Nuovi particolari emergono sul caso dei medici anti Cpr e sul documento ritrovato all’interno del carcere di Prato, contenente indicazioni per certificare l’inidoneità degli stranieri destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio. A scrivere quegli appunti sarebbe stato un medico che lavorava nell’istituto penitenziario e che ha ammesso di appartenere alla rete No Cpr Mai più lager. Ma a suscitare particolare attenzione sono soprattutto le sue dichiarazioni sui criteri con cui avrebbe affrontato le valutazioni di idoneità, ammettendo apertamente l’esistenza di motivazioni politiche contrarie al trasferimento dei migranti nei Cpr.
A ricostruire la vicenda è La Verità, che ha anticipato alcuni contenuti dell’intervista realizzata dal programma Filorosso di Antonino Monteleone, in onda questa sera, martedì 27 ottobre, dalle 21:20 circa su Rai 3. Un’intervista che consente di attribuire la paternità del documento a un professionista sanitario e di approfondire i legami con la rete di attivisti contrari ai centri per i rimpatri.
Il medico anti Cpr ammette: “non darei idoneità per questioni politiche”
Il passaggio più significativo riguarda proprio le motivazioni che, secondo quanto dichiarato dal medico, potevano influenzare le valutazioni sull’idoneità degli stranieri al trasferimento nei Cpr.
Il professionista, contattato dalla trasmissione televisiva, ha riconosciuto di aver scritto personalmente gli appunti trovati nel penitenziario, respingendo però l’ipotesi di aver redatto “qualcosa di illegale”. Ha spiegato di aver semplicemente trascritto alcune indicazioni ricevute dalla rete No Cpr Mai più lager, della quale si è dichiarato componente.
La dichiarazione destinata a far discutere è particolarmente esplicita: “c’erano molti miei colleghi che di per sé non volevano dare l’idoneità e io per prima non la darei a nessuno per questioni politiche”.
Parole che sollevano interrogativi sul rapporto tra valutazione sanitaria, convinzioni personali e procedure di rimpatrio. L’idoneità al trattenimento in un Cpr deve infatti essere valutata sulla base delle condizioni di salute dell’interessato, mentre il riferimento a motivazioni politiche introduce un elemento estraneo al giudizio strettamente clinico.
Il vademecum trovato nel carcere di Prato e i collegamenti con la rete No Cpr
Il documento rinvenuto nel carcere di Prato contiene indicazioni relative alle certificazioni sanitarie per gli stranieri destinati ai centri per i rimpatri, oltre a riferimenti alle procedure da seguire in caso di perquisizione.
In fondo ai fogli compaiono due riferimenti nominativi. Il primo è quello di Eugenio Losco, avvocato difensore di Nicola Cocco, medico infettivologo della Simm indagato per associazione a delinquere e indicato nella ricostruzione giornalistica come una figura centrale della rete Mai più lager. L’esistenza dell’indagine non implica, naturalmente, un accertamento di responsabilità penale.
La seconda firma fa riferimento a un medico indicato come dottor Gozzi, identificato ora come l’autore degli appunti. È proprio lui, nell’intervista televisiva, a confermare di aver messo per iscritto le indicazioni apprese nell’ambito della rete contraria ai Cpr.
Le incongruenze sulle date e il riferimento all’inchiesta di Ravenna
Un altro elemento riguarda la cronologia della redazione del documento. Nei fogli compare infatti un riferimento all’inchiesta di Ravenna, che aveva acceso l’attenzione sul fenomeno dei medici contrari ai Cpr e sulle certificazioni di inidoneità al trattenimento.
Durante l’intervista, il professionista sostiene inizialmente di aver scritto gli appunti “più di un anno fa”. Tuttavia, i riferimenti presenti nel documento sembrerebbero collocare la stesura in un periodo successivo all’avvio delle indagini relative all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Di fronte alla contestazione sulla successione temporale degli eventi, il medico precisa di aver redatto gli appunti quando si è trovato a dover “per la prima volta firmare un certificato per mandare uno in un Cpr”.
La ragione della trascrizione sarebbe stata essenzialmente pratica, come spiega lo stesso professionista: “Ho riscritto su un foglio di carta, visto che in carcere non si può portare il telefono, ciò che mi è stato detto da questa associazione”.
La ricostruzione lascia quindi aperto l’interrogativo sull’esatta data di elaborazione del vademecum e sulle circostanze in cui le indicazioni sarebbero state ricevute e successivamente riportate su carta.
Fragilità psicologica, test Quantiferon e certificazioni di inidoneità
Tra i contenuti più delicati del prontuario dei medici anti Cpr figurano alcuni riferimenti a possibili condizioni sanitarie da considerare nella valutazione dell’idoneità al trattenimento.
Nel documento vengono richiamati quelli che sono definiti “escamotage” relativi alla “sofferenza/fragilità psicologica” e alla positività al test Quantiferon in assenza di una radiografia del torace. Si tratta di elementi citati negli appunti in relazione alla possibilità di certificare l’inidoneità al trasferimento nei centri per i rimpatri.
Queste condizioni richiedono valutazioni mediche appropriate: la fragilità psicologica può rappresentare un fattore clinicamente rilevante, mentre il test Quantiferon viene utilizzato nell’accertamento dell’infezione tubercolare e la sua positività, da sola, non dimostra la presenza di una tubercolosi attiva.
Il punto controverso è dunque l’eventuale utilizzo di condizioni sanitarie reali o presunte per giustificare certificazioni non fondate su una valutazione individuale. La presenza di tali riferimenti nel documento non permette comunque di stabilire se siano state effettivamente prodotte certificazioni false.
Le indicazioni sul falso ideologico e sulle perquisizioni
Il vademecum contiene anche una sezione dedicata al falso ideologico, con richiami all’articolo 481 del codice penale, relativo alla falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, e al codice di deontologia medica.
Il secondo foglio, intitolato “Testo unico immigrazione”, affronta invece le norme e le procedure relative all’espulsione degli stranieri e al trattenimento nei Cpr.
Un passaggio specifico riguarda “cosa fare in caso di perquisizione”. Tra le indicazioni riportate figurano quella di contattare un avvocato e quella di chiedere la presenza di una persona di fiducia.
Si tratta di contenuti che contribuiscono a delineare la natura del documento, nel quale indicazioni sulle certificazioni sanitarie si affiancano a riferimenti normativi e a suggerimenti relativi alle possibili attività di controllo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?