Il prezzo del petrolio torna a correre sui mercati internazionali, avvicinandosi alla soglia dei 110 dollari al barile. Il Brent registra un rialzo del 3,5%, raggiungendo i 109,6 dollari, mentre il Wti guadagna il 2,9% e sale a 100,8 dollari al barile, superando quota 100 per la prima volta dal 21 settembre. Il bilancio settimanale conferma la crescita delle quotazioni: dall’inizio della settimana il Brent ha guadagnato circa il 4,1%, mentre il Wti ha registrato un incremento dell’8,6%. A sostenere i prezzi sono soprattutto i timori per le forniture energetiche dal Medio Oriente e dalla Russia, in uno scenario caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche.
Petrolio in rialzo, pesano gli attacchi nello Stretto di Hormuz e i problemi della Russia
Tra i principali fattori che alimentano la risalita del greggio figura l’aumento degli attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il trasporto marittimo di petrolio. L’intensificarsi delle operazioni militari nella regione sta aumentando le preoccupazioni degli investitori sulla continuità delle forniture dal Medio Oriente.
A complicare il quadro contribuiscono le incertezze sulla capacità della Russia di mantenere le forniture di diesel. Un’unità primaria della raffineria di Ryazan, nella parte occidentale del Paese, è stata fermata in seguito a un attacco con droni, alimentando ulteriori dubbi sulla disponibilità di prodotti petroliferi.
Diesel russo, negli Stati Uniti un disegno di legge contro l’accordo di Trump
Un altro elemento che contribuisce alla crescita dei prezzi arriva dagli Stati Uniti, dove un gruppo di legislatori ha presentato un disegno di legge per bloccare l’accordo di Donald Trump sul diesel russo. La proposta difficilmente verrà approvata dall’attuale Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani. Tuttavia, i sondaggi suggeriscono che il partito potrebbe perdere la maggioranza dopo le elezioni di novembre. L’iniziativa legislativa offre quindi un’indicazione dei provvedimenti che potrebbero essere promossi qualora i Democratici conquistassero il controllo della Camera.
Secondo Mason Mendez, analista di Wells Fargo specializzato in beni reali a livello globale, citato da NBC News, la proposta alimenta i “crescenti dubbi sul fatto che un accordo sul diesel tra Stati Uniti e Russia possa effettivamente concretizzarsi”.
Medio Oriente, cresce il timore di un’escalation militare
Le tensioni geopolitiche continuano a condizionare le prospettive del mercato energetico globale. Gli investitori seguono con particolare attenzione gli sviluppi militari in Medio Oriente, soprattutto dopo l’intensificazione degli attacchi contro le navi commerciali e le infrastrutture regionali.
“Gli investitori restano inoltre preoccupati per un’ulteriore escalation militare in Medio Oriente, dato che nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi al trasporto marittimo commerciale e alle infrastrutture regionali”, ha aggiunto Mendez.
L’analista ha inoltre richiamato l’attenzione sulle prospettive dei prossimi mesi e sulle conseguenze che la disponibilità delle scorte potrebbe avere sull’andamento delle quotazioni.
“Guardando al 2027, la necessità di ricostituire le scorte globali, attualmente ridotte, potrebbe generare un’ulteriore fonte di domanda e mantenere elevati i prezzi dell’energia più a lungo”.
Iran in massima allerta per 72 ore, rifugi antiaerei mobili a Tel Aviv
Nel frattempo, la situazione in Medio Oriente registra nuovi segnali di tensione. L’Iran ha posto le proprie forze armate in stato di massima allerta per 72 ore, mentre a Tel Aviv vengono rapidamente dispiegati rifugi antiaerei mobili.
Gli sviluppi militari si inseriscono in un contesto di forte incertezza per i mercati petroliferi, già condizionati dai rischi sulle forniture e dalle tensioni diplomatiche. Il rialzo di Brent e Wti riflette le preoccupazioni per la disponibilità di greggio e prodotti raffinati, mentre gli operatori guardano alle possibili conseguenze di un ulteriore aggravamento della situazione regionale sui prezzi internazionali dell’energia.


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