I Carabinieri, l’Agenzia delle Entrate e il nuovo protocollo investigativo che fa arrabbiare la Guardia di Finanza: “siamo perplessi, si rischia confusione”

Il sindacato USIF contesta il protocollo quinquennale sulla formazione fiscale e investigativa tra Arma e Agenzia delle Entrate. Il segretario Piscozzo denuncia il rischio di duplicazioni, inefficienze e costi aggiuntivi per la Pubblica Amministrazione

Il nuovo accordo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate sulla formazione in materia fiscale e investigativa solleva le perplessità del sindacato della Guardia di Finanza, che chiede un intervento del Ministero dell’Economia e delle Finanze per chiarire i confini delle competenze tra le diverse amministrazioni dello Stato. Al centro della contestazione c’è il protocollo d’intesa quinquennale sottoscritto dall’Arma dei Carabinieri e dall’Agenzia delle Entrate, finalizzato alla realizzazione di attività formative congiunte in ambito fiscale e investigativo. A intervenire è Vincenzo Piscozzo, segretario dell’Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF), secondo il quale l’iniziativa rischia di creare sovrapposizioni con le funzioni specialistiche già svolte dalla Guardia di Finanza nella tutela delle entrate erariali, nel contrasto all’evasione fiscale e nelle investigazioni economico-finanziarie. Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sui possibili costi derivanti dalla duplicazione dei percorsi formativi, chiedendo una maggiore chiarezza nell’organizzazione delle attività e nella valorizzazione delle professionalità dei diversi Corpi.

Il sindacato dei finanzieri contesta l’accordo sulla formazione fiscale

La principale preoccupazione espressa dall’USIF riguarda la scelta di coinvolgere l’Arma dei Carabinieri nella formazione investigativa dei funzionari fiscali, in un settore nel quale la Guardia di Finanza dispone di competenze specialistiche consolidate e di un percorso addestrativo specificamente orientato alle indagini economico-finanziarie. Il sindacato ritiene necessario chiarire le ragioni della nuova collaborazione, per evitare che la formazione congiunta possa determinare sovrapposizioni operative o incertezze sul piano delle attribuzioni istituzionali. Una valutazione che Piscozzo esprime richiamando la missione storica del Corpo e la preparazione tecnica dei suoi appartenenti.

“Osserviamo con forte perplessità le recenti iniziative che rischiano di generare sovrapposizioni e confusione sul piano ordinamentale. La tutela delle entrate erariali, la lotta all’evasione fiscale e le investigazioni economico-finanziarie costituiscono da sempre la missione centrale della Guardia di Finanza, sorretta da un percorso formativo altamente specialistico e focalizzato proprio sulle tecniche investigative di settore. Risulta pertanto difficile comprendere la ratio che vede l’Agenzia delle Entrate promuovere moduli formativi con altre forze d’ordine e, contestualmente, Carabinieri operare come docenti di tecniche investigative per i funzionari fiscali”, dichiara Piscozzo.

Il rischio di duplicazioni e costi aggiuntivi per lo Stato

Un altro aspetto evidenziato dall’Unione Sindacale Italiana Finanzieri riguarda le possibili conseguenze economiche e organizzative dell’accordo. Secondo il sindacato, la creazione di percorsi formativi paralleli in ambiti nei quali esistono già strutture e competenze specializzate potrebbe comportare inefficienze e un impiego non ottimale delle risorse pubbliche. Piscozzo richiama anche precedenti situazioni di potenziale sovrapposizione tra amministrazioni, facendo riferimento al settore navale, e manifesta la preoccupazione che dinamiche analoghe possano estendersi alle attività fiscali ed economico-finanziarie. Si tratta di criticità prospettate dall’organizzazione sindacale, che chiede di valutare attentamente gli effetti del nuovo protocollo sulla distribuzione delle competenze.

“Creare duplicazioni di competenze e percorsi formativi paralleli rischia non solo di generare inefficienze, ma anche di gravare con costi superflui sulle casse della Pubblica Amministrazione”, evidenzia Piscozzo. “Purtroppo, logiche di potenziale sovrapposizione e posizioni ambigue si sono già verificate in passato in altri ambiti d’intervento, come nel settore navale. Trasferire queste dinamiche anche nel comparto fiscale ed economico-finanziario è una tendenza imbarazzante che non giova all’efficienza dello Stato né alla chiarezza d’azione delle diverse amministrazioni”.

USIF chiede l’intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze

La posizione del sindacato si conclude con una richiesta rivolta direttamente al Ministro dell’Economia e delle Finanze, affinché venga fatta chiarezza sulle finalità e sulle possibili implicazioni del protocollo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate. Piscozzo precisa che l’intervento dell’USIF non intende mettere in discussione il ruolo dell’Arma nella sicurezza del Paese, ma sottolineare la necessità di valorizzare le specificità professionali di ciascun Corpo, evitando dispersioni di risorse e competenze. L’obiettivo dichiarato è tutelare la preparazione tecnica della Guardia di Finanza e garantire una chiara distribuzione delle funzioni tra le amministrazioni impegnate nel contrasto all’illegalità economica.

“L’Arma dei Carabinieri svolge un ruolo fondamentale e insostituibile per la sicurezza del Paese; è dunque opportuno valorizzare le specificità di ciascun Corpo anziché disperdere preziose risorse e professionalità”, prosegue il segretario generale USIF. “Senza alcuna polemica, ma con un senso di profonda responsabilità istituzionale, chiediamo un sollecito intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze affinché si faccia piena chiarezza sulla situazione in corso. È indispensabile tutelare la storia, la specificità tecnica e la professionalità che le donne e gli uomini della Guardia di Finanza esprimono quotidianamente a presidio della legalità economica del Paese”.

La richiesta dell’USIF apre così un confronto sul coordinamento delle attività formative e investigative in materia fiscale e sulla necessità di evitare eventuali sovrapposizioni tra amministrazioni pubbliche. Il sindacato sollecita un chiarimento istituzionale che consenta di definire il rapporto tra il nuovo accordo quinquennale e le competenze specialistiche della Guardia di Finanza, salvaguardando l’efficienza dell’azione dello Stato e la valorizzazione delle professionalità impegnate nella tutela della legalità economico-finanziaria.