Qualcosa di importante si muove al Centro della politica italiana. E non si tratta soltanto dell’ennesimo tentativo di ricostruire un Terzo Polo, ma di una partita assai più ambiziosa, destinata a incidere sugli equilibri del prossimo Parlamento e, potenzialmente, sulla stessa identità del centrodestra. Mentre la contrapposizione tra la coalizione guidata da Giorgia Meloni e il campo largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte continua a dominare il dibattito nazionale, una serie di iniziative e dichiarazioni sta facendo emergere uno scenario alternativo. I protagonisti sono Roberto Occhiuto, Carlo Calenda, Luigi Marattin e Pina Picierno. Le loro strategie non coincidono, talvolta entrano apertamente in conflitto, ma ruotano attorno alla medesima questione: chi rappresenterà il mondo liberale, europeista, moderato e riformista alle elezioni politiche del 2027?
Occhiuto apre le porte del centrodestra a Calenda e Marattin: la strategia liberale di Forza Italia
A rendere particolarmente interessante questa fase è soprattutto l’iniziativa del presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto. Da settimane il governatore calabrese insiste sulla necessità di rafforzare il profilo liberale e riformista del centrodestra, richiamando il partito fondato da Silvio Berlusconi alla sua vocazione originaria. Occhiuto, in più interrventi, ha espresso chiaramente il proprio auspicio: “io mi auguro invece che Calenda e Marattin possano far parte della parte liberale e riformista di un centrodestra che valorizzi di più quest’area”. Un messaggio politico significativo, soprattutto perché accompagnato da una netta presa di distanza dalla destra populista rappresentata da Roberto Vannacci. Per Occhiuto, la coalizione di governo potrebbe diventare più competitiva non inseguendo ulteriormente le posizioni sovraniste, ma allargando il proprio perimetro verso il mondo liberale e riformista.
Non è semplicemente una questione di alleanze elettorali. È una visione politica che punta a trasformare Forza Italia nel principale punto di riferimento del riformismo italiano, recuperando uno spazio che il bipolarismo ha progressivamente compresso. L’obiettivo è rafforzare il centrodestra dall’interno, riequilibrandone il baricentro e offrendo rappresentanza a un elettorato che non si riconosce né nel populismo né nelle componenti più radicali della sinistra.
Calenda e Picierno costruiscono un Centro autonomo che potrebbe guardare a destra
Su un binario differente, almeno nella fase attuale, si muove Carlo Calenda. Il leader di Azione punta a costruire una coalizione autonoma dai due principali schieramenti (guardando a destra), con l’ambizione di presentare una proposta politica riconoscibile alle elezioni del 2027 che magari, alla fine, si potrebbe anche alleare con la coalizione di Governo.
Come osserva Salvatore Di Bartolo in un editoriale pubblicato su “Il Riformista”, dietro questa operazione potrebbe esserci un calcolo politico particolarmente interessante: conquistare una posizione determinante nel futuro Parlamento, sfruttando le opportunità offerte dalla nuova legge elettorale. Attorno ad Azione potrebbe prendere forma un progetto capace di coinvolgere Spazio Pubblico di Pina Picierno, la realtà europeista animata da Piercamillo Falasca e Davide Nahum e altre componenti dell’arcipelago riformista, tra cui la neonata Federazione dei Riformatori.
Marattin apre sin da subito al centrodestra
Meno attendista è la posizione di Luigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico. Intervistato dal “Foglio”, Marattin non ha escluso una possibile alleanza subito con il centrodestra, sintetizzando la sua posizione con una frase destinata a far discutere: “se son rose fioriranno”. Un’apertura accompagnata da precise condizioni programmatiche e dal rifiuto di un’intesa che comprendesse Vannacci. Marattin ritiene che molte delle proposte liberaldemocratiche in materia di fiscalità, scuola, energia e riduzione della spesa pubblica trovino oggi maggiore ascolto nel centrodestra rispetto al campo largo.
La nuova legge elettorale e la soglia del 42%: perché il Centro può diventare decisivo
A rendere questa partita particolarmente delicata è la nuova legge elettorale, approvata definitivamente nell’ottobre 2026. Il sistema prevede un impianto proporzionale con un premio di governabilità di 70 deputati e 35 senatori, attribuibile alla lista o coalizione che arrivi prima e raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere, nel rispetto delle ulteriori condizioni previste dalla legge. Se nessuno schieramento riuscisse a raggiungere quella soglia, non scatterebbe il premio. E in un Parlamento senza una maggioranza precostituita potrebbe diventare determinante proprio una formazione liberale e riformista capace di ottenere una rappresentanza autonoma. È questa l’ipotesi al centro dell’analisi di Di Bartolo: Calenda potrebbe puntare non necessariamente a vincere le elezioni, ma a conquistare la forza parlamentare necessaria per condizionare la nascita di una maggioranza. In tale scenario, l’interlocutore più compatibile potrebbe essere il centrodestra, soprattutto nella sua componente moderata ed europeista. Non tanto per sostenere passivamente Meloni, quanto per negoziare un orientamento più liberale su economia, giustizia, politica estera e rapporti con l’Unione Europea.
La scommessa di Occhiuto: spostare il baricentro del centrodestra senza rompere con Meloni
È precisamente su questo terreno che la riflessione di Di Bartolo incontra l’iniziativa politica di Occhiuto. Il governatore calabrese cerca infatti di costruire le condizioni per una coalizione nella quale la componente liberale non sia più soltanto un alleato numericamente secondario, ma un protagonista delle scelte politiche. Una strategia che non si pone in contrapposizione con Giorgia Meloni, ma che punta a completare e rafforzare il progetto del centrodestra. Occhiuto riconosce alla presidente del Consiglio il merito di avere consolidato la leadership della coalizione, ma sottolinea che la capacità di attrarre riformisti e moderati non può essere affidata esclusivamente a Fratelli d’Italia.
In questa prospettiva, un rapporto politico con Marattin e Calenda potrebbe rappresentare una grande opportunità per Forza Italia. Ma mentre Marattin lascia aperta la porta a un accordo elettorale, Calenda continua a difendere una soluzione autonoma. Due strade differenti che, soltanto in determinate condizioni parlamentari, potrebbero eventualmente incontrarsi.


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