Le elezioni in Israele del 27 ottobre 2026 consegnano un quadro politico estremamente incerto. Nessuno dei due principali schieramenti dispone dei numeri necessari per governare e, mentre prosegue lo scrutinio, sono già iniziate le manovre per costruire nuove alleanze. Al centro delle trattative ci sono Yair Golan, Gadi Eisenkot e Yair Lapid, impegnati a individuare una possibile maggioranza alternativa a quella del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Ma a complicare i negoziati arriva la posizione di Avigdor Lieberman, che avrebbe interrotto gran parte dei contatti con gli altri leader dell’opposizione.
Elezioni Israele, Golan incontra Eisenkot e Lapid: iniziano le trattative per il governo
Secondo quanto riferisce il sito di notizie israeliano Ynet, Yair Golan, leader dei Democratici, dovrebbe incontrare domani, giovedì 29 ottobre, Gadi Eisenkot, presidente del partito Yashar, e Yair Lapid, numero due di B’Yachad, la formazione guidata dall’ex premier Naftali Bennett. Si tratterebbe di due incontri distinti, destinati ad avviare un confronto sulle prospettive di formazione del prossimo esecutivo dopo un voto che non ha prodotto una maggioranza parlamentare definita.
Intervistato da Channel 12, Golan ha confermato l’intenzione di incontrare domani tre leader politici per discutere della possibile formazione di un governo, senza però specificare tutti i nomi.
“Spero di incontrare tutti entro domenica”, ha dichiarato il leader dei Democratici, assicurando che lavorerà per convincere gli altri esponenti dell’opposizione della “missione cruciale” che li attende: “portare speranza alla popolazione di Israele”.
Golan non ha invece chiarito se tra i suoi interlocutori ci sarà anche Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beitenu, la cui posizione appare particolarmente delicata nei nuovi equilibri parlamentari.
Il presidente dei Democratici sostiene la necessità di costruire una maggioranza capace di affrontare le questioni legate alla sicurezza, alle riforme della giustizia e al futuro delle nuove generazioni. È inoltre l’unico leader del principale blocco di opposizione ad aver sostenuto apertamente la possibilità di collaborare con i partiti arabi per sostituire Netanyahu.
Risultati elezioni Israele: Netanyahu a 53 seggi, Eisenkot a 48. Nessuno ha la maggioranza
Gli ultimi dati dello scrutinio confermano una situazione di stallo politico in Israele. Con circa l’85,6% dei voti conteggiati, il blocco guidato dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu è accreditato di 53 seggi sui 120 della Knesset. Lo schieramento di opposizione guidato da Gadi Eisenkot si ferma invece, secondo le proiezioni basate sui voti scrutinati, a 48 seggi.
I due principali blocchi rimangono quindi lontani dalla soglia dei 61 parlamentari necessari per ottenere la maggioranza assoluta. Netanyahu avrebbe bisogno di altri otto seggi, mentre all’alleanza guidata da Eisenkot ne mancherebbero tredici.
Un ruolo potenzialmente decisivo potrebbe essere svolto dai partiti arabi, che secondo i risultati provvisori conquisterebbero complessivamente 19 seggi, distribuiti tra la Lista Unita, accreditata di 12 parlamentari, e Ra’am, con sette.
La loro eventuale partecipazione a una maggioranza, o il sostegno esterno a un governo alternativo, rappresenta tuttavia uno dei principali elementi di divisione tra le forze di opposizione.
Il conteggio non è ancora definitivo: restano da scrutinare le schede con procedure particolari, comprese quelle di militari, diplomatici ed elettori che hanno votato fuori dalle rispettive sezioni. La distribuzione dei seggi potrebbe pertanto subire ulteriori variazioni.
Liberman rompe con l’opposizione: non risponde a Eisenkot e Bennett
Se Golan cerca di accelerare il confronto tra gli alleati, Avigdor Liberman sembra invece scegliere una strategia completamente diversa. Secondo quanto riferito da Channel 12 e rilanciato dal Times of Israel, il leader di Yisrael Beitenu avrebbe sostanzialmente interrotto i contatti diretti con gli altri esponenti dello schieramento di opposizione, pur mantenendo alcuni canali di comunicazione con i rispettivi staff elettorali.
In particolare, Liberman non risponderebbe alle telefonate di Gadi Eisenkot e Naftali Bennett, alimentando l’incertezza sulle sue intenzioni dopo il voto. La sua posizione potrebbe incidere in maniera significativa sulle trattative. Yisrael Beitenu è infatti accreditato di sette seggi, numeri importanti in un Parlamento nel quale nessuno schieramento dispone di una maggioranza autonoma.
Secondo la ricostruzione televisiva, Liberman si aspetterebbe che Eisenkot venga sottoposto a pressioni per entrare in un governo di unità nazionale con Netanyahu. Il leader di Yisrael Beitenu preferirebbe però che una simile decisione fosse presa autonomamente da Eisenkot, senza essere lui stesso a sollecitarla.
Questa posizione non equivale a una disponibilità di Liberman a entrare nell’esecutivo del premier uscente. Il leader ha infatti ribadito la propria contrarietà sia a un governo guidato da Netanyahu sia a un esecutivo di minoranza sostenuto dai partiti arabi.
Il nodo del governo di unità nazionale e le divisioni tra gli alleati
La possibilità di un governo di unità nazionale tra Netanyahu ed Eisenkot è uno degli scenari attorno ai quali si concentrano le prime discussioni del dopo-voto, anche se le differenze politiche tra i due leader rimangono profonde.
La questione divide soprattutto le opposizioni, che avevano affrontato la campagna elettorale con l’obiettivo comune di sostituire l’attuale governo, ma senza concordare una soluzione condivisa per l’eventualità di una maggioranza insufficiente.
Da una parte, Golan sostiene la necessità di esplorare anche il dialogo con le formazioni arabe. Dall’altra, Liberman rifiuta questa prospettiva e continua a escludere la partecipazione a un governo guidato da Netanyahu.
La ricerca di una coalizione diventa così particolarmente complessa, perché richiede non soltanto un accordo sulla distribuzione degli incarichi, ma soprattutto una convergenza politica su questioni che hanno profondamente diviso i partiti durante la campagna elettorale.
La strategia di Liberman: precedenti e incognite dopo il voto
Il silenzio di Liberman non rappresenta una novità assoluta nella sua carriera politica. Come ricorda il Times of Israel, il leader di Yisrael Beitenu ha già adottato in passato strategie attendiste prima di rendere pubbliche le proprie intenzioni sulle alleanze.
Dopo le elezioni del 2009, quando il suo partito conquistò 15 seggi e divenne determinante per la formazione del governo, Liberman si concesse una settimana di vacanza prima di aderire alla coalizione guidata da Netanyahu.
Un comportamento analogo si verificò dopo il voto dell’aprile 2019, quando scelse di partire per Vienna mentre il Paese entrava in una nuova fase di difficili negoziati politici.
Anche stavolta, dunque, l’assenza di contatti diretti non permette di considerare definitive le scelte di Liberman, ma rende più incerto il percorso verso la formazione del nuovo governo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?