In Calabria sempre meno figli e popolazione più anziana: l’allarme sui dati Istat

Il numero medio di figli per donna è sceso da 1,40 nel 1995 a 1,19 nel 2025, mentre aumenta l'età delle madri. Il presidente Claudio Venditti denuncia le carenze nei servizi alle famiglie: "Centri per la Famiglia assenti in importanti città calabresi". La richiesta di una legge regionale sulla natalità

In Calabria si fanno sempre meno figli e si diventa genitori sempre più tardi, mentre lo spopolamento continua a rappresentare una minaccia per il futuro dei piccoli comuni, delle aree interne e di intere comunità. A rilanciare l’allarme è il Forum delle Associazioni Familiari della Calabria, che interviene sui nuovi dati demografici dell’Istat e chiede alla Regione interventi strutturali per sostenere le famiglie e contrastare il calo delle nascite. Secondo i numeri richiamati dall’associazione, nel 2025 il numero medio di figli per donna in Calabria si attesta a 1,19, leggermente superiore alla media nazionale di 1,14. Una differenza che, secondo il Forum, non deve però nascondere la gravità della situazione: nel 1995 il dato calabrese era pari a 1,40 figli per donna. Nell’arco di trent’anni è aumentata anche l’età media delle madri residenti, passata da 28,9 a 32,4 anni. Una trasformazione demografica che non riguarda soltanto le scelte individuali, ma investe direttamente la tenuta economica e sociale del territorio, con conseguenze che possono interessare scuole, servizi pubblici, attività produttive e qualità della vita delle comunità locali.

Denatalità in Calabria, il Forum Famiglie: “Stiamo consumando lentamente il nostro futuro”

Il quadro delineato dai dati Istat viene accolto con forte preoccupazione dal Forum delle Associazioni Familiari della Calabria, che invita a non sottovalutare una tendenza consolidata ormai da decenni. La regione mantiene un livello di fecondità superiore alla media italiana, ma il progressivo ridimensionamento delle nascite rappresenta comunque un segnale di allarme per la sua prospettiva demografica. “La Calabria presenta ancora una fecondità superiore alla media nazionale, ma sarebbe un grave errore consolarci con questa differenza. In trent’anni siamo passati da 1,40 a 1,19 figli per donna. Stiamo consumando lentamente il nostro futuro”, afferma il Forum. Il rischio evidenziato dall’associazione è quello di un progressivo indebolimento delle comunità, soprattutto nei territori già interessati dall’emigrazione giovanile e dalla riduzione della popolazione residente. La diminuzione delle nuove generazioni può infatti rendere sempre più difficile mantenere attivi servizi, scuole, attività economiche e reti di relazioni sociali. Il Forum regionale condivide quindi l’allarme lanciato dal presidente nazionale Adriano Bordignon, secondo cui la denatalità non deve essere considerata un destino inevitabile, ma una questione da affrontare attraverso politiche continuative, strutturali e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo.

Centri per la Famiglia, la denuncia di Claudio Venditti: soltanto 19 strutture su almeno 32 potenziali

Tra le principali criticità segnalate dal Forum c’è la difficoltà di rendere concretamente accessibili i servizi destinati alle famiglie. L’associazione richiama in particolare l’attenzione sui Centri per la Famiglia, strutture che in Calabria, salvo rare eccezioni, non avrebbero ancora raggiunto una diffusione adeguata alle necessità del territorio. Secondo i dati riportati dal Forum, i centri presenti sono 19, a fronte di un potenziale di almeno 32 strutture, se non superiore. A evidenziare questa situazione è Claudio Venditti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari della Calabria, che segnala come importanti città capofila di ambiti territoriali, tra cui Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme, Crotone e Corigliano-Rossano, non abbiano istituito il Centro per la Famiglia, nonostante il sostegno previsto anche attraverso i finanziamenti del Ministero della Famiglia. Una situazione che, secondo l’associazione, evidenzia la distanza tra gli strumenti disponibili e la loro effettiva attuazione sul territorio. Il Forum insiste pertanto sulla necessità di garantire il funzionamento dei centri esistenti e favorire l’attivazione di quelli mancanti, affinché le famiglie possano contare su punti di riferimento e servizi accessibili nelle diverse realtà calabresi.

Una legge regionale sulla famiglia e sulla natalità per contrastare lo spopolamento

Per affrontare la crisi demografica, il Forum delle Associazioni Familiari della Calabria annuncia la prossima presentazione di una proposta di legge regionale sulla famiglia e sulla natalità, con l’obiettivo di promuovere interventi che non si limitino a misure occasionali, ma garantiscano un sostegno duraturo. L’associazione chiede che la famiglia diventi una priorità trasversale delle politiche regionali e locali, superando una visione frammentata degli interventi. Secondo il Forum, è necessario guardare alle scelte amministrative con gli occhi delle famiglie, evitando che le politiche familiari vengano considerate un settore marginale oppure finanziate soltanto con risorse residue. La questione riguarda direttamente le condizioni che consentono ai giovani di costruire il proprio futuro in Calabria, senza essere costretti a scegliere tra il desiderio di formare una famiglia e la necessità di trasferirsi altrove. L’assenza di opportunità lavorative stabili, le difficoltà nell’accesso alla casa, la carenza di servizi per l’infanzia e i problemi legati ai trasporti e alla conciliazione tra lavoro e vita familiare vengono indicati tra gli ostacoli che rendono più complessa la decisione di avere figli e restare nella propria terra.

Lavoro, asili nido, casa e servizi: le priorità per sostenere le giovani famiglie

Le richieste avanzate dal Forum riguardano diversi ambiti che incidono direttamente sulla qualità della vita delle famiglie calabresi. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento dei servizi per la prima infanzia e degli asili nido, il sostegno all’accesso alla casa per le giovani coppie, la promozione di un’occupazione stabile soprattutto per i giovani e l’introduzione di strumenti efficaci per conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari. A questi interventi si aggiunge la necessità di garantire servizi sanitari, sociali e scolastici accessibili anche nei piccoli comuni, oltre a misure specifiche per le famiglie che scelgono di vivere nelle aree interne. Il principio rivendicato dall’associazione è quello di creare condizioni favorevoli alla realizzazione dei progetti familiari, senza condizionare le scelte personali. “Non chiediamo politiche che convincano le persone ad avere figli. Chiediamo politiche che permettano alle persone che desiderano averne di non dover rinunciare per ragioni economiche, lavorative o territoriali. È una differenza fondamentale”. Un’impostazione che mette al centro il diritto delle persone a costruire liberamente il proprio percorso di vita, potendo contare su servizi, opportunità e condizioni economiche adeguate.

Il rischio di un circolo vizioso tra spopolamento, chiusura dei servizi e fuga dei giovani

Il Forum richiama infine l’attenzione sulle conseguenze che il calo demografico può produrre nel lungo periodo, soprattutto nei territori più fragili della Calabria. La diminuzione della popolazione giovanile comporta una riduzione delle nascite, che a sua volta può determinare un progressivo ridimensionamento dei servizi e delle opportunità presenti nei comuni. Una dinamica che rischia di alimentare ulteriori partenze, rendendo sempre più difficile invertire la tendenza allo spopolamento. Per questa ragione, secondo l’associazione, la sfida demografica non può essere confinata alle sole politiche sociali, ma deve coinvolgere lo sviluppo economico, il mercato del lavoro, le politiche abitative, i trasporti, la sanità e la scuola. Il futuro delle comunità calabresi dipende anche dalla capacità delle istituzioni di rendere il territorio attrattivo per le nuove generazioni, creando condizioni che consentano ai giovani di restare e alle famiglie di progettare il proprio futuro. Il messaggio del Forum delle Associazioni Familiari della Calabria è che la natalità non può essere sostenuta attraverso provvedimenti una tantum, ma richiede una programmazione stabile e coordinata, capace di costruire una regione nella quale mettere al mondo un figlio e scegliere di rimanere non siano atti di coraggio, ma possibilità normali di vita.