Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani interviene sull’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge Gaetano Armao e sceglie una linea improntata alla prudenza, richiamando espressamente il principio della presunzione di non colpevolezza e sottolineando che la vicenda giudiziaria, secondo quanto da lui affermato, non riguarda l’attività del governo regionale. Schifani ha parlato oggi, sabato 3 ottobre, a Messina, a margine della consegna al Comune dell’area riqualificata di via Macello Vecchio, dove sorgeva una delle baraccopoli della città. Sollecitato dai giornalisti sull’indagine che vede coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao, il governatore ha richiamato direttamente le parole del procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio de Lucia.
“Per quanto riguarda l’inchiesta mi rifaccio alle parole del procuratore de Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza, ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l’attività del governo regionale”. È la prima presa di posizione pubblica di Schifani sulla vicenda dopo l’emersione dell’inchiesta che coinvolge Armao. La Procura di Palermo ha chiesto nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione una misura cautelare nell’ambito di un procedimento nel quale viene ipotizzato il reato di corruzione. La richiesta non equivale a una decisione del giudice: il procedimento è nella fase delle indagini e sulle misure dovrà pronunciarsi il gip dopo gli adempimenti previsti. La stessa Procura ha precisato che per tutti gli indagati trova applicazione il principio della presunzione di innocenza.
Schifani sull’inchiesta Armao: “vale la presunzione di non colpevolezza”
Il passaggio più rilevante delle dichiarazioni del presidente della Regione riguarda proprio la necessità, secondo Schifani, di attendere gli sviluppi dell’attività investigativa prima di formulare qualsiasi giudizio. Il governatore siciliano evita infatti valutazioni sul merito delle contestazioni e richiama esplicitamente la posizione espressa dal procuratore Maurizio de Lucia, che nella comunicazione sull’indagine ha ricordato il principio della presunzione di innocenza per le persone coinvolte. Nelle parole di Schifani emerge inoltre la volontà di distinguere la vicenda giudiziaria dall’attività del governo regionale. “Per quanto riguarda l’inchiesta mi rifaccio alle parole del procuratore de Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza, ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l’attività del governo regionale”. Una precisazione che arriva in un momento particolarmente delicato per la politica siciliana, considerati gli incarichi ricoperti nel tempo da Gaetano Armao.
Chi è Gaetano Armao e perché è coinvolto nell’inchiesta di Palermo
Armao è stato vicepresidente e assessore della Regione Siciliana nelle precedenti legislature e, fino all’agosto scorso, ha guidato la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, organismo regionale chiamato a esprimersi sui procedimenti ambientali relativi a numerosi progetti. È stato inoltre consulente giuridico del presidente della Regione. L’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Palermo e coordinata dalla Procura riguarda complessivamente più persone. Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni negli studi professionali di Armao a Palermo e Roma e nella sua abitazione. I pubblici ministeri ipotizzano, a vario titolo, fattispecie di corruzione e hanno avanzato richieste di misure cautelari, sulle quali non è stata ancora assunta una decisione definitiva dal giudice. È quindi essenziale distinguere l’ipotesi investigativa dall’accertamento della responsabilità penale: le contestazioni dovranno essere sottoposte alle verifiche previste dal procedimento e Armao deve essere considerato non colpevole fino a un eventuale accertamento definitivo.
Schifani: “sono cose che non fanno piacere”
Rispondendo alle domande dei cronisti a Messina, Schifani non ha nascosto il proprio dispiacere per la vicenda, ma ha ribadito di non voler entrare nel merito dell’indagine mentre gli accertamenti sono ancora in corso. “Naturalmente – ha aggiunto – sono cose che non fanno piacere, è evidente che non fanno piacere, però ci saranno delle indagini, si verificherà non posso fare valutazioni, mi rifaccio alle parole del procuratore De Lucia”. Una dichiarazione che fissa dunque la posizione del presidente della Regione in questa fase: nessuna valutazione sulle contestazioni mosse dagli inquirenti e attesa dell’evoluzione dell’inchiesta. Schifani insiste soprattutto su due elementi: da una parte la presunzione di non colpevolezza, dall’altra la separazione, da lui sostenuta, tra l’inchiesta e l’ordinaria attività dell’esecutivo regionale.


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