Si apre un nuovo fronte politico e istituzionale a Messina attorno ai ricorsi elettorali pendenti davanti al Tar di Catania. I consiglieri comunali Marcello Scurria e Pippo Capurro contestano la decisione del Comune di stanziare complessivamente 12.919,04 euro per resistere nei giudizi relativi alla regolarità delle elezioni amministrative dello scorso maggio e chiedono le dimissioni del sindaco Federico Basile. Secondo quanto sostenuto dai consiglieri, il punto centrale riguarda la natura stessa dei ricorsi: a loro giudizio, questi non impugnerebbero atti del Comune di Messina, ma i verbali della Commissione Elettorale Circondariale, organo della Corte d’Appello già disciolto. I ricorsi sulle elezioni comunali di Messina sono effettivamente pendenti davanti al Tar di Catania e riguardano, tra gli altri aspetti, l’ammissione delle liste che hanno sostenuto Federico Basile; l’udienza è fissata per il 20 ottobre 2026.
Le delibere e lo stanziamento da 12.919 euro
Al centro della contestazione ci sono le delibere di Giunta n. 476 e n. 481 del 20 luglio 2026, attraverso le quali, secondo quanto riportato nella nota diffusa dai consiglieri, il Comune avrebbe stanziato 12.919,04 euro di denaro pubblico per costituirsi nei ricorsi davanti al Tar. Scurria e Capurro sostengono che l’interesse diretto alla difesa sarebbe riconducibile al sindaco e agli assessori, perché l’eventuale accoglimento dei ricorsi potrebbe incidere sulla validità delle cariche conseguenti al voto. I consiglieri affermano infatti che “il problema è che quei ricorsi non impugnano atti comunali, ma i verbali della Commissione Elettorale Circondariale, organo della Corte d’Appello già disciolto. L’unico interesse alla difesa è personale: è quello del Sindaco Basile e degli otto Assessori, il cui mandato sarebbe travolto dall’accoglimento dei ricorsi”.
La contestazione sulla seduta di Giunta del 20 luglio
Un altro punto sollevato dai consiglieri riguarda la presenza del sindaco durante la seduta di Giunta del 20 luglio. Secondo quanto riferito nella nota, la documentazione pubblicata nella sezione Amministrazione Trasparente mostrerebbe che Basile sarebbe stato presente durante l’esame di quattro delibere ordinarie e si sarebbe allontanato soltanto in occasione delle due deliberazioni riguardanti i ricorsi elettorali, per poi rientrare subito dopo. I consiglieri sostengono inoltre che non vi sarebbe stata una dichiarazione formale di astensione per conflitto di interessi. Nella loro ricostruzione, questo passaggio assumerebbe particolare rilevanza anche alla luce di un ulteriore elemento: la procura alle liti, secondo quanto riportato nel comunicato, sarebbe stata firmata personalmente dal sindaco già l’8 luglio, dunque undici giorni prima della deliberazione della Giunta.
Il tema della procura viene indicato dai consiglieri come uno degli elementi centrali della loro contestazione. Secondo Scurria e Capurro, la procura sarebbe stata sottoscritta dal primo cittadino in una fase antecedente rispetto alla decisione formale della Giunta di autorizzare la costituzione in giudizio. La nota aggiunge che, alla data odierna, “nessuno dei diretti interessati si è mai costituito personalmente al TAR: l’unica parte costituita è il Comune, che paga per difese altrui”.
Annunciata un’interrogazione consiliare
I tre esponenti hanno reso noto di avere depositato un’interrogazione consiliare a risposta immediata sulla vicenda. Secondo quanto riportato nella nota, l’atto verrà trasmesso alla Procura Regionale della Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Messina, affinché possano effettuare le valutazioni di rispettiva competenza. I consiglieri segnalano inoltre di avere formalmente richiesto il verbale della seduta di Giunta del 20 luglio e sostengono che, al momento della diffusione del comunicato, il documento non sarebbe stato ancora consegnato dalla Segretaria Generale.
L’attacco politico a Basile
Durante la conferenza stampa, i consiglieri hanno poi alzato ulteriormente il livello dello scontro politico, chiedendo esplicitamente le dimissioni del sindaco. “Chi ha firmato una procura a spese del Comune undici giorni prima ancora che la Giunta si riunisse, chi si è allontanato dall’aula riconoscendo implicitamente il proprio conflitto di interessi, chi non si è mai degnato di costituirsi personalmente a difesa di cariche che sono sue e solo sue — quella persona non ha più la credibilità morale e istituzionale per guidare questa città. Chiediamo a Basile di trarne le conseguenze e di dimettersi immediatamente”, sottolineano.
Una vicenda destinata ad avere ulteriori sviluppi
Il caso ruota quindi attorno a tre aspetti principali: lo stanziamento di denaro pubblico per la difesa del Comune nei ricorsi, le modalità con cui sarebbero state adottate le delibere di Giunta e la posizione del sindaco rispetto alla procura alle liti. Marcello, Scurria e Capurro chiedono che tutti questi elementi vengano chiariti e valutati nelle sedi competenti, mentre il contenzioso elettorale prosegue davanti al Tar di Catania. L’appuntamento del 20 ottobre rappresenterà un passaggio decisivo sul piano giudiziario, mentre sul fronte politico la richiesta di dimissioni rivolta a Federico Basile apre un nuovo capitolo dello scontro a Palazzo Zanca.


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