Mentre il dibattito pubblico e sindacale si perde dietro l’ennesima mobilitazione di settore, rischiando di paralizzare la circolazione delle merci e di assestare un colpo durissimo all’economia locale, una voce autorevole e fuori dal coro interviene per ristabilire la verità dei fatti e la corretta gerarchia delle priorità economiche. Nel pieno della discussione sullo sciopero proclamato dagli operatori su gomma nel Sud Italia, a gettare una luce di realismo e competenza contabile è l’ing. Mauro Fileccia, figura di primo piano del Comitato Ponte e Libertà. L’ingegnere ha diffuso una presa di posizione coraggiosa e priva di infingimenti retorici, intitolata programmaticamente: “IL RIDICOLO SCIOPERO DEI TRASPORTATORI SICILIANI”.
Si tratta di un intervento che ha il merito straordinario di spostare l’attenzione dalla superficie del problema alla sua radice profonda, smontando pezzo per pezzo la narrazione vittimistica di chi imputa ogni difficoltà unicamente alle fluttuazioni energetiche internazionali. Il ragionamento dell’ingegner Fileccia, animato da una visione globale che lega Ponte, Infrastrutture, Sviluppo Regione Siciliana e il principio identitario di Ponte Libertà, evidenzia la sconcertante contraddizione di un comparto che si mobilita con clamore contro i rincari del greggio ma accetta con passività il costo più gravoso, cronico e ingiustificato che grava sull’isola. Con parole nette e incalzanti, Fileccia pone un interrogativo fondamentale che nessun analista economico può eludere: “Sciopero dei trasportatori in Sicilia e al Sud per il caro gasolio? Dove sono gli stessi ingloriosi imprenditori e camionisti di fronte agli sconcertanti prezzi del traghetto sullo Stretto“.
I numeri inoppugnabili: l’attraversamento marittimo come vero dazio sull’economia
A sostenere con forza la tesi dell’esponente del Comitato Ponte e Libertà non ci sono semplici opinioni, bensì una conversione numerica ed economica lampante, capace di mettere a nudo il paradosso logistico con cui convivono quotidianamente i trasportatori siciliani. Molto spesso le oscillazioni del costo dei carburanti distraggono l’opinione pubblica dai costi fissi strutturali che erodono costantemente i margini delle imprese. Per comprendere quanto sia fuorviante focalizzarsi unicamente sul caro gasolio ignorando il monopolio naturale del mare, Fileccia ha tradotto l’onere del traghettamento in consumi chilometrici reali, offrendo una comparazione di straordinaria efficacia comunicativa.
La dimostrazione fornita dall’ingegnere evidenzia come il mancato completamento della rete dei trasporti costituisca una vera e propria emorragia finanziaria per chiunque viaggi su gomma, un salasso economico che si ripete identico a ogni singolo viaggio. Le sue parole descrivono con precisione chirurgica il danno subito dalla competitività insulare: “L’assenza del Ponte, da loro mai strillata, equivale al prezzo di 150 litri di Gasolio, alias 500 km di percorrenza, alias ancora 8/10 volte il pedaggio di 220 km di autostrada“. Questo calcolo matematico, chiaro e privo di sbavature, dimostra come l’attraversamento di una manciata di chilometri d’acqua comporti una spesa equivalente a una traversata continentale, azzerando i benefici economici del lavoro e gravando sui prezzi al consumo dell’intera Regione Siciliana.
Il Ponte sullo Stretto di Messina come unica chiave di riscatto strategico
Il valore primario dell’intervento dell’ing. Mauro Fileccia sta nell’aver restituito centralità a quella che rappresenta l’opera cardine per il riscatto dell’intero Mezzogiorno: la realizzazione definitiva del Ponte sullo Stretto di Messina. Se un singolo imbarco equivale a mezzo migliaio di chilometri di asfalto bruciati nel nulla e a un esborso moltiplicato fino a dieci volte rispetto al normale pedaggio di un’arteria di autostrada, appare evidente come nessuna agevolazione statale o riduzione temporanea delle accise potrà mai compensare una ferita infrastrutturale così profonda. Continuare a protestare per un rincaro centesimale del carburante senza pretendere a gran voce la continuità territoriale significa condannarsi da soli a una marginalità perenne.
Le riflessioni promosse dal comitato mettono a fuoco come l’abbattimento dei tempi di attesa e l’azzeramento dei costi sproporzionati dell’attraversamento navale siano le sole misure capaci di restituire dignità e competitività alla logistica insulare. La battaglia per le grandi opere non è un lusso accademico, ma una necessità vitale per la sopravvivenza commerciale delle filiere produttive locali. Il silenzio storico manifestato da chi vive ogni giorno la strada di fronte al dramma dell’isolamento appare ingiustificabile, soprattutto alla luce di cifre che certificano come il traghetto rappresenti la voce di costo più assurda e cannibalizzante dell’intero bilancio d’esercizio aziendale.
Un richiamo doveroso al coraggio e alla coerenza degli operatori
La vibrante presa di posizione dell’ingegner Fileccia non si limita a denunciare l’incoerenza strategica delle proteste, ma scuote la coscienza morale e civile di una categoria che dovrebbe essere la prima a scendere in piazza per reclamare il futuro dei propri figli e della propria terra. La sua invettiva non è un mero attacco fine a se stesso, ma uno scossone energico, una sveglia necessaria indirizzata a imprenditori e autisti affinché abbandonino il piagnisteo sterile sulle questioni contingenti e trovino finalmente la determinazione di lottare per le vere riforme di sistema.
Di fronte a un atteggiamento rinunciatario che preferisce bloccare le strade dell’isola piuttosto che sfidare i veri colli di bottiglia che impoveriscono la Sicilia, il messaggio conclusivo dell’ing. Mauro Fileccia suona come un imperativo categorico e un salutare richiamo alla serietà professionale. Nel rimarcare l’esigenza di superare paure e connivenze con un assetto logistico anacronistico, la dichiarazione dell’esponente pro-ponte si chiude con una sintesi sferzante e memorabile: “Lavorino e facciano silenzio! Pavidi“. Un monito severo ma ineccepibile, che rimette al centro dell’agenda nazionale la verità inoppugnabile delle cifre e l’urgenza improrogabile di completare le grandi infrastrutture di collegamento per liberare una volta per tutte il potenziale economico del Mezzogiorno.


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