Un accordo politico a livello nazionale con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, una posizione di opposizione al governo regionale di Renato Schifani, sostenuto anche dallo stesso partito del presidente del Consiglio dei Ministri, e uno scontro politico a Messina, dove i rappresentanti di FdI siedono all’opposizione dell’amministrazione guidata da Federico Basile, espressione di Sud chiama Nord. È il paradosso politico che accompagna le ultime mosse di Cateno De Luca e del suo movimento. Una situazione che pone interrogativi sui rapporti tra alleati a livello nazionale e avversari sul territorio, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
L’accordo con Meloni e Fratelli d’Italia: De Luca guarda a Roma
A livello nazionale, dunque, De Luca si prepara a una collaborazione politica con Fratelli d’Italia. Un’intesa che apre uno scenario nuovo rispetto ai tradizionali schieramenti e che colloca Sud chiama Nord nell’orbita del centrodestra per le prossime elezioni politiche. Lo stesso De Luca, nell’intervista al Foglio, ha indicato Giorgia Meloni come figura di riferimento dell’accordo, affermando: “la nostra garante è Meloni. È con lei che abbiamo un accordo, tutto il centrodestra lo sa”. Il punto, però, è capire come questa collaborazione nazionale possa conciliarsi con ciò che accade in Sicilia, dove i rapporti politici sono decisamente differenti. Un’intesa per le elezioni politiche non comporta automaticamente un’alleanza in tutte le amministrazioni regionali e comunali. Tuttavia, quando gli stessi partiti si ritrovano alleati a Roma e avversari sul territorio, diventa inevitabile interrogarsi sulla coerenza e sulla prospettiva delle rispettive scelte.
Alla Regione Siciliana De Luca rimane contro Schifani, sostenuto anche da Fratelli d’Italia
Il primo nodo riguarda Palazzo d’Orléans, sede della presidenza della Regione Siciliana. Il governo regionale è guidato da Renato Schifani, esponente di Forza Italia sostenuto dalla coalizione di centrodestra, della quale fa parte Fratelli d’Italia. Eppure De Luca e Sud chiama Nord continuano a collocarsi all’opposizione del presidente. La contraddizione è particolarmente evidente: a Roma De Luca raggiunge un accordo con il partito di Meloni, mentre in Sicilia combatte politicamente contro un governo del quale quello stesso partito è componente della maggioranza. De Luca ha chiarito di voler mantenere questa autonomia: “noi in regione siamo all’opposizione del centrodestra e di Renato Schifani, finché durerà”. Dunque, almeno per il momento, nessun cambiamento di posizione alla Regione. Ma fino a quando potrà durare questa distinzione tra gli accordi nazionali e gli schieramenti regionali?
Il caso Messina: Gioveni e Carbone all’opposizione del sindaco Basile
Se alla Regione Siciliana la situazione appare politicamente complessa, a Messina il paradosso diventa ancora più evidente. A Palazzo Zanca, infatti, i due consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Libero Gioveni e Dario Carbone, fanno parte dell’opposizione al sindaco Federico Basile, politicamente legato a Cateno De Luca e sostenuto da Sud chiama Nord. Non si tratta soltanto di una distinzione formale tra maggioranza e minoranza. Il centrodestra messinese si è contrapposto a Basile anche sul piano elettorale e continua a rappresentare un’alternativa politica all’amministrazione comunale.
Gioveni, capogruppo di FdI, ha inoltre assunto posizioni critiche nei confronti dell’amministrazione, contestando recentemente la relazione di inizio mandato del sindaco e sollevando interrogativi sulla gestione contabile del Comune. E allora la domanda sorge spontanea: come possono Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord essere alleati a livello nazionale e continuare a combattersi politicamente a Messina? La politica conosce certamente accordi differenti a seconda dei territori, ma il nuovo rapporto tra De Luca e Meloni rende questa situazione particolarmente delicata.
Tre livelli politici, tre schieramenti diversi: quanto può durare il paradosso?
La situazione presenta dunque tre scenari differenti.
A Roma, Sud chiama Nord raggiunge un accordo con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia in vista delle prossime elezioni politiche.
A Palermo, lo stesso movimento rimane all’opposizione del governo Schifani, sostenuto anche da Fratelli d’Italia.
A Messina, Fratelli d’Italia, con Libero Gioveni e Dario Carbone, continua a essere all’opposizione dell’amministrazione Basile, espressione della realtà politica guidata da Cateno De Luca.
Una geografia politica singolare, nella quale alleanze e contrapposizioni cambiano attraversando i diversi livelli istituzionali
Una geografia politica singolare, nella quale alleanze e contrapposizioni cambiano attraversando i diversi livelli istituzionali. Naturalmente, non esiste alcun obbligo per cui due partiti alleati alle elezioni nazionali debbano necessariamente condividere la stessa posizione in tutti i Comuni o in tutte le Regioni. Le amministrazioni locali hanno storie, programmi ed equilibri propri. Ma il problema politico rimane: l’accordo con Meloni è destinato a restare circoscritto a Roma o rappresenta il primo passo di un riavvicinamento più ampio tra Sud chiama Nord e il centrodestra? È questo l’interrogativo che riguarda direttamente Messina e la Sicilia. Perché se l’intesa resterà soltanto nazionale, il paradosso potrà continuare senza modificare gli attuali schieramenti. Se invece si cercherà di estenderla anche al territorio, sarà necessario affrontare le divergenze politiche che oggi separano De Luca dal governo Schifani e Fratelli d’Italia dall’amministrazione Basile.


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