi giudiziari una priorità per superare le controversie sorte durante gli anni di governo della destra nazional-conservatrice, accusata dai suoi oppositori e dalle istituzioni europee di avere compromesso l’indipendenza della magistratura.

Di segno opposto la posizione del PiS, che denuncia invece un tentativo dell’attuale maggioranza di assumere il controllo politico della Corte costituzionale attraverso procedure ritenute illegittime.

Il ministro della Giustizia chiede la revoca dell’immunità ai vertici della Corte

A rendere ancora più delicata la situazione è intervenuta anche l’iniziativa del ministro della Giustizia e procuratore generale Waldemar Żurek, che ha annunciato in conferenza stampa di avere chiesto la revoca dell’immunità del presidente Święczkowski e del vicepresidente Sochański.

L’iniziativa è legata alle contestazioni relative al presunto impedimento dell’esercizio delle funzioni da parte di giudici nominati dall’attuale maggioranza parlamentare. Anche su questo fronte lo scontro riguarda dunque la legittimità delle nomine e il funzionamento della giustizia costituzionale.

Perché la Corte costituzionale divide la Polonia e l’Unione europea

La crisi esplosa a Varsavia affonda le proprie radici in un conflitto istituzionale che dura da anni. Durante il periodo di governo del PiS, tra il 2015 e il 2023, la Corte costituzionale polacca è stata al centro di ripetute controversie con le istituzioni dell’Unione europea, che hanno contestato l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura e l’eccessiva influenza del potere politico sulle nomine giudiziarie.

Il tribunale è diventato anche uno dei principali protagonisti dello scontro tra Varsavia e Bruxelles sul primato del diritto europeo, avendo ribadito in diverse occasioni la prevalenza di alcune disposizioni dell’ordinamento costituzionale polacco rispetto alle norme dell’Unione.

Dal suo ritorno al potere nel 2023, Donald Tusk, già presidente del Consiglio europeo, ha promesso di superare la crisi e ripristinare l’indipendenza delle istituzioni giudiziarie. Il percorso si è tuttavia scontrato con l’opposizione dei presidenti della Repubblica vicini al PiS.

In particolare, Karol Nawrocki ha rifiutato di ricevere il giuramento di tre giudici nominati dal Parlamento, mentre Święczkowski ha ostacolato l’insediamento di giudici designati dall’attuale maggioranza. Il risultato è una situazione di paralisi istituzionale che continua ad alimentare lo scontro tra governo, opposizione e Presidenza della Repubblica.

Il presidente Nawrocki rientra a Varsavia: crisi istituzionale ancora aperta

La decisione di Karol Nawrocki di interrompere il viaggio ufficiale in Senegal rappresenta uno degli sviluppi più significativi della giornata. Il capo dello Stato ha scelto di rientrare immediatamente a Varsavia mentre la situazione attorno al Tribunale costituzionale diventava sempre più tesa.

Lo scontro non riguarda soltanto la permanenza in carica del presidente della Corte, ma investe direttamente gli equilibri tra potere esecutivo, Presidenza della Repubblica e magistratura costituzionale.

La Polonia si trova così davanti a una nuova, delicata fase della propria crisi istituzionale. Da una parte il governo Tusk rivendica la necessità di ripristinare lo Stato di diritto, dall’altra il presidente Nawrocki e il PiS contestano le modalità dell’intervento, mentre i vertici del tribunale denunciano un tentativo illegittimo di destituzione.

Il nodo centrale resta la legittimità dei provvedimenti adottati nei confronti della Corte costituzionale. Il confronto rischia di prolungare la paralisi dell’istituzione, con ripercussioni sulla stabilità politica polacca e sui rapporti con l’Unione europea.