Alla fine, il taglio dell’Irpef arriva anche per il ceto medio. Per i lavoratori dipendenti e i pensionati con redditi superiori a 50mila euro, la riduzione delle imposte si tradurrà in un risparmio di 500 euro all’anno. I vantaggi saranno però ancora più consistenti per le partite Iva e i lavoratori autonomi, grazie all’ampliamento della flat tax al 15%. Il regime agevolato, attualmente applicabile fino a 85mila euro, dal prossimo anno sarà esteso ai redditi fino a 100mila euro. Per chi supererà la precedente soglia di 85mila euro, tuttavia, scatterà anche l’obbligo di applicare l’Iva. Esce invece dalla manovra l’ipotesi di una tassazione agevolata sulla tredicesima, rimasta in discussione fino alle ultime fasi della definizione delle misure. E’, questa, una delle misure più importanti della Manovra approvata oggi dal Governo.
Taglio dell’Irpef, 500 euro di risparmio per il ceto medio
La riduzione dell’Irpef per il ceto medio, pur essendo stata dimezzata rispetto alle ipotesi iniziali, ha rischiato di essere esclusa dalla legge di bilancio a causa delle risorse limitate. A sostenere l’intervento sono stati però l’impegno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva indicato esplicitamente questa misura tra le priorità, e le pressioni di Forza Italia, da sempre impegnata sul fronte della riduzione delle aliquote fiscali.
Le disponibilità finanziarie hanno imposto una scelta tra il taglio dell’Irpef e la proposta di introdurre una tassazione piatta del 10-15% sulle tredicesime. Due interventi particolarmente onerosi, che non potevano trovare contemporaneamente spazio nella manovra. Alla fine è stata privilegiata la riduzione dell’imposta sui redditi, il cui costo ammonta a 1,2 miliardi di euro, una delle voci più rilevanti di una legge di bilancio caratterizzata da margini di spesa contenuti.
Dal punto di vista tecnico, la misura prevede il passaggio dell’aliquota Irpef dal 43% al 33% per la quota di reddito compresa tra 50mila e 55mila euro. Si tratta di un ulteriore ampliamento dello scaglione fiscale sul quale il governo era già intervenuto, proseguendo il percorso che ha trasformato gli interventi di detassazione introdotti dai precedenti esecutivi in riduzioni delle aliquote, estendendone al tempo stesso gli effetti e portando a tre il numero complessivo degli scaglioni.
La premier Meloni ha anche illustrato il risparmio complessivo derivante dalle modifiche fiscali degli ultimi anni. Secondo i calcoli presentati, un contribuente con un reddito di 55mila euro paga oggi 1.200 euro di Irpef in meno rispetto a cinque anni fa, con un alleggerimento equivalente a 100 euro al mese.
Flat tax al 15% fino a 100mila euro per le partite Iva
Se il taglio dell’Irpef rappresenta una delle misure economicamente più impegnative della manovra, l’estensione della flat tax per autonomi e partite Iva avrà un costo più contenuto per lo Stato, quantificato in qualche centinaio di milioni di euro, ma garantirà un beneficio fiscale più elevato ai contribuenti interessati. La principale novità riguarda l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia per accedere alla tassazione agevolata del 15%. Resta però una distinzione importante: oltre gli 85mila euro, pur potendo continuare a beneficiare della flat tax, sarà necessario applicare anche l’Iva.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?