Gas, petrolio e carbone: l’Europa rinvia di tre anni le nuove regole sul metano. Ecco cosa cambia

Il Parlamento europeo approva a Strasburgo, con 341 voti favorevoli, la proposta di rinviare gli obblighi sulle emissioni di metano per gli importatori di combustibili fossili. Le nuove scadenze arrivano fino al 2031, ma restano esclusi i Paesi colpiti dalle sanzioni UE

Il Parlamento europeo ha approvato oggi, giovedì 22 ottobre, a Strasburgo, la propria posizione negoziale sulla modifica del regolamento metano, proponendo di rinviare di tre anni, anziché di uno come richiesto dalla Commissione europea, l’applicazione di alcuni obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. La proposta è passata con 341 voti a favore, 225 contrari e 6 astensioni. La decisione rappresenta un passaggio importante per il settore energetico europeo, alle prese con le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, le tensioni sui mercati internazionali e l’aumento dei prezzi dell’energia. Non si tratta ancora dell’approvazione definitiva delle nuove scadenze: il Parlamento dovrà ora negoziare con il Consiglio dell’Unione europea il testo finale della normativa.

Regolamento metano UE: perché il Parlamento vuole rinviare le nuove regole

La Commissione europea aveva proposto di posticipare di un anno alcuni obblighi previsti per gli importatori di combustibili fossili, inizialmente destinati a entrare in vigore il 1° gennaio 2027, insieme al rinvio dell’obbligo di rendicontazione dell’intensità di metano, previsto entro agosto 2028.

Il Parlamento europeo condivide la necessità di concedere più tempo agli operatori, ma propone un differimento più lungo, pari a tre anni. Alla base della richiesta ci sono anche le preoccupazioni degli importatori, che hanno segnalato il rischio di non riuscire a reperire forniture energetiche sufficienti e conformi alle nuove disposizioni europee, in una fase caratterizzata da mercati sotto pressione e prezzi elevati a causa della crisi mediorientale.

Gas, petrolio e carbone: le nuove scadenze proposte arrivano al 2031

Secondo la posizione approvata dall’Europarlamento, gli importatori di petrolio greggio, gas naturale e carbone avrebbero tempo fino al 31 maggio 2031 per dimostrare che i contratti di fornitura conclusi o rinnovati a partire dal 4 agosto 2024 riguardano esclusivamente combustibili soggetti a misure di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano equivalenti agli standard dell’Unione europea. La stessa scadenza del 31 maggio 2031 si applicherebbe anche alla rendicontazione degli sforzi compiuti dagli importatori per adeguare i contratti di fornitura già esistenti.

Un ulteriore rinvio riguarda la prima relazione sull’intensità di metano dei combustibili fossili immessi sul mercato europeo, che produttori e importatori dell’UE dovrebbero presentare entro il 5 agosto 2031, anziché entro il 5 agosto 2029.

Emissioni di metano: altri tre anni per le misurazioni degli impianti petroliferi e del gas

La proposta degli eurodeputati prevede inoltre di concedere tre anni supplementari agli operatori del settore petrolifero e del gas nell’Unione europea per presentare le relazioni contenenti le misurazioni delle emissioni di metano a livello di singola fonte e di intero sito.

Le scadenze verrebbero differenziate in base alla gestione degli impianti: per quelli gestiti direttamente dagli operatori, il termine slitterebbe a febbraio 2030, mentre per gli impianti non gestiti direttamente il nuovo termine sarebbe fissato ad agosto 2031.

Esclusi i Paesi sanzionati dall’UE: nessun rinvio per le loro forniture energetiche

Il Parlamento europeo introduce però una distinzione significativa: il rinvio delle nuove regole non dovrebbe favorire le importazioni energetiche provenienti da Paesi sottoposti a sanzioni dell’Unione europea.

Per il petrolio, il gas e il carbone originari di Paesi soggetti a sanzioni UE nel settore energetico, oppure esportati da tali Paesi direttamente o indirettamente, dovrebbe continuare ad applicarsi il calendario originario. Per contrastare eventuali tentativi di aggiramento delle disposizioni, gli importatori sarebbero inoltre obbligati a dichiarare separatamente i volumi di combustibili interessati dalle sanzioni, compresi quelli presenti all’interno di carichi misti.

Spetterebbe alla Commissione europea pubblicare e aggiornare l’elenco dei Paesi interessati, così da consentire l’applicazione delle regole previste.

Entro luglio 2029 una verifica europea su sanzioni, controlli e sicurezza energetica

Gli eurodeputati chiedono anche alla Commissione di presentare, entro il 1° luglio 2029, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni riguardanti gli importatori e l’intensità delle emissioni di metano.

Il documento dovrà esaminare diversi aspetti del sistema europeo, tra cui i regimi sanzionatori nazionali, l’accreditamento dei verificatori, il riconoscimento delle soluzioni per garantire la conformità alle regole e i progressi nello sviluppo della metodologia per misurare l’intensità di metano e definirne i valori massimi.

Un’attenzione particolare sarà dedicata alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico, considerata una delle questioni centrali nel contesto internazionale attuale.

Qualora dovessero persistere difficoltà nell’applicazione delle disposizioni o emergere minacce alla sicurezza delle forniture, la Commissione europea dovrebbe proporre ulteriori modifiche al regolamento.

Cosa succede adesso: negoziati con il Consiglio e procedura d’urgenza

Con l’approvazione della posizione negoziale, il Parlamento europeo è pronto ad avviare il confronto con il Consiglio dell’UE per definire la formulazione definitiva della normativa.

Per accelerare l’iter e garantire agli operatori del settore energetico una maggiore certezza giuridica sulle nuove scadenze, il Parlamento ha esaminato il dossier attraverso una procedura d’urgenza.

L’Europarlamento “auspica” che il regolamento modificativo possa entrare in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Cos’è il regolamento europeo sul metano e perché è importante per il clima

Il regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico è entrato in vigore il 4 agosto 2024 e rappresenta la prima normativa completa al mondo che disciplina anche le emissioni di metano collegate alle importazioni di petrolio, gas naturale e carbone.

La normativa stabilisce obblighi per la misurazione, la comunicazione e la verifica delle emissioni, oltre a disposizioni per individuare e riparare le perdite di metano negli impianti energetici. Prevede inoltre limitazioni alle operazioni di sfiato e combustione in torcia, pratiche che possono contribuire alle emissioni del settore energetico.

L’obiettivo è ridurre la dispersione di metano, un gas dal forte effetto climalterante, migliorando il controllo delle emissioni lungo la filiera dei combustibili fossili.

La posizione approvata a Strasburgo punta quindi a conciliare gli obiettivi ambientali dell’Unione europea con la sicurezza delle forniture energetiche, attraverso un allungamento dei tempi di applicazione di alcuni obblighi. La decisione definitiva sulle nuove scadenze arriverà soltanto al termine dei negoziati tra Parlamento e Consiglio.