Meloni e De Luca, l’accordo pesa sugli equilibri politici: centrodestra davanti al campo largo. Tutti i DATI

Il sondaggio dell'Istituto Piepoli per Agorà su Rai 3 fotografa il centrodestra al 43,5% e il campo largo al 43%. Sud chiama Nord entra nel computo della coalizione con l'1,5%, una quota superiore al distacco tra i due schieramenti

Il centrodestra al 43,5%, il campo largo al 43%, Cateno De Luca all’1,5%. Bastano questi tre numeri per comprendere perché il nuovo sondaggio dell’Istituto Piepoli, presentato su Rai 3 durante la trasmissione Agorà, meriti un’analisi che vada oltre la semplice classifica delle intenzioni di voto. La rilevazione, effettuata tra il 12 e il 14 ottobre 2026, fotografa due grandi coalizioni separate da appena mezzo punto percentuale, in uno scenario nel quale le formazioni politiche più piccole possono assumere un peso significativo nella costruzione delle alleanze. Il dato che emerge dalla fotografia dell’Istituto Piepoli è particolarmente interessante perché il centrodestra risulta davanti al campo largo, una configurazione diversa da quella registrata in precedenti rilevazioni dello stesso istituto. In questo nuovo scenario, il movimento guidato da Cateno De Luca, Sud chiama Nord, viene conteggiato all’interno della coalizione di centrodestra con un consenso stimato dell’1,5%.

È proprio questo il principale elemento politico della rilevazione. Il contributo numerico attribuito a Sud chiama Nord supera infatti la distanza complessiva tra i due schieramenti, pari allo 0,5%. Un dato che mette in evidenza il possibile peso delle forze territoriali in una competizione nazionale caratterizzata da equilibri molto ravvicinati. Naturalmente, un sondaggio non rappresenta un risultato elettorale e non consente di stabilire in anticipo quale coalizione vincerà le prossime elezioni. La differenza di mezzo punto va letta con prudenza, considerando l’incertezza statistica delle rilevazioni demoscopiche. Tuttavia, il dato offre una base concreta per analizzare il nuovo sistema di alleanze e la collocazione nazionale di Sud chiama Nord.

Il centrodestra al 43,5%: tutti i partiti della coalizione

La rilevazione assegna al centrodestra il 43,5% delle intenzioni di voto. All’interno dello schieramento, Fratelli d’Italia si conferma la principale formazione politica con il 28%, in crescita di mezzo punto rispetto al confronto indicato dal sondaggio. La Lega viene stimata al 5%, con una flessione di mezzo punto, mentre Forza Italia raggiunge il 7,5%. Completano il quadro Noi Moderati all’1,5% e Sud chiama Nord all’1,5%. La somma dei consensi attribuiti alle cinque formazioni corrisponde esattamente al 43,5% complessivo della coalizione. Si tratta di un elemento importante per comprendere il peso aritmetico dell’intesa raggiunta tra il movimento di De Luca e lo schieramento che sostiene il Governo Meloni.

Se ci si limita a sottrarre l’1,5% attribuito a Sud chiama Nord dal dato aggregato, il risultato è un 42%. Il campo largo, nella stessa rilevazione, raggiunge invece il 43%. È un confronto puramente aritmetico, che non rappresenta un secondo scenario effettivamente sottoposto agli intervistati: senza l’accordo, infatti, non è possibile sapere come cambierebbero le scelte degli elettori e le intenzioni di voto. Il punto politico, però, resta significativo. Una formazione stimata all’1,5% assume particolare rilievo quando i due principali schieramenti sono separati da appena mezzo punto. È una considerazione che vale per Sud chiama Nord come per qualsiasi altra forza politica collocata in una competizione tra coalizioni di dimensioni simili.

Il campo largo al 43%: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e alleati

Sul versante opposto, il campo largo raggiunge il 43%, con il Partito Democratico al 20% e il Movimento 5 Stelle al 12,5%. Sono queste le due principali componenti dello schieramento progressista, alle quali si aggiungono Alleanza Verdi e Sinistra al 6,5%, Italia Viva al 2,5% e DemoS all’1,5%. Il Partito Democratico si conferma quindi la seconda forza politica nazionale nella graduatoria dei singoli partiti, alle spalle di Fratelli d’Italia, mentre il Movimento 5 Stelle mantiene un consenso a doppia cifra.

La presenza di Italia Viva all’interno del campo largo è un elemento rilevante nella costruzione del dato complessivo. Lo stesso vale per il contributo delle altre formazioni più piccole, che concorrono a portare l’aggregato progressista al 43%. La fotografia dell’Istituto Piepoli evidenzia dunque due coalizioni molto vicine, costruite attraverso l’aggregazione di partiti differenti per storia, identità e posizionamento politico. La questione non riguarda soltanto quanti voti ottenga ciascuna formazione, ma anche la capacità delle alleanze di mantenere un quadro comune di fronte agli appuntamenti elettorali.

Cateno De Luca e l’accordo con Giorgia Meloni: perché il dato dell’1,5% è importante

Il nuovo sondaggio arriva dopo la conferma dell’accordo politico nazionale tra Cateno De Luca e il centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Un’intesa che ha modificato la collocazione del movimento autonomista in vista delle prossime elezioni politiche, pur mantenendo una distinzione rispetto agli equilibri regionali siciliani. De Luca ha infatti chiarito che l’accordo riguarda il livello nazionale, mentre in Sicilia intende proseguire il proprio progetto politico autonomo, civico e progressista. Questa separazione tra piano nazionale e regionale costituisce uno degli aspetti più caratteristici dell’intesa.

Da un lato, Sud chiama Nord entra nella coalizione di centrodestra per le elezioni politiche. Dall’altro, il movimento conserva la propria autonomia rispetto alle dinamiche regionali, nelle quali De Luca ha più volte rivendicato una posizione distinta dai tradizionali schieramenti. È un modello che pone una questione interessante: fino a che punto un movimento nato con una forte identità territoriale può partecipare a una coalizione nazionale senza perdere la propria specificità?

La risposta non può arrivare da un sondaggio. Richiederà di osservare nel tempo le scelte politiche, i contenuti dell’accordo, la costruzione delle candidature e l’effettiva partecipazione degli elettori. La rilevazione Piepoli, però, mostra che Sud chiama Nord viene oggi considerato nel quadro delle forze che compongono il centrodestra nazionale. L’1,5% rappresenta una quota contenuta se confrontata con i grandi partiti, ma assume una rilevanza diversa all’interno di una coalizione che nella rilevazione distanzia gli avversari di soli cinque decimi di punto.

Futuro Nazionale al 7%: il voto di Vannacci resta fuori dalle due coalizioni

Un altro elemento significativo del sondaggio Piepoli riguarda Futuro Nazionale, la formazione politica di Roberto Vannacci, alla quale viene attribuito il 7% delle intenzioni di voto. Nel grafico presentato su Rai 3, Futuro Nazionale viene collocato al di fuori del centrodestra e del campo largo. Il suo consenso, quindi, non viene sommato a quello delle forze che compongono la coalizione di Governo. La distinzione è importante: il 43,5% attribuito al centrodestra comprende Sud chiama Nord, ma non comprende il 7% di Futuro Nazionale. La rilevazione rappresenta così tre aree elettorali differenti: il centrodestra, il campo largo e le formazioni esterne ai due schieramenti.

Il risultato di Futuro Nazionale mostra che esiste, nelle intenzioni di voto rilevate, una componente elettorale significativa che non viene attualmente conteggiata nelle due principali coalizioni. Non è però possibile stabilire automaticamente dove si dirigerebbero quei voti in caso di differenti accordi politici. Il rapporto tra De Luca e Vannacci assume un interesse ulteriore alla luce delle dichiarazioni del leader di Sud chiama Nord, che ha presentato la propria intesa con Giorgia Meloni anche come un modo per rafforzare il centrodestra senza dipendere necessariamente da un accordo con Futuro Nazionale. Dal punto di vista strettamente numerico, il sondaggio Piepoli fotografa dunque un centrodestra che raggiunge il 43,5% nella configurazione rappresentata, pur lasciando fuori una formazione stimata al 7%. Ma la fotografia demoscopica non permette di concludere che quella configurazione garantisca un determinato esito elettorale.

Gli altri partiti fuori dai due poli e il peso degli indecisi

Accanto a Futuro Nazionale, il sondaggio attribuisce il 3% ad Azione, l’1,5% a +Europa e il 2% ad altre formazioni politiche. Nel complesso, le forze che non vengono inserite nei due principali schieramenti rappresentano il 13,5% delle intenzioni di voto espresse. Si tratta di una quota che contribuisce a descrivere la frammentazione del quadro politico nazionale. Anche in presenza di due coalizioni vicine al 43%, rimane un insieme di elettori che esprime preferenze per soggetti esterni alle alleanze considerate. Ma il dato forse più importante per comprendere i limiti di qualsiasi previsione riguarda gli indecisi e gli astenuti, indicati al 28%.

Una percentuale così elevata ricorda quanto sia necessario distinguere le intenzioni di voto rilevate in un determinato momento dalle scelte che gli elettori compiranno effettivamente alle urne. Le percentuali attribuite ai partiti sono calcolate tra coloro che esprimono una preferenza, mentre una parte consistente delle persone considerate dalla rilevazione non indica una scelta di voto. Questo significa che il confronto tra centrodestra e campo largo resta aperto a numerose variabili: la partecipazione elettorale, la capacità delle forze politiche di coinvolgere gli indecisi, la composizione definitiva delle coalizioni e gli eventuali cambiamenti nelle preferenze dei cittadini.