Ventiquattro operatori giovanili provenienti da otto Paesi europei si sono ritrovati a Furnari, in provincia di Messina, per sperimentare nuove forme di inclusione attraverso l’arte e la creatività. Si è concluso il progetto formativo internazionale “Participatory Arts for Youth Work”, promosso dall’associazione giovanile messinese The Cave nell’ambito del programma Erasmus+, finanziato dalla Commissione Europea e approvato dall’Agenzia Italiana per la Gioventù. Il corso, iniziato sabato 17 ottobre, si è svolto nell’arco di sette giorni al Tindari Village Camping di Furnari, coinvolgendo partecipanti provenienti da Polonia, Spagna, Romania, Slovacchia, Slovenia, Turchia, Nord Macedonia e Italia. Al centro delle attività, l’utilizzo delle arti partecipative come strumento di apprendimento non formale, comunicazione e integrazione, con particolare attenzione ai giovani che incontrano difficoltà nell’esprimersi, nel relazionarsi con gli altri o nel sentirsi parte di un gruppo. L’iniziativa ha permesso agli operatori di confrontarsi su metodologie educative innovative e di sviluppare strumenti concreti da utilizzare successivamente nelle rispettive comunità.
Un progetto Erasmus+ per superare le barriere linguistiche e favorire la partecipazione
Il percorso formativo è nato dalla collaborazione tra l’associazione messinese The Cave e i partner internazionali coinvolti nel progetto, accomunati dalla necessità di affrontare alcune difficoltà ricorrenti nel lavoro con i giovani. Tra queste, le differenze linguistiche, i diversi livelli di fiducia personale, la formazione di sottogruppi e il rischio che alcuni partecipanti rimangano ai margini delle attività collettive. La formazione ha quindi puntato a rafforzare le competenze degli operatori giovanili nella gestione dei gruppi, nella costruzione di ambienti accoglienti e nella scelta di strumenti educativi capaci di valorizzare le caratteristiche individuali. L’obiettivo è stato quello di dimostrare come l’esperienza artistica, se inserita in un percorso educativo consapevole, possa offrire nuove opportunità di partecipazione anche a chi incontra ostacoli nella comunicazione tradizionale.
“Il progetto nasceva da difficoltà condivise con i nostri partner: coinvolgere giovani con lingue, bisogni e livelli di fiducia diversi, affrontare le dinamiche di sottogruppo e raggiungere chi tendeva a rimanere ai margini – spiegano i volontari dell’associazione “The Cave” – Volevamo rendere gli operatori più capaci di riconoscere queste situazioni e di costruire contesti accoglienti, nei quali ciascun giovane può esprimersi e contribuire senza timore di essere giudicato”.
Teatro, fotografia e narrazione visiva: sette giorni di laboratori a Furnari
Le attività formative sono state sviluppate attraverso un approccio basato sull’educazione non formale, privilegiando la sperimentazione diretta, la collaborazione e la riflessione sulle esperienze vissute. Durante i sette giorni trascorsi al Tindari Village Camping, i partecipanti hanno approfondito il rapporto tra creatività e responsabilità educativa, utilizzando linguaggi visivi, corporei, sonori, tattili e digitali. Tra gli strumenti sperimentati figurano il Photovoice, il teatro immagine e la narrazione visiva, metodologie che consentono di comunicare esperienze, idee ed emozioni attraverso modalità differenti dalla sola espressione verbale. Queste attività hanno permesso agli operatori di esplorare forme di partecipazione accessibili anche a persone che incontrano difficoltà linguistiche o comunicative, valorizzando il contributo di ciascuno all’interno del gruppo. Il confronto tra partecipanti provenienti da Paesi diversi ha inoltre favorito la costruzione di una base metodologica condivisa, utile per trasferire le esperienze realizzate a Furnari nei differenti contesti educativi di provenienza.
Inclusione e sicurezza nei gruppi: il ruolo degli operatori giovanili
Uno degli aspetti centrali del corso ha riguardato la capacità degli operatori di scegliere e adattare le metodologie educative in funzione delle caratteristiche del gruppo e degli obiettivi da raggiungere. L’utilizzo delle arti partecipative è stato affrontato non soltanto come occasione di espressione creativa, ma come attività che richiede un’attenta progettazione delle condizioni nelle quali si svolge. I partecipanti hanno quindi lavorato sull’organizzazione degli spazi, sulla gestione dei tempi, sulla definizione delle regole e sull’attribuzione dei ruoli, considerando questi elementi fondamentali per garantire un’esperienza rispettosa e inclusiva. Particolare attenzione è stata dedicata alla prevenzione degli stereotipi, degli squilibri di potere e delle situazioni nelle quali un giovane potrebbe sentirsi esposto personalmente senza averlo desiderato. Il progetto ha così collegato la sperimentazione artistica alla responsabilità educativa, evidenziando come la partecipazione autentica richieda strumenti adeguati e attenzione alle esigenze individuali.
“L’obiettivo formativo ha riguardato soprattutto la capacità di scegliere un metodo in funzione del gruppo e dello scopo educativo, comprenderne le condizioni di efficacia e adattarlo a contesti differenti – proseguono i giovani volontari – Nel lavoro svolto, setting, tempi, regole e ruoli sono diventati elementi da progettare consapevolmente, insieme alla prevenzione di stereotipi, squilibri di potere ed esposizioni personali indesiderate”.
Realizzato un toolkit con attività e strumenti educativi utilizzabili anche dopo il corso
Tra i risultati concreti dell’esperienza internazionale figura la realizzazione di un toolkit dedicato alle arti partecipative nel lavoro giovanile, pensato per raccogliere e rendere disponibili le metodologie sperimentate durante la formazione. Lo strumento contiene un repertorio di attività organizzate in schede operative, con indicazioni sulle modalità di svolgimento, sugli adattamenti necessari per favorire l’inclusione, sulle domande da utilizzare nei momenti di confronto conclusivo e sulle precauzioni da adottare per garantire la sicurezza dei partecipanti. L’obiettivo è consentire anche a operatori che non hanno preso parte direttamente al corso di conoscere e riproporre le esperienze formative sviluppate a Furnari. In questo modo, il progetto mira a produrre effetti che vadano oltre la settimana di attività, favorendo la diffusione delle metodologie nelle associazioni e nelle comunità rappresentate dai partecipanti.
“Le schede, con sequenze operative, adattamenti inclusivi, domande di debrief e indicazioni di sicurezza, sono diventate un riferimento comune per progettare e riproporre le attività”, aggiungono i membri dell’associazione The Cave.
Certificati Youthpass ai partecipanti e nuove competenze per le comunità
Il percorso si è concluso con il rilascio del certificato Youthpass a tutti i 24 operatori giovanili che hanno partecipato al corso. La certificazione rappresenta il riconoscimento dell’esperienza formativa maturata nell’ambito del progetto Erasmus+ e delle competenze sviluppate attraverso le attività di educazione non formale. Secondo i volontari di The Cave, l’iniziativa ha contribuito a rafforzare la consapevolezza dei partecipanti rispetto al proprio ruolo educativo, fornendo strumenti per riconoscere e affrontare le dinamiche che possono ostacolare l’inclusione dei giovani. Il confronto internazionale ha permesso inoltre di approfondire il significato concreto di principi come dignità, non discriminazione e valorizzazione delle differenze, collegandoli alle scelte metodologiche che gli operatori sono chiamati a compiere quotidianamente.
“Grazie a questa esperienza, i partecipanti hanno sviluppato una maggiore consapevolezza del ruolo educativo degli operatori nelle proprie comunità, acquisendo un linguaggio più preciso per spiegare come si costruiscono ambienti sicuri e rispettosi e perché dignità, non discriminazione e valorizzazione delle differenze richiedono scelte concrete di facilitazione”, concludono i volontari dell’associazione The Cave.
Con la conclusione di “Participatory Arts for Youth Work”, Furnari ha ospitato un’esperienza di cooperazione internazionale che ha messo al centro il ruolo dell’arte come strumento educativo e di partecipazione. Il progetto promosso dall’associazione messinese The Cave ha riunito operatori provenienti da otto Paesi, offrendo loro l’opportunità di sperimentare nuove metodologie, confrontarsi sulle difficoltà del lavoro giovanile e realizzare materiali utilizzabili anche successivamente. Il toolkit prodotto durante il corso e le competenze riconosciute attraverso gli Youthpass costituiscono i principali risultati di un’iniziativa che punta a rendere più accessibili e inclusivi i contesti educativi. Un percorso che conferma il valore della collaborazione europea e dell’educazione non formale nella costruzione di opportunità di crescita e partecipazione per le nuove generazioni.


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