Roberto Occhiuto prova a spostare il baricentro del dibattito politico nel centrodestra e lo fa con una riflessione destinata ad alimentare il confronto all’interno della coalizione. Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, in un intervento pubblicato su Il Foglio, mette nero su bianco la propria idea di destra di governo: liberale, popolare, europeista e atlantica, capace di affrontare senza timori temi come immigrazione, giovani, diritti civili, fine vita, concorrenza, imprese, intelligenza artificiale ed Europa. Il punto di partenza è il fenomeno Roberto Vannacci, che Occhiuto non liquida né sottovaluta. Al contrario, gli riconosce di avere intercettato uno spazio politico reale, ma contesta l’idea che il centrodestra debba inseguirlo sul suo stesso terreno. “Roberto Vannacci ha avuto un’intuizione politica che sarebbe sciocco non riconoscere: ha visto uno spazio e lo ha occupato. Ha capito che esisteva, anche in Italia, una domanda di estrema destra, di destra radicale e sovranista, e ha costruito attorno a quella domanda un’offerta politica”. Per Occhiuto, però, la vera questione è un’altra: capire se il centrodestra di governo guidato da Giorgia Meloni, per restare competitivo e maggioritario, debba avvicinarsi ulteriormente alla destra radicale oppure recuperare e aggiornare la tradizione nata con Silvio Berlusconi.
“Il punto, però, non è stabilire se sia bravo a interpretare quello spazio. Il punto è capire se il centrodestra di governo guidato dalla bravissima Giorgia Meloni, per continuare a essere competitivo e maggioritario, debba diventare un po’ più simile a quella destra. Io penso che questa sia la domanda sbagliata. La domanda giusta è un’altra: che cosa deve fare il centrodestra tradizionale inventato dal presidente Silvio Berlusconi, quello che conosciamo dal ’94 sino ad oggi, per rinnovare una propria idea di futuro in modo abbastanza coraggioso da non vivere con l’ossessione di ciò che accade alla sua destra? La risposta, per me, passa da dieci punti, da dieci riflessioni. Tanti di questi temi li ho esposti nel mio libro “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzare”, edito da Piemme e da qualche giorno in libreria”, rimarca Occhiuto.
Occhiuto e il centrodestra senza estremismi: il messaggio a Forza Italia e alla coalizione
La linea politica proposta da Occhiuto è quella di una coalizione che non viva nell’ossessione di ciò che accade alla propria destra e che torni a costruire una propria agenda fondata su libertà, concorrenza, giovani, diritti civili, Europa, imprese e futuro. Il presidente calabrese mette insieme temi che storicamente appartengono a sensibilità differenti, ma che nella sua visione devono tornare dentro un’unica proposta politica liberale. Tra i passaggi centrali ci sono la richiesta di una gestione più rigorosa ma anche più realistica dell’immigrazione, la difesa della concorrenza contro le rendite di posizione, il sostegno a una destra nettamente europeista e atlantica, gli investimenti sui giovani al posto di nuove anticipazioni pensionistiche e l’apertura su diritti civili e fine vita.
Occhiuto sintetizza alcuni dei punti più significativi con formule molto nette: “meno clandestinità, più legalità. Meno sbarchi irregolari, più lavoratori che arrivano attraverso canali ordinati perché le nostre imprese ne hanno bisogno”. E ancora:“le categorie vanno ascoltate. Ma le leggi vanno scritte per i cittadini”. Sul piano internazionale, il messaggio è altrettanto esplicito: “credo in una destra che non ha ambiguità sulla Russia”. E sui diritti civili: “non possono più essere un tabù per un centrodestra moderno e di governo. E sul fine vita il legislatore deve avere il coraggio di intervenire”. Infine, uno dei passaggi più direttamente legati alla politica economica: “la stabilità del governo è un valore. La serietà dei conti pubblici è un valore. Ma per rendere l’Italia attrattiva non basta essere stabili: bisogna anche creare occasioni”.
Immigrazione, Occhiuto: più rimpatri ma anche più ingressi regolari
Il primo punto del decalogo riguarda l’immigrazione. Occhiuto distingue in maniera netta tra immigrazione regolare e irregolare e propone una linea fondata contemporaneamente su maggiore fermezza e maggiore capacità di programmare gli ingressi per lavoro: “essere seri sull’immigrazione significa cominciare da una distinzione elementare: un conto è l’immigrazione regolare, un altro è quella irregolare”. Da qui la richiesta di accelerare i rimpatri di chi non ha diritto a restare in Italia e di intervenire nei confronti di chi delinque senza titolo di soggiorno. “Chi non ha diritto di stare nel nostro Paese deve essere rimpatriato più velocemente. Chi delinque e non ha titolo per restare deve essere arrestato”. Occhiuto richiama poi la necessità di contrastare i trafficanti, presidiare le frontiere e rafforzare gli accordi di riammissione con i Paesi di origine, mettendo però in guardia da una gestione del tema ridotta agli slogan.
“Bisogna contrastare i trafficanti, presidiare le frontiere, rafforzare gli accordi di riammissione con i Paesi di origine. Ma bisogna avere anche l’onestà di dire che un rimpatrio non si fa con uno slogan: si fa se dall’altra parte esiste uno Stato disposto a riprendersi il proprio cittadino”, puntualizza Occhiuto. Parallelamente, il presidente calabrese sottolinea che l’Italia ha bisogno anche di immigrazione regolare, citando la programmazione del governo Meloni.“E contemporaneamente l’Italia ha bisogno di immigrazione regolare. Il governo Meloni lo ha riconosciuto programmando quasi 500 mila ingressi per lavoro nel triennio 2026-2028. Non è una contraddizione: è esattamente ciò che dovrebbe fare una destra di governo, una destra moderna e responsabile”, spiega.
La formula è chiara:“meno clandestinità, più legalità. Meno sbarchi irregolari, più lavoratori che arrivano attraverso canali ordinati perché le nostre imprese ne hanno bisogno”. Occhiuto chiama poi direttamente in causa l’Europa, chiedendo più Frontex, più accordi con i Paesi di origine e maggiori investimenti nel Mediterraneo.“E poi serve l’Europa. Più Frontex, più accordi Ue con i Paesi di origine, più investimenti sulla sponda sud del Mediterraneo, più forza comune nella gestione dei confini. Pensare che l’Italia possa governare da sola un fenomeno continentale significa condannarsi all’impotenza”, aggiunge Occhiuto. La conclusione del primo punto è una delle frasi più nette dell’intero intervento: “l’immigrazione non va né negata né cavalcata: va governata.”
Concorrenza e rendite di posizione: il caso Calabria e la battaglia sugli Ncc
Il secondo capitolo riguarda la concorrenza e il contrasto alle rendite di posizione. Per Occhiuto, ogni protezione artificiale di una categoria ha un costo che finisce per essere pagato da qualcun altro. “La concorrenza non è una parola da convegno. E’ una cosa molto semplice: significa ricordarsi che quando una categoria viene protetta artificialmente qualcun altro, dalla parte opposta, paga quella protezione”, prosegue Occhiuto.
Il presidente richiama direttamente l’esperienza della Calabria, citando la battaglia sul trasporto pubblico e sugli Ncc:“in Calabria abbiamo combattuto una battaglia sul trasporto pubblico con una linea arrivando fino alla Corte costituzionale. Abbiamo sostenuto l’apertura del mercato degli Ncc, favorito l’ingresso di servizi innovativi, sfidato regole che rendevano più difficile offrire un servizio adeguato ai cittadini”.
Occhiuto sottolinea poi l’esito del confronto istituzionale:“la Corte costituzionale ci ha dato ragione, dando torto al governo nazionale della mia stessa parte politica, anche contro il vincolo assurdo dei venti minuti imposto agli Ncc”. Da questo episodio, il presidente calabrese ricava un principio più generale, esteso ai taxi, alla sanità e al lavoro.“Il principio che ne ricavo è generale: quando si riforma il mercato dei taxi, bisogna pensare anche a chi aspetta il taxi, non soltanto a chi lo guida. Quando si riforma la sanità, bisogna pensare prima al paziente che aspetta una visita e poi alla corporazione che difende lo status quo. Quando si riforma il lavoro, bisogna guardare anche al giovane che cerca di entrare e non soltanto a chi è già protetto”, puntualizza Occhiuto. Da qui la conclusione:“le categorie vanno ascoltate. Ma le leggi vanno scritte per i cittadini”.
Una destra liberale, europeista e atlantica senza ambiguità sulla Russia
Il terzo pilastro del decalogo riguarda la collocazione internazionale e culturale del centrodestra. Occhiuto rivendica una precisa identità politica: liberale, popolare, europeista e atlantica.“Esistono in Europa esperienze politiche alle quali è possibile guardare e con le quali è necessario confrontarsi. Ma confrontarsi non significa necessariamente adottarle come modello”, afferma Occhiuto.
Poi la definizione della propria idea di destra:“io appartengo a un’altra cultura politica. Una cultura liberale, popolare, europeista, atlantica. Credo in una destra che considera l’Unione europea non un nemico dal quale liberarsi ma uno strumento da cambiare e rafforzare. Che considera la Nato una scelta strategica, non un impaccio. Che non ha ambiguità sulla Russia. Che sa che in un mondo fatto di potenze continentali l’Italia non diventa più sovrana isolandosi: diventa semplicemente più piccola”. Occhiuto non risparmia critiche all’Unione europea, ma respinge una linea genericamente anti-europeista:“l’Europa va criticata quando pretende di regolare tutto e decider troppo lentamente sulle grandi questioni. Ma la risposta non può essere meno Europa su tutto. Deve essere più Europa sulle cose grandi e meno Europa sulle cose piccole: più Europa sulla difesa, sull’immigrazione, sull’energia, sull’innovazione, sui capitali; meno burocrazia sui dettagli che possono gestire stati, regioni, imprese e cittadini”. La sintesi finale è“questa è un’altra destra. Non meno di destra: semplicemente diversa”.
Giovani e pensioni, la proposta della no tax area per gli under 35
Il quarto punto è dedicato ai giovani, con una presa di posizione netta rispetto all’utilizzo delle risorse pubbliche:“ogni euro pubblico ha un’alternativa. Un miliardo speso per una cosa è un miliardo che non può essere speso per un’altra. E per troppo tempo la politica italiana ha distribuito risorse riguardando soprattutto a chi era già dentro il sistema. Io vorrei rovesciare la prospettiva”. Occhiuto individua una delle criticità italiane nella difficoltà di valorizzare i giovani: “il grande problema italiano non è soltanto che nascono pochi giovani. E’ che quelli che abbiamo li paghiamo poco, li valorizziamo tardi e spesso li spingiamo ad andarsene. Abbiamo costruito il Paese che regola le retribuzioni per scatti di anzianità. Dovremmo costruire, invece, il Paese degli scatti di futuro, pagando meglio – tanto nel pubblico quanto nel privato – i giovani brillanti che portano valore aggiunto alla nostra società”.
La priorità, secondo il presidente della Regione Calabria, deve essere quella di rendere più facile l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro: “se ci sono risorse disponibili, discutiamo di come aumentare il primo stipendio, rendere conveniente assumere un giovane, aiutarlo a trovare una casa, permettergli di costruire un’impresa”. Da qui la proposta già avanzata da Occhiuto di una no tax area per gli under 35: “ho proposto una no tax area per gli under 35 proprio per questo: non un bonus, non un assegno, ma una scelta che renda il lavoro più conveniente e immediatamente visibile in busta paga. Tra spendere miliardi per anticipare ancora l’uscita dal lavoro e investirli sull’ingresso dei giovani nel lavoro esiste una differenza politica. Ed è una differenza sulla direzione verso cui vogliamo portare il Paese”.
Diritti civili e fine vita, Occhiuto apre il confronto nel centrodestra
Il quinto punto è probabilmente uno dei più politicamente significativi. Occhiuto sostiene che una destra liberale non possa limitare il concetto di libertà alle imprese o alle tasse, ma debba estenderlo anche alle scelte personali.“Una destra liberale non può occuparsi della libertà soltanto quando si parla di impresa, tasse o mercato. La libertà è un principio indivisibile e riguarda anche le scelte più intime della persona: gli affetti, la sessualità, il modo in cui ciascuno costruisce la propria vita e, quando ricorrono condizioni estreme e rigorosamente accertate, anche le decisioni sul proprio fine vita”. Occhiuto rivendica quindi una lettura liberale dei diritti civili.
“Difendere questi diritti non significa adottare una cultura politica altrui: significa essere coerenti con una cultura liberale che mette la persona al centro e considera lo Stato al suo servizio, non come un’autorità chiamata a disciplinare ogni scelta”. Il presidente calabrese sostiene che il centrodestra abbia lasciato per troppo tempo questi temi alla sinistra.“Per troppo tempo abbiamo abdicato alla sinistra temi dei quali oggi i ragazzi parlano con naturalezza e che vorrebbero fossero nelle agende di ogni forza politica. I diritti civili non possono più essere un tabù per un centrodestra moderno e di governo. E sul fine vita il legislatore deve avere il coraggio di intervenire, costruendo regole chiare e rigorose, con consenso informato, verifiche mediche, tempi e garanzie particolarmente stringenti per le persone fragili”, afferma Occhiuto.
Forza Italia, Occhiuto: “aprire a liberali, riformisti, cattolici, professionisti e giovani”
Il sesto punto riguarda direttamente Forza Italia e la necessità, secondo Occhiuto, di allargare il campo politico del partito e dell’intera coalizione:“esiste oggi un pezzo di Italia politicamente in cerca di casa. Ci sono liberali che vorrebbero un centrodestra più coraggioso. Riformisti che guardano con disagio alle alleanze del Partito democratico. Cattolici popolari rimasti senza un riferimento. Imprenditori, professionisti, amministratori, giovani delle grandi città che non vogliono una politica massimalista, né a destra né a sinistra”. La definizione usata è“sono, se vogliamo chiamarli così, tanti centri in cerca d’autore”. Per il vicesegretario azzurro, Forza Italia dovrebbe quindi tornare alla propria vocazione originaria:“Forza Italia dovrebbe tornare alla propria vocazione originaria: aprire. Coinvolgere. Far entrare persone che non hanno trascorso vent’anni nei corridoi dei partiti. Guardare al mondo civico, all’impresa, alle professioni, alle università, al riformismo. Forza Italia nacque rompendo gli steccati, non costruendoli. La sua funzione nel centrodestra non dovrebbe essere difendere un piccolo recinto moderato, ma allargare il perimetro della coalizione verso mondi che oggi non hanno una casa politica. Il centrodestra cresce se riesce ad attirare chi oggi sta fuori, non se continua soltanto a contendersi chi è già dentro.”
Imprese, infrastrutture e burocrazia: “non basta essere stabili”
Il settimo punto riguarda le imprese e la necessità di costruire un ambiente più favorevole agli investimenti. “Per anni abbiamo celebrato gli imprenditori italiani perché sono riusciti a crescere nonostante la burocrazia, nonostante l’energia cara, nonostante una giustizia civile lenta, nonostante autorizzazioni interminabili, nonostante infrastrutture insufficienti. Ma “nonostante tutto” non può essere una politica industriale. Anche perché, a dire il vero, le politiche industriali hanno poco a che fare con uno Stato liberale. Uno Stato liberale, semmai, fa politiche abilitanti: fa funzionare il mercato perché le imprese possano esserne protagoniste, e crescere in Italia, non nonostante l’Italia”, prosegue Occhiuto.
Poi il passaggio sulla stabilità politica:“la stabilità del governo è un valore. La serietà dei conti pubblici è un valore. Ma per rendere l’Italia attrattiva non basta essere stabili: bisogna anche creare occasioni”. Per Occhiuto, l’obiettivo deve essere quello di rendere l’Italia un Paese nel quale un’impresa internazionale abbia convenienza a investire: “un’impresa internazionale deve poter guardare al nostro Paese e pensare che qui conviene investire. Per le competenze che trova, per la velocità con cui ottiene un’autorizzazione, per l’energia che paga, per le infrastrutture che può utilizzare, per la certezza delle regole”. La ricetta non è semplicemente più Stato o meno Stato:“non abbiamo bisogno semplicemente di più Stato o di meno Stato. Abbiamo bisogno di un altro Stato: forte dove serve, leggero dove deve togliersi di mezzo; capace di costruire infrastrutture e far rispettare le regole, ma incapace di trasformare ogni autorizzazione in un percorso a ostacoli”.
Concorrenza anche nei partiti: Occhiuto contro la cooptazione
Il ragionamento sulla concorrenza viene esteso anche alla politica e alla vita interna dei partiti:“non ho mai capito perché chi considera salutare la concorrenza nell’economia debba poi considerare pericolosissima dentro un partito. Un partito nel quale tutti sono sempre d’accordo non è necessariamente un partito forte. Può essere semplicemente un partito nel quale nessuno ha interesse a mettere in discussione ciò che esiste”.
Per Occhiuto, la competizione interna non equivale a una guerra permanente:“competizione significa idee alternative, leadership che si confrontano, persone nuove che provano a emergere, dirigenti costretti a conquistarsi ogni giorno il proprio spazio invece di considerarlo una proprietà. Non significa trasformare un partito in una guerra permanente. Significa evitare che diventi una rendita.”
Il bersaglio è il meccanismo della cooptazione:“la politica italiana soffre da troppo tempo di cooptazione. Le classi dirigenti scelgono le classi dirigenti che verranno dopo, che a loro volta scelgono quelle successive. Alla fine cambia tutto fuori e resta tutto uguale dentro. Un movimento liberale dovrebbe avere il coraggio di rompere questo meccanismo.”
Intelligenza artificiale e transizione energetica: “Proteggere le persone non significa proteggerle dal futuro”
Nel nono punto Occhiuto affronta il tema del cambiamento tecnologico ed economico. La sua critica è rivolta sia al populismo di destra sia a quello di sinistra:“esiste un populismo di sinistra e ne esiste uno di destra. Cambiano i destinatari, ma il messaggio è spesso identico: il mondo fa paura, io ti proteggerò. Ti proteggerò dalla concorrenza. Dalla tecnologia. Dall’intelligenza artificiale. Dalla globalizzazione. Dall’impresa. Dal rischio. Dal cambiamento. E’ una promessa molto rassicurante e quasi sempre impossibile da mantenere”.
Secondo il presidente della Calabria, una politica liberale dovrebbe invece consentire alle persone di utilizzare il cambiamento anziché subirlo:“una politica liberale dovrebbe fare un’altra cosa: mettere le persone nelle condizioni di usare il cambiamento invece di subirlo. L’intelligenza artificiale aumenterà la produttività: facciamo in modo che sia accessibile anche alle piccole imprese.”
Lo stesso principio viene applicato alla transizione energetica, al lavoro e alla possibilità per chi fallisce di ripartire:“la transizione energetica cambierà l’industria: utilizziamola per attrarre investimenti. Il lavoro cambierà rapidamente: premiamo competenze e merito invece dell’anzianità automatica. Un imprenditore può fallire: costruiamo una società nella quale possa riprovare. La politica migliore non promette di congelare il mondo. Costruisce gli strumenti per starci dentro”.
Il messaggio finale di Occhiuto: “smettere di parlare soltanto di Vannacci”
L’ultimo punto del decalogo torna al tema dal quale l’intervento era partito. Per Occhiuto, la vera sfida del centrodestra non è inseguire Vannacci, imitarlo o cercare di sottrargli consensi.“Questa, alla fine, è la questione dei prossimi mesi. Se il centrodestra discuterà soltanto di come fermare Vannacci, di come imitarlo, di come inglobarlo, di come sottrargli un punto percentuale, avrà già perso qualcosa di più importante dei voti: avrà perso l’agenda. L’agenda dovrebbe essere un’altra. Meno tasse. Più riforme. Meno timidezza. Più coraggio. Meno rendite. Più concorrenza. Più opportunità. Una pubblica amministrazione che decide. Un’Italia che attragga investimenti. Più Europa sulle grandi sfide e meno burocrazia sulle piccole”, sottolinea Occhiuto.
Dentro questa agenda devono rientrare, secondo Occhiuto, anche una politica migratoria capace di distinguere tra irregolarità e ingressi legali e una nuova centralità dei giovani:“immigrazione irregolare contrastata con fermezza e immigrazione regolare collegata alle esigenze dell’economia. Giovani trattati non come una categoria da assistere ma come il principale investimento del Paese”. Occhiuto riconosce ancora una volta che Vannacci rappresenta una domanda reale nell’elettorato, ma respinge l’idea che la risposta debba essere l’imitazione:“Vannacci rappresenta una domanda politica reale. Far finta che non esista sarebbe un errore. Pensare che l’unico modo per rispondergli sia diventare come lui sarebbe un errore diverso, più grave”.
Il confronto, nella visione del presidente calabrese, deve dunque spostarsi su un terreno più ampio:“la discussione che conta non riguarda l’ex generale. Riguarda quale centrodestra vogliamo continuare a costruire: quale idea di Stato, quale rapporto con l’Europa, quale modello economico, quale atteggiamento verso il cambiamento”. Ed è proprio sulla capacità di governare, più che su quella di sommare consensi, che Occhiuto chiude la sua riflessione:“perché una coalizione può anche vincere mettendo insieme tutto e il contrario di tutto. Ma il giorno dopo deve governare”. La conclusione assume così il valore di una vera e propria indicazione politica per il futuro della coalizione:“ed è qui che si misura la differenza fondamentale: non basta costruire una coalizione capace di vincere. Bisogna costruire una coalizione capace di governare ciò che verrà dopo”.


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