Fermiamoci per riflettere su quanto sta accadendo e per fare la conta su quanto è già accaduto: poliziotti feriti, negozi saccheggiati, panchine distrutte, automobili date alle fiamme, strade sommerse dai detriti. Questo scenario (agghiacciante quasi quanto un teatro di guerra) non fa che denotare la bancarotta morale e il fallimento sistematico di una generazione che non possiede il senso della ragione. È lo specchio di una gioventù ostaggio di un’illusione che annienta in anteprima se stessa e poi chi crede in essa. La maggior parte di questi ragazzi – ma non parliamo dei casi particolari! – custodisce la rabbia del troppo avere o aver avuto, e del nulla sapere o aver saputo!
Sono anime vacue che non possiedono la lucidità per comprendere che non si può costruire un mondo migliore calpestando il cuore dei diritti civili. Questa gioventù dice al mondo che vuole cambiarlo, ma non nutre rispetto per esso o per il prossimo, né vanta considerazione per il sacrificio o la memoria e per l’esistenza umana. Il loro verbo è spaccare tutto! Non siamo di fronte a coscienze illuminate da ideali, ma davanti ai figli del nulla, cresciuti nel culto dell’effimero e incapaci di compiere lo sforzo di cambiare se stessi prima di tentare di cambiare il mondo!
La storia ci insegna che la violenza non è l’arma di chi crede nel cambiamento. Il rispetto per i propri simili, per il bene e i beni comuni, insieme alla consapevolezza che ogni azione violenta genera violenza, sono queste le fondamenta per un mondo migliore. Scambiare la brutalità per protagonismo e l’anarchia per libertà significa non aver compreso che il riscatto della società non germoglierà mai dal male. Chi semina odio non raccoglie solo odio, ma anche catene e lucchetti per la propria anima.
E poi, diciamoci la verità, dietro questi plotoni di incappucciati che si muovono per le nostre città devastandole, potrebbe celarsi un sistema che usa il caos come arma di potere. È una sorta di inganno perverso che sfrutta la frustrazione e la fragilità dei nostri ragazzi per trasformarli in arieti da sfondamento. I “ribelli” credono di combattere le ingiustizie del mondo, senza rendersi invece conto di essere loro il braccio armato delle ingiustizie del mondo!
La violenza è un cancro che divora chi la compie prima ancora di chi la subisce. Ogni ferita inferta alla comunità grida l’impotenza di chi, non sapendo costruire nulla, si svende per un frammento di eco mediatica. E fin quando i giovani non capiranno questo, non capiranno cioè che il cambiamento risiede nella verità, nell’etica, nell’amore e nel fare il bene, non saranno in grado di rappresentare la loro nazione come categoria giovanile, né saranno in condizione di comprendere di essere solo uno strumento alla mercé dei pochi. Perché il riscatto del mondo non arriverà calpestando il mondo, ma risvegliando gli animi e scuotendo le coscienze affinché, invogliate, imbocchino a poco a poco la via che affranca i popoli dalla schiavitù della disonestà e della perversione!


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