Non la sfortuna, ma la mancanza di qualità nell’ultimo metro e una gestione della partita che non ha permesso di dare continuità alla prestazione della settimana precedente. È un’analisi lucida e severa quella che arriva al termine di una gara rimasta a lungo in equilibrio, nella quale le numerose occasioni create non sono state trasformate nel vantaggio che avrebbe potuto modificare l’inerzia dell’incontro. Il rammarico maggiore riguarda proprio l’incapacità di portarsi avanti nel punteggio e, successivamente, di controllare il ritmo e le diverse fasi della sfida. Nel finale la ricerca insistita del gol ha inoltre finito per sbilanciare la squadra, che si è concentrata soprattutto sulla fase offensiva trascurando alcuni aspetti della gestione difensiva e delle transizioni avversarie.
“Non è mancanza di fortuna, è mancanza di qualità”
“E’ vero, c’è stato tanto, tantissimo equilibrio, forse solo un episodio poteva risolverlo. Non mi piace parlare di fortuna quando abbiamo avuto tantissime occasioni di gol e non siamo stati in grado di metterla dentro. Questa non è una mancanza di fortuna, è una mancanza di qualità nell’ultimo metro. Abbiamo creato occasioni di gol, loro hanno fatto la loro partita. L’unico dato che mi fa un po’ di fastidio in questo tipo di partita non siamo mai andati avanti nelle marcature per gestire la partita e senza un piccolo vantaggio non abbiamo potuto gestire la partita in una forma diversa. Non è una mancanza di fortuna, è una mancanza di qualità nel gestire il tempo della partita. Alla fine abbiamo fatto tanto, con voglia di fare il gol . Quindi lì diventa una partita dove può succedere di tutto.”
Il nodo centrale diventa dunque la capacità di trasformare la mole di gioco prodotta in qualcosa di concreto. Le occasioni non sono mancate, ma senza riuscire a trovare quel vantaggio che avrebbe consentito di affrontare il resto della gara con un’impostazione differente. Da qui nasce anche il richiamo alla gestione del tempo e dei momenti della partita, perché la volontà di cercare il gol fino alla fine non può tradursi nella perdita degli equilibri necessari per controllare ciò che accade nelle altre fasi del gioco.
La ricerca del gol e gli equilibri da non perdere
“Non abbiamo sbagliato nel provarci, dobbiamo cercare la vittoria, dobbiamo cercare quel gol che ti dava la vittoria ma dobbiamo anche pensare che non è solo quella che dobbiamo controllare. Dobbiamo controllare anche la fase difensiva, dobbiamo controllare anche la situazione di contro-transizione loro, la palla lunga. Alla fine secondo me, abbiamo solo pensato a segnare, segnare, segnare.”
La lettura della partita mette quindi in evidenza un aspetto preciso: la ricerca della vittoria deve restare un obiettivo, ma senza perdere la capacità di governare contemporaneamente la fase difensiva, le ripartenze degli avversari e le situazioni generate dalla palla lunga. Nel finale, invece, la necessità di trovare il gol avrebbe finito per concentrare quasi esclusivamente l’attenzione sulla fase offensiva. È proprio su questo equilibrio che dovrà concentrarsi il lavoro, con l’obiettivo di rendere la squadra più matura nella lettura dei diversi momenti della gara.
“Dobbiamo essere più cinici e più organizzati”
“Dobbiamo essere un po’ più cinici, giocare con un po’ più di esperienza, molto più organizzati. Secondo me abbiamo fatto un grande passo indietro, dopo la partita che abbiamo fatto la settimana scorsa di Rende. Oggi purtroppo non abbiamo dato continuità né alla prestazione né anche alla classifica”. Il giudizio sulla prova è quindi particolarmente critico, soprattutto alla luce di quanto mostrato nella precedente gara di Rende. Il mancato passo avanti non riguarda soltanto il risultato, ma anche la prestazione e la possibilità di dare continuità alla classifica dopo i segnali positivi arrivati nella settimana precedente.
Il messaggio per il prosieguo è quello di ripartire da ciò che aveva funzionato nella gara di Cosenza, recuperando organizzazione, equilibrio e capacità di leggere l’intero arco dell’incontro. La necessità è quella di non ridurre la partita alla sola ricerca del gol, ma di affrontarla come un insieme di fasi diverse che richiedono attenzione, esperienza e capacità di gestione per tutti i quaranta minuti.
La ripartenza: “La partita si gioca in 40 minuti”
“Dobbiamo ripartire, dobbiamo ripartire da quello che abbiamo fatto a Cosenza, dobbiamo pensare che la partita si gioca in 40 minuti e in 40 minuti dobbiamo pensare in tutte le fasi della partita, non solo nella fase offensiva”. È questa la linea indicata per riprendere il cammino: tornare alle certezze costruite nella precedente prestazione e aumentare cinismo, esperienza e organizzazione, senza perdere di vista l’equilibrio complessivo della squadra. Una riflessione che guarda già al prossimo impegno, con la necessità di trasformare gli errori emersi in indicazioni utili per ritrovare continuità sia nelle prestazioni sia nei risultati.


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