Il voto arriva persino nei territori in cui si combatte. Israele si prepara alle elezioni politiche del 27 ottobre 2026 e, mentre il Paese continua a confrontarsi con una situazione di guerra e fortissime tensioni regionali, anche i soldati impegnati nelle operazioni militari possono esercitare il proprio diritto elettorale. Dalle alture del Monte Hermon fino a Eilat, passando per gli avamposti nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno avviato le operazioni di voto in circa 850 seggi militari.
Elezioni Israele 2026, i soldati votano anche a Gaza, in Libano e in Siria
Le operazioni elettorali nelle basi militari sono iniziate mercoledì 21 ottobre, sei giorni prima del voto nazionale per il rinnovo della Knesset, il Parlamento israeliano. Secondo quanto comunicato dall’IDF, circa un quarto degli 850 seggi sarà costituito da postazioni mobili, organizzate per permettere ai militari di leva e ai riservisti in servizio attivo di partecipare alle elezioni indipendentemente dal luogo in cui si trovano.
L’organizzazione comprende anche 40 avamposti nella Striscia di Gaza, numerose posizioni militari in Libano e nove avamposti in Siria. I seggi mobili seguiranno un programma prestabilito e le operazioni continueranno fino al 27 ottobre, compatibilmente con le necessità operative dell’esercito.
Il diritto di voto dei militari garantito anche durante i combattimenti
La responsabile delle operazioni elettorali dell’esercito, colonnello Vered Ben Yehuda, ha spiegato che l’obiettivo è consentire la partecipazione democratica di tutti i militari in servizio, anche nelle condizioni più difficili. In una dichiarazione ufficiale, l’IDF ha ribadito la propria missione di garantire il voto segreto anche durante le attività operative e i combattimenti oltreconfine, sottolineando l’impegno dell’istituzione militare a rispettare il calendario elettorale.
Israele è una dittatura? Cosa dimostrano le elezioni del 27 ottobre
Nel dibattito internazionale sul conflitto mediorientale, Israele e il governo di Benjamin Netanyahu sono oggetto di accuse molto dure, che talvolta arrivano a definire il Paese una dittatura. I fatti smentiscono le illazioni di una propaganda becera. In Israele esiste una competizione parlamentare multipartitica, il governo dipende dagli equilibri della Knesset e gli elettori possono determinare un cambiamento della maggioranza politica.
Le consultazioni del 27 ottobre vedranno confrontarsi il Likud di Netanyahu, i suoi alleati e diverse formazioni di opposizione, comprese liste guidate da esponenti della minoranza araba israeliana.
L’organizzazione del voto nelle postazioni militari, anche durante la guerra, rappresenta un ulteriore elemento concreto del funzionamento delle istituzioni elettorali israeliane. L’unico “regime” che va al voto con elezioni libere, in cui il “dittatore” potrebbe non essere riconfermato e che garantisce il voto anche in tempi di guerra. Pazzesco.








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