Si complica ulteriormente la formazione del nuovo governo in Israele dopo le elezioni politiche di martedì 27 ottobre. Avigdor Lieberman, leader del partito Yisrael Beytenu, ribadisce la propria contrarietà a qualsiasi coalizione che comprenda i partiti arabi, chiudendo una delle possibili strade per la nascita di un esecutivo alternativo a quello del premier uscente Benjamin Netanyahu. Una presa di posizione che arriva mentre si intensificano le trattative tra le forze politiche e cresce la pressione sull’opposizione per trovare un accordo con Ra’am e la Lista Unita.
Secondo quanto evidenziato dal Times of Israel, Lieberman è tra i leader che più fermamente rifiutano questa prospettiva. In un post pubblicato su Facebook ha ribadito la propria posizione senza lasciare spazio a interpretazioni: “Non ci saremo seduti accanto a sostenitori del terrorismo!”.
Lieberman attacca i partiti arabi: le accuse agli esponenti di Ra’am e Lista Unita
Nel suo intervento, il leader di Yisrael Beytenu ha chiamato in causa diversi esponenti delle formazioni arabe presenti alla Knesset. In particolare, ha criticato Yasser Hujirat di Ra’am, sostenendo che non consideri Hamas una “organizzazione terroristica”.
Lieberman ha inoltre citato Ofer Cassif di Hadash, formazione appartenente alla Lista Unita, accusandolo di aver “ha sostenuto” l’iniziativa giudiziaria promossa dal Sudafrica contro Israele davanti alla Corte internazionale di Giustizia. Un ulteriore riferimento riguarda Osama Saadi di Ta’al, anch’egli esponente della stessa alleanza, per aver intonato “l’inno palestinese la sera del voto”.
Si tratta di comportamenti e posizioni politiche che Lieberman richiama per motivare il proprio veto, associandoli al sostegno al terrorismo. Una qualificazione che rappresenta un’accusa politica del leader di Yisrael Beytenu e non un accertamento giudiziario nei confronti degli esponenti citati.
“Chiunque voglia contare su sostenitori del terrorismo può farlo”, incalza Lieberman, aggiungendo: “Yisrael Beytenu non ne farà parte”.
Israele senza maggioranza, il veto di Lieberman complica le trattative
Il rifiuto di Lieberman pesa sugli equilibri parlamentari emersi dalle elezioni. Nella nuova Knesset di 120 seggi, il blocco di Netanyahu si è fermato a 53 parlamentari, mentre le forze dell’opposizione hanno conquistato 48 seggi e i partiti arabi ne hanno ottenuti complessivamente 19. Nessuno dei due principali schieramenti dispone quindi autonomamente dei 61 seggi necessari per raggiungere la maggioranza assoluta.
Il coinvolgimento dei partiti arabi potrebbe offrire nuove possibilità per superare lo stallo politico, ma incontra la netta opposizione di Lieberman, che respinge tanto un’alleanza diretta quanto una soluzione di governo dipendente dal loro sostegno parlamentare.
Già nella giornata di ieri, il leader di Yisrael Beytenu aveva tracciato una linea invalicabile, dichiarando: “Non siederemo (in un governo) né con Bibi (il premier uscente Benjamin Netanyahu) né con Tibi (Ahmad Tibi di Ta’al)”.
Una doppia chiusura che rende particolarmente difficile il lavoro delle forze intenzionate a sostituire Netanyahu alla guida del Paese. Lieberman non intende governare con il premier uscente, ma neppure accettare una maggioranza sostenuta dai partiti arabi. Con questi veti, le trattative per il nuovo esecutivo israeliano si preannunciano complesse e il rischio di uno stallo politico resta concreto.


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