Meno male che la Borsa ha paura della destra. Lula vince in Brasile e i mercati tremano: perchè la vittoria della sinistra spaventa gli investitori

La rielezione del presidente progressista delude gli investitori: timori di un tonfo dell'Ibovespa, real sotto pressione e pesanti perdite nei mercati alternativi. Il caso brasiliano ribalta la narrazione secondo cui sarebbe la vittoria della destra a spaventare la finanza

La narrazione secondo cui i mercati finanziari avrebbero paura della destra e guarderebbero invece con favore alle vittorie elettorali della sinistra si scontra con quanto sta accadendo in Brasile. La sorprendente rielezione del presidente progressista Luiz Inacio Lula da Silva, vincitore del ballottaggio contro Flavio Bolsonaro, ha deluso profondamente gli investitori, alimentando una forte ondata di vendite e il timore di un vero e proprio tracollo della Borsa brasiliana. È un caso emblematico che mette in discussione una delle rappresentazioni più ricorrenti del rapporto tra politica ed economia: non è affatto vero che i mercati temano necessariamente una vittoria della destra e accolgano positivamente quella della sinistra.

Brasile, la vittoria di Lula delude gli investitori: mercati in allarme

Il risultato delle elezioni presidenziali brasiliane ha colto di sorpresa gli operatori finanziari, che dopo il primo turno, concluso con Flávio Bolsonaro davanti al presidente uscente, avevano evidentemente preso in considerazione uno scenario politico differente. La conferma di Lula alla guida del Paese ha invece provocato una reazione negativa, con gli investitori preoccupati per le prospettive economiche del Brasile e per le scelte che il governo progressista potrebbe adottare nei prossimi anni.

Secondo Bloomberg, i primi segnali indicano il rischio di una pesante caduta dei corsi azionari, a cominciare dall’indice Ibovespa della Borsa di San Paolo, e di un significativo indebolimento del real brasiliano rispetto al dollaro statunitense.

Una reazione che ribalta la convinzione secondo cui una vittoria della sinistra rappresenterebbe automaticamente una garanzia di stabilità per gli investitori. In Brasile, al contrario, la conferma del presidente progressista viene interpretata da una parte significativa degli operatori come un fattore di rischio, mentre la prospettiva di una vittoria dello sfidante di destra non aveva provocato gli stessi timori.

Tonfo dei titoli brasiliani: ETF in Giappone a -16% e real sotto pressione

I segnali più preoccupanti arrivano dai mercati che hanno già reagito al risultato elettorale. Un ETF collegato alle azioni brasiliane ha registrato in Giappone un crollo del 16%, la performance peggiore dal 2020. Un dato che evidenzia la portata delle preoccupazioni degli investitori internazionali dopo la vittoria di Lula.

La pressione riguarda anche la moneta nazionale. Un contratto derivato indica un possibile cambio del real a 5,55 per dollaro. Pur non rappresentando una quotazione diretta del mercato valutario, questo livello implicherebbe una svalutazione superiore al 10% rispetto alle quotazioni di venerdì scorso.

La combinazione tra il calo delle azioni e il possibile deprezzamento della valuta segnala una perdita di fiducia nelle prospettive economiche del Paese. Gli investitori temono che la nuova fase politica possa aggravare squilibri finanziari già rilevanti e rendere più complicato il percorso di stabilizzazione dell’economia brasiliana.

Borsa brasiliana, segnalato un crollo del 17%: forti perdite anche nei mercati alternativi

Le indicazioni diffuse sui mercati alternativi descrivono uno scenario particolarmente pesante. In attesa di riscontri completi dalle contrattazioni ufficiali, i cosiddetti mercati perpetui, o perp, attivi ventiquattr’ore su ventiquattro, mostrano movimenti estremamente negativi su diversi strumenti finanziari.

Tra le variazioni segnalate figurano EWZ, collegato all’MSCI Brazil, in calo del 29,4%, MRNI (Moderna) a -11,6%, MELI (MercadoLibre) a -9,6% e MINIMAX (AI) a -6,52%. Si tratta di indicazioni provenienti da strumenti e mercati differenti, che non possono essere automaticamente equiparate alle variazioni delle rispettive quotazioni ufficiali.

Le informazioni diffuse riferiscono inoltre di un crollo del 17% della Borsa brasiliana all’indomani della vittoria di Lula, accompagnato dall’attivazione del meccanismo di interruzione automatica delle contrattazioni, previsto per limitare gli effetti di oscillazioni eccessive. Secondo tali segnalazioni, sarebbe la prima attivazione del dispositivo dal marzo 2020, durante la pandemia di coronavirus.

Perché gli investitori temono Lula: debito pubblico, deficit e austerità

Dietro la reazione negativa non ci sono soltanto considerazioni politiche. Gli investitori individuano due principali elementi di incertezza. Il primo riguarda il rischio di una crisi politica prolungata, legata alla contestazione del risultato elettorale da parte del candidato sconfitto Flávio Bolsonaro, che ha chiesto l’annullamento del voto.

Il secondo, considerato particolarmente rilevante dal mondo finanziario, riguarda la politica economica di Lula. Gli operatori temono infatti che il presidente rieletto non sia disposto ad adottare quelle misure di austerità ritenute necessarie per correggere gli squilibri della finanza pubblica e favorire una riduzione dei tassi d’interesse.

A rendere particolarmente delicato il quadro sono i conti dello Stato brasiliano. Il debito pubblico ha raggiunto l’82,9% ad agosto, il livello più elevato degli ultimi cinque anni, mentre a giugno il disavanzo pubblico aveva sfiorato il 10%, avvicinandosi ai livelli registrati durante la pandemia.

Numeri che contribuiscono a spiegare le preoccupazioni degli investitori. In un contesto di elevato indebitamento, la prospettiva di una politica fiscale meno restrittiva viene percepita come un potenziale ostacolo alla stabilizzazione finanziaria. È proprio su questo terreno che la vittoria di Lula ha deluso le aspettative di una parte del mercato.

La lezione del Brasile: è una bufala sostenere che i mercati abbiano sempre paura della destra

Il caso brasiliano offre una dimostrazione particolarmente significativa di quanto sia semplicistica la contrapposizione tra una destra che spaventerebbe i mercati e una sinistra che garantirebbe automaticamente fiducia agli investitori. In Brasile è accaduto esattamente il contrario rispetto a questa narrazione: la vittoria del candidato progressista ha alimentato timori di forti perdite, mentre gli operatori avevano guardato con aspettative differenti alla possibilità di un successo elettorale dello sfidante di destra.

Questo non significa che i mercati preferiscano sempre la destra alla sinistra, ma dimostra quanto sia infondata qualsiasi generalizzazione che attribuisca agli investitori una preferenza politica universale. Le reazioni finanziarie dipendono dalle prospettive economiche, dalle politiche fiscali, dalla sostenibilità del debito, dalla stabilità istituzionale e dalle aspettative sulle decisioni dei governi, non semplicemente dall’appartenenza ideologica dei candidati.

Le turbolenze segnalate dopo il ballottaggio mostrano come anche una vittoria della sinistra possa essere accompagnata da una forte sfiducia finanziaria. E soprattutto ricordano che a orientare le scelte degli investitori sono le prospettive economiche concrete, non le etichette politiche.