Messina, il caso “intimidazioni” arriva in in consiglio comunale: confronto tra Scurria e Castelli

L’interrogazione del consigliere di minoranza Marcello Scurria porta in Aula il caso delle dichiarazioni del sindaco dopo il servizio sul parere regionale relativo alle liste di Sud chiama Nord

Il caso delle dichiarazioni del sindaco Federico Basile sulle presunte “intimidazioni” e sul dibattito relativo alle liste di Sud chiama Nord è approdato oggi in Consiglio comunale a Messina. A portare la questione all’attenzione dell’Aula è stato il consigliere comunale di minoranza Marcello Scurria, attraverso un’interrogazione con la quale è stato chiesto all’Amministrazione di chiarire il significato delle parole utilizzate dal primo cittadino dopo la pubblicazione di un servizio giornalistico relativo al parere giuridico sulle liste collegate a Sud chiama Nord e alle possibili conseguenze sulla precedente competizione elettorale.

A rispondere in Aula è stata il vicesindaco Laura Castelli, che ha difeso la posizione dell’Amministrazione e ha ridimensionato il caso sollevato dall’opposizione. La replica di Castelli è stata netta: “si sta facendo confusione, l’interrogazione è legittima ma forse potevamo sfruttare questo tempo per discutere di altro”. Il confronto si inserisce in un clima politico già particolarmente acceso tra il gruppo Scurria Sindaco e l’Amministrazione Basile, dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ricorso elettorale e sulla scelta del Comune di costituirsi in giudizio.

L’interrogazione di Marcello Scurria arriva in Consiglio comunale

Il punto centrale del question time riguarda le dichiarazioni pubblicate dal sindaco dopo l’emersione del contenuto del parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana relativo alla presentazione delle liste elettorali. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, il documento avrebbe espresso una valutazione secondo la quale Sud chiama Nord avrebbe dovuto raccogliere le firme per la presentazione di ulteriori 14 liste. È da questo passaggio che è ripartito il confronto politico su una vicenda che continua a produrre strascichi istituzionali. Scurria e gli altri firmatari dell’atto hanno chiesto all’Amministrazione di spiegare soprattutto il riferimento alle “intimidazioni”, utilizzato da Basile nella propria reazione pubblica.

Le parole di Basile finite al centro del question time

Nel comunicato diffuso dal sindaco dopo la pubblicazione del servizio, Basile aveva utilizzato una formula molto forte: “Forse il nostro leader Cateno De Luca sta “spaventando” troppe lobby e troppi vecchi santuari della politica regionale e nazionale. Andiamo avanti come abbiamo sempre fatto senza farci intimidire”. È proprio l’ultima parte della frase ad aver spinto il gruppo di opposizione a chiedere chiarimenti. Per Scurria e gli altri consiglieri firmatari, il riferimento al non lasciarsi “intimidire” richiede infatti una precisazione formale, soprattutto perché proveniente dal sindaco della città e diffuso attraverso canali riconducibili sia alla comunicazione politica sia a quella istituzionale.

Scurria chiede: quali sarebbero le intimidazioni?

L’interrogazione presentata ai sensi dell’articolo 24 del Regolamento punta quindi a capire se dietro le parole del sindaco vi siano episodi specifici. Il quesito politico e istituzionale è semplice: “a quali intimidazioni si riferiva Federico Basile?” La richiesta non si limita a chiedere un chiarimento semantico. I consiglieri sostengono infatti che, qualora vi siano stati episodi concreti riconducibili a comportamenti intimidatori, essi dovrebbero essere descritti e, se rilevanti sotto il profilo penale, eventualmente portati all’attenzione dell’Autorità giudiziaria. La questione assume quindi un peso che va oltre il linguaggio utilizzato in un comunicato.

Castelli replica: “si sta facendo confusione”

La risposta dell’Amministrazione è arrivata per bocca del vicesindaco Laura Castelli. Castelli ha respinto l’impostazione dell’interrogazione e ha contestato la lettura data dall’opposizione alle parole del sindaco. Il passaggio più significativo della replica è stato: “si sta facendo confusione, l’interrogazione è legittima ma forse potevamo sfruttare questo tempo per discutere di altro”. La posizione espressa in Aula è quindi quella di chi considera legittimo il diritto del consigliere a presentare il question time, ma ritiene che la vicenda sia stata sovraccaricata di significati che l’Amministrazione non riconosce.