Maranza e camionisti, le due Italie in protesta: chi brucia il Paese e chi lo manda avanti. Il monologo che fa riflettere | VIDEO

"Il diritto dei teppisti". Il monologo di Fabio Ferrari a FiloRosso, su Rai 3, descrive le due Italie in protesta: da una parte i teppisti, violenti, che pretendono diritti senza alcun dovere; dall'altra i camionisti che mandano avanti il Paese, pieni di doveri, che protestano pacificamente per andare avanti

Nella puntata di questa sera di FiloRosso, il programma condotto dal giornalista reggino Antonino Monteleone, è stato affrontato il tema delle proteste in Italia. Seppur di Italia, al singolare, si faccia fatica a parlare. Tra Nord e Sud sembrano esserci due Italie in una distinzione atavica, ma che oggi torna di moda in un’accezione diversa. Al Nord l’Italia che protesta è quella dei ragazzini viziati, dei maranza coccolati dalla sinistra, che sfondano le vetrine, fanno l’intifada per rubare i capi firmati e distruggere, indiscriminatamente, negozi di brand di lusso e librerie; al Sud protestano i camionisti, pacificamente, senza far male a nessuno, messi alle strette dal caro benzina, chiedendo il diritto di poter lavorare e guadagnare dignitosamente.

La situazione è stata fotografata perfettamente dal monologo di Fabio Ferrari intitolato “Il diritto dei teppisti” nel quale si distingue fra chi sta bruciando l’Italia, pretendendo diritti senza alcun dovere e chi l’Italia la manda avanti ogni giorno, in situazioni complicate, e pacificamente chiede solo di essere aiutato.

"Il diritto dei teppisti", il monologo di Fabio Ferrari a FiloRosso

Il monologo di Fabio Ferrari a FiloRosso: “Il diritto dei teppisti”

“Uno spettro si aggira per l’Europa, il ‘dirittismo’. Avete visto sabato
a Milano, il giorno prima in Francia, domenica a Torino, città messe a ferro e fuoco in nome dei diritti. Vi ricordate quell’uomo in pullover che aveva salvato la Fiat? Si chiamava Sergio Marchionne. 2004, arriva a Torino, piano agosto, uffici vuoti. La Fiat perdeva 5 milioni di dollari al giorno, lui chiede: ‘dove sono tutti?’. La risposta: in ferie. E lui: ‘in ferie da cosa?’. Quell’uomo, dieci anni fa, disse una frase che a me è rimasta
impressa: ‘moriremo di diritti’. L’altro giorno ho letto uno striscione in piazza: ‘non vogliamo privilegi, pretendiamo diritti’. Pretendiamo. Bella parola.

Ma cos’è un diritto? Un diritto a qualcosa esiste solo se c’è qualcuno che quella cosa ha il dovere di dartela, se non c’è un dovere, non è un diritto, è un desiderio che vuoi far pagare a qualcun altro. Il diritto alla casa, bello, sacrosanto. Ma c’è qualcuno che ha il dovere di comprartela,
di costruirtela, di affittartela, di regalartela. Non è un diritto, è una cosa che ti devi guadagnare.

Il diritto al lavoro, c’è qualcuno che ha il dovere di assumerti. La Rai, un imprenditore, lo Stato con i soldi degli altri. Nessuno ha il dovere di assumerti. Se non servi, se non produci, se tu non vali, nessuno ti deve niente. È dura da sentire, lo so.

Il diritto a reddito senza lavorale, reddito di cittadinanza, chiamatelo come vi pare, comodissimo: tu resti a letto, un altro si alza alle sei e timbra per te. Non è un diritto. È vivere sulle spalle di un altro e chiamarlo giustizia sociale.

Il diritto a non essere licenziato è l’apoteosi: tu non produci, arrivi tardi, fai perdere clienti, ma il tuo capo ha il dovere di tenerti, altrimenti è un padrone sfruttatore, l’azienda deve fallire pur di non offendere il tuo diritto all’intoccabilità. Un’azienda deve produrre, non è un parcheggio.

Il diritto a non essere mai offeso, questo è il mio preferito. Allora: il mondo intero deve censurarsi, misurare le parole, cambiare idea per non urtare la tua sensibilità. Non hai il diritto di non sentirti offeso, hai il dovere di diventare più forte. Se ti offendi sono cazzi voi.

Hanno trasformato ogni desiderio in un diritto e ogni diritto in una fattura da far pagare a qualcun altro.

E poi c’è l’altra Italia che protesta, quella dei camionisti. Il camionista il diritto alla casa non ce l’ha, c’ha un affitto da 700 euro e se non paga va fuori, non occupa le case, lui paga l’affitto. Il camionista il diritto al lavoro non ce n’ha, se lo deve andare a prendere alle 4 del del mattino, guida 10 ore, scarica 20 bancali a mano, dorme in due metri quadrati di cabina e se si ferma non mangia.

Il camionista non ha diritto a non essere offeso: lo insultano tutti, inquinatore, schiavista, pirata della strada, gli fanno le corna, lui se ne frega, ingrana la marcia e va avanti. Non fa il post su Instagram per dire che è offeso, non ha il tempo.

E quando protesta il camionista non spacca niente, mette il camion in colonna, quattro frecce, 30 all’ora in autostrada, non rompe le vetrine, perché la roba che c’è dentro le vetrine magari la porta lui con il camion che guida e che si è pagato da sé.

Quando protestano quelli con il Moncler da 700 euro, spaccano tutto, i cassonetti, le vetrine, i monumenti, l’università, le librerie: ma le librerie sono per caso il simbolo del capitalismo? Non mi pare. Questi non combattono il capitalismo, ne vogliono i prodotti gratis e infatti rubano i marchi firmati perché non è roba loro, non la pagano.

È per questo che noi moriremo, perché da una parte c’è un’Italia che non ha diritti ma solo doveri ed è quella che manda avanti il Paese, dall’altra c’è un’Italia che ha solo diritti e zero doveri e che il Paese lo brucia“.