Le proteste contro il caro carburante e il caro vita in Calabria continuano ad alimentare il dibattito sulle conseguenze dei blocchi alla circolazione delle merci, con ripercussioni sulle attività commerciali, sui distributori di carburante e sulla vita quotidiana dei cittadini. A intervenire con una dura presa di posizione è Biagio Masso, componente del Coordinamento provinciale della Lega in Calabria, che contesta le modalità della mobilitazione, pur riconoscendo le difficoltà economiche alla base delle manifestazioni.
Secondo l’esponente della Lega, le iniziative di protesta stanno producendo effetti contrari rispetto agli obiettivi dichiarati, finendo per penalizzare proprio quelle famiglie, quei lavoratori e quelle piccole imprese che già risentono maggiormente dell’aumento dei prezzi. La denuncia riguarda soprattutto le difficoltà di rifornimento, la carenza di carburante nelle stazioni di servizio e le conseguenze dei blocchi sulla distribuzione dei beni alimentari e di prima necessità. Da qui la richiesta di interrompere le azioni che ostacolano la normale circolazione delle merci e di individuare forme di mobilitazione che non compromettano i servizi essenziali.
La denuncia di Masso: “Una protesta che si ritorce contro gli stessi calabresi”
Nel suo intervento, Masso esprime forte preoccupazione per l’evoluzione delle manifestazioni, sottolineando quella che considera una contraddizione tra le ragioni della protesta e gli effetti concretamente prodotti sul territorio. L’esponente della Lega riconosce la legittimità del disagio economico che ha spinto cittadini e lavoratori a mobilitarsi, ma ritiene che le modalità adottate stiano determinando conseguenze particolarmente pesanti per la popolazione calabrese. “È con profondo sdegno e viva preoccupazione che si guarda agli attuali blocchi in corso in Calabria, nati per protestare contro il caro carburante e il caro vita. Una protesta che, pur partendo da disagi reali e condivisibili di cittadini e lavoratori messi a dura prova dalla crisi economica, sta assumendo contorni paradossali e inaccettabili, ritorcendosi drammaticamente contro la stessa comunità calabrese.
Il metodo scelto si fonda su una stridente contraddizione: si protesta contro il costo insostenibile del carburante, ma con le proprie azioni si contribuisce a paralizzare e svuotare completamente le stazioni di rifornimento della regione; si punta il dito contro la presunta “dittatura” delle grandi catene di distribuzione e delle logiche di mercato, ma si finisce per strangolare i piccoli negozi di vicinato e svuotare sistematicamente gli scaffali, impedendo l’approvvigionamento di beni alimentari e di prima necessità”.
Distributori a secco e merci bloccate: le conseguenze per cittadini e imprese
Al centro delle critiche di Biagio Masso ci sono soprattutto le ripercussioni dei blocchi sulla distribuzione commerciale e sull’approvvigionamento di carburante. Secondo l’esponente leghista, l’interruzione della circolazione delle merci rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà di un territorio già alle prese con l’aumento del costo della vita, provocando conseguenze dirette sulle famiglie e sulle attività economiche di prossimità. Masso sostiene che le modalità della mobilitazione non incidano sui soggetti responsabili delle politiche economiche contestate, ma finiscano per colpire le fasce più vulnerabili della popolazione. Nel suo ragionamento, il diritto di manifestare il disagio sociale deve essere accompagnato dalla tutela degli altri diritti fondamentali, a cominciare da quelli alla salute, al lavoro e all’accesso ai beni essenziali.
“Così facendo, non si colpiscono i veri centri di potere o le istituzioni responsabili delle politiche economiche, ma si infligge un danno diretto e spietato alle famiglie, ai lavoratori onesti e ai più vulnerabili. I blocchi indiscriminati delle merci non sono una forma di lotta sociale legittima, bensì un atto di autolesionismo collettivo che calpesta il diritto alla salute, al lavoro e alla sussistenza quotidiana dei cittadini. La rabbia sociale e il disagio economico non possono e non devono giustificare il blocco della vita civile e l’affamamento del territorio. Si faccia appello al senso di responsabilità collettiva affinché si ponga fine a queste azioni sconsiderate, ripristinando la legalità, la libera circolazione e forme di protesta che non danneggino mortalmente chi vive e lavora in Calabria”.


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