Il giornalista Filippo Veltri, con una prefazione di Santo Strati e un’introduzione di Gioacchino Criaco, ha scritto un libro sulla nostra regione “Il brutto anatroccolo. Il caso Calabria. Tra degrado e narrazione fasulla” (Callive edizioni). L’autore fin dall’introduzione tratteggia un territorio dalle tinte drammatiche, “piccolo e nero”, come
un brutto anatroccolo, ricordando che “la nostra regione è la penultima in Europa dal punto di vista sociale ed economico“. Infatti, malgrado il profluvio di parole che tentano di nascondere la realtà, la povertà, la drammatica situazione in cui versa la sanità, lo spopolamento che procede a grandi passi, rendono la regione irrecuperabile. Aggiungo che in molti calabresi di una certa età questa realtà, rappresentata dall’autore, suscita un sentimento di sdegno e, quello che fa più rabbia, anche di rassegnazione. Purtroppo questo nostro territorio ha una storia particolare. Una terra di struggente bellezza, convissuta per secoli con una piaga incancellabile, l’isolamento, che ha segnato in profondità uomini e territorio tanto da far pensare che la vera isola fosse la Calabria non la vicina Sicilia.
Chi ama leggere i viaggiatori europei dei secoli scorsi, si accorge che in qualche passaggio del loro racconto sono costretti a mentire. Apparendo le strade, in certe zone, infestate dai briganti, talvolta erano costretti ad abbandonare la carrozza a Paola e da là imbarcarsi per Palermo. Anche da qui comincia a consolidarsi in certa opinione pubblica l’idea di un popolo trasgressore, che il brigantaggio postunitario accentua in forma definitiva, alimentando nel corso degli anni pregiudizi invincibili. Da alcuni decenni l’isolamento è stato superato. In Calabria esistono alcuni aeroporti, l’autostrada del sole arriva fino a Reggio Calabria per riprendere a tratti il suo tracciato, in Sicilia, ma intanto quella struggente bellezza cui facevo cenno, nel tempo, attraverso la mano dell’uomo, è in parte deperita. Rimane in vita solo quella sopravvissuta alla nostra edilizia selvaggia, praticata quasi sempre di frodo.
Il libro in ogni capitolo tratta brevemente un argomento
Il libro in ogni capitolo tratta brevemente un argomento. Contiene anche una bella intervista di Gioacchino Criaco data a Emiliano Morrone in cui lo scrittore calabrese tocca alcuni punti importanti della nostra vita associata. Fa un cenno all’autonomia differenziata che ormai si accinge ad abbattersi come un macigno su questo nostro territorio. Naturalmente lo scrittore non ha il tempo di soffermarsi sulle varie fasi di questo ultimo misfatto, strappato con la consueta tracotanza leghista in conferenza unificata dal ministro Calderoli al presidente Roberto Occhiuto. “Tu prima sottoscrivi le pre-intese per le quattro regioni del Nord Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria” – è più o meno questa la perentoria proposta del ministro – “ed io ti offro subito dopo il mio assenso per la fine del commissariamento della sanità in Calabria”. Un commissariamento, durato 16 anni, preteso da un governo di centrodestra e concesso da una giunta di centrodestra. Un record negativo così ampio che, nell’indifferenza del paese si abbattuto solo sulla Calabria.
Come appare qua e là nel libro, all’origine di tante vere e proprie vessazioni compare il ciclone Lega
Naturalmente, come appare qua e là nel libro, all’origine di tante vere e proprie vessazioni compare il ciclone Lega. Un movimento politico che, per quanto improvvisato e privo di strumenti culturali, riesce a instillare nelle vene del paese un diffuso sentimento antimeridionale e antiunitario. Un sentimento che finisce per diffondersi in forma silenziosa anche al di fuori del recinto leghista. Complice l’affievolirsi delle ideologie, tale sentimento ha finito in tempi brevi per scardinare alcuni concetti base della nostra convivenza – solidarietà, uguaglianza, unità – non a caso contenuti nella prima parte della Costituzione. Un sentire nuovo penetrato in tutti gli ambienti. Anche fra alcuni intellettuali, prevalentemente del Nord, i quali sono apparsi contagiati da questa livore antimeridionale, di cui è vittima per prima la Calabria.
Sono sentimenti che, anche grazie alla presenza della ‘ndrangheta, penetrano agevolmente nella fantasia del paese attraverso i titoli del telegiornale, la semplificazione dei media, il dilagare emotivo dei social. E qui entrano in gioco gli stereotipi contenuti nel libro di Veltri. Purtroppo quando questi si consolidano nella mente di un individuo diventano un grumo solido e compatto difficile da sciogliere.
Faccio qui una digressione che attiene alla mia vita politica. Appena diventato presidente della regione sentivo, anche grazie al ruolo istituzionale, crescere a dismisura intorno a me il veleno di certi pregiudizi.
Non so quante persone, tutte di un certo peso nazionale ho condotto personalmente a Riace per mostrare una regione diversa
Cercai invano qualche rimedio fino a quando ebbi la fortuna di incontrare Mimmo Lucano, sindaco di Riace, il quale, com’è noto, ha fatto del suo paesino il luogo fatato dell’accoglienza, dove uomini, donne, ragazzi e ragazze dal viso scuro vivono, lavorano e giocano in armonia. Non so quante persone, tutte di un certo peso nazionale ho condotto personalmente a Riace per mostrare una regione diversa. Una di queste in particolare diede a quel paesino adagiato sulla collina una notorietà europea. Mi riferisco a Wim Wenders che riuscii con perseveranza a convincere a venire a Riace – quando si dice la fortuna – per vedere la vera Calabria. Quella dell’accoglienza che non respinge mai un viandante che bussa inatteso alla sua porta. Una tradizione, come non mi stanco mai di ricordare, ereditata dal mondo greco ed esaltata, con l’avvento del cristianesimo, dal Vangelo di Matteo. So bene che oggi certi valori di convivenza non vanno di moda nel mondo, ma procedere in controtendenza, per Camus, se non ricordo male, rappresenta una ricchezza.
Torniamo al libro dove ho trovato un capitolo dedicato a Silvio Greco
Torniamo al libro dove ho trovato un capitolo dedicato a Silvio Greco, uno dei migliori biologi marini del nostro paese che racconta il rapporto che abbiamo noi calabresi col mare. I numeri che offre non sono tranquillizanti. Da presidente della giunta regionale l’ho nominato prima mio consulente e successivamente assessore all’ambiente. La collaborazione è durata poco perché alle elezioni regionali del 2010 sono stato sconfitto e sono uscito di scena. Confesso che chissà cosa avrei fatto perché anche con il centrodestra Greco avesse potuto continuare la sua opera. Ma la campagna elettorale era stata aspra e non ho avuto il coraggio di chiedere la sua conferma al mio successore. Avremmo oggi un mare del tutto risanato.
Dunque un libro breve, bello e vario che si legge d’un fiato. Mi ritaglio qualche riga per scrivere dell’unica parte che non mi trova d’accordo con l’autore. Mi riferisco al penultimo capitolo. Intitolato. “Servono ancora le regioni?” Certo che servono. Servono molto, perché custodiscono nel territorio che amministrano un potere operativo in mano al presidente, concesso dalla Costituzione, di cui non dispone neanche il capo del governo nazionale. Certo molto dipende dal personaggio che guida una regione. Il quale non deve caricarsi di deleghe per esibire narcisisticamente ai propri elettori l’impronta del potere. Di più. Deve saper scegliere dei collaboratori validi capaci di aiutarlo nelle continue difficoltà che è costretto ad affrontare. Infine esiste un elemento che a me sembra indispensabile alla carriera di un buon presidente: lasciare sul territorio il segno visibile del suo passaggio.


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