Mentre nel dibattito internazionale continuano a circolare accuse e rappresentazioni propagandistiche che descrivono Israele come un regime e Benjamin Netanyahu come un dittatore sottratto al giudizio degli elettori, la realtà delle urne racconta un quadro diverso: Israele si prepara a votare il 27 ottobre e il premier in carica potrebbe addirittura uscire sconfitto dalla consultazione. Le operazioni elettorali sono già cominciate nelle rappresentanze diplomatiche israeliane all’estero, mentre i sondaggi registrano un cambiamento significativo nei rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. È una dimostrazione concreta dell’esistenza di una competizione elettorale nella quale chi governa può perdere il consenso e il potere, pur senza esaurire da sola il dibattito sulla qualità della democrazia israeliana.
Elezioni Israele 2026, aperti i primi seggi: si vota già nelle ambasciate di tutto il mondo
Le prime schede elettorali sono state depositate nella notte, dando ufficialmente il via alle operazioni di voto per le elezioni israeliane del 27 ottobre. A esprimere per primi la propria preferenza sono il personale diplomatico israeliano impegnato all’estero e i rispettivi familiari.
Secondo quanto riferito dal Times of Israel, le operazioni si svolgeranno nell’arco di circa 30 ore, con l’apertura dei seggi durante le ore diurne locali di ciascun Paese. Complessivamente saranno attivi 101 seggi in 99 sedi diplomatiche, per un totale di circa 4.800 aventi diritto al voto. Si tratta di una procedura riservata agli inviati, ai diplomatici e ai loro familiari: la possibilità di votare all’estero non è infatti prevista per la maggior parte dei cittadini israeliani.
La prima rappresentanza ad aprire le urne è stata l’ambasciata israeliana a Wellington, in Nuova Zelanda, dove il voto è cominciato alle 9 del mattino locali, corrispondenti alle 23 della sera precedente in Israele. Un’ora più tardi è stata la volta della sede diplomatica israeliana nelle Fiji, inaugurata recentemente.
A chiudere le operazioni saranno invece i consolati di San Francisco e Los Angeles, dove i seggi resteranno aperti fino alle 20 locali, corrispondenti alle 6 del mattino successivo in Israele. Le schede raccolte nelle rappresentanze diplomatiche verranno successivamente trasferite in Israele e consegnate alla Knesset, il Parlamento israeliano, per le operazioni di scrutinio.

Sondaggi Israele, Netanyahu in difficoltà: il blocco di opposizione sorpassa la maggioranza
La vera novità politica arriva dagli ultimi sondaggi sulle elezioni in Israele, che delineano uno scenario meno favorevole al primo ministro Benjamin Netanyahu rispetto alle rilevazioni precedenti. Secondo un’indagine condotta da Zman Yisrael, il blocco dei partiti che sostiene l’attuale premier otterrebbe 47 seggi, contro i 55 attribuiti alle forze di opposizione.
Un distacco di otto parlamentari che rappresenta un cambiamento importante rispetto alle precedenti rilevazioni, nelle quali la competizione appariva molto più equilibrata.
La situazione rimane tuttavia aperta. La Knesset è composta da 120 parlamentari e per ottenere la maggioranza assoluta sono necessari 61 seggi. Nessuno dei due principali schieramenti, considerando la composizione dei blocchi indicata dal sondaggio, raggiungerebbe autonomamente questa soglia.
Il dato più significativo è comunque il ritorno in vantaggio del fronte contrario a Netanyahu. Ancora il 1° ottobre, una rilevazione dello stesso istituto attribuiva infatti un vantaggio al blocco che sostiene il premier. Anche il Likud, il partito guidato da Netanyahu, registra segnali di difficoltà. Nel sondaggio della settimana precedente risultava sostanzialmente alla pari con Yashar, la formazione di opposizione guidata da Gadi Eisenkot, mentre nella nuova rilevazione quest’ultima si colloca davanti.
Yashar supera il Likud: tutti i numeri dei partiti israeliani nei sondaggi
La rilevazione di Zman Yisrael offre un quadro dettagliato degli orientamenti elettorali e della frammentazione del sistema politico israeliano. A guidare la classifica è Yashar di Gadi Eisenkot, accreditato di 24 seggi, seguito dal Likud di Benjamin Netanyahu, che si fermerebbe a 20 parlamentari. Alle loro spalle si colloca B’Yachad, formazione di opposizione alla quale vengono attribuiti 13 seggi, seguita dall’alleato Yisrael Beytenu, che ne otterrebbe 10.
La Lista Congiunta, espressione di tre importanti partiti arabi, Balad, Hadash e Ta’al, raggiungerebbe quota 9 seggi. Seguono le formazioni ultraortodosse Shas e United Torah Judaism, insieme ai Democratici di sinistra, ciascuna con 8 seggi.
L’estrema destra di Otzma Yehudit otterrebbe 6 seggi, mentre Ra’am e la formazione Religious Zionism-Zehut ne conquisterebbero 5 ciascuna. Un quadro nel quale nessun singolo partito si avvicinerebbe alla maggioranza parlamentare, rendendo decisivi gli accordi tra le diverse forze politiche.
Il ruolo dei partiti arabi e di Ofer Winter: gli equilibri potrebbero cambiare
Uno degli elementi più interessanti dell’ultimo sondaggio riguarda il peso delle formazioni politiche esterne ai due principali blocchi.
I partiti a guida araba Ra’am e Lista Congiunta raggiungerebbero complessivamente 14 seggi. Pur essendo contrari a Netanyahu, queste formazioni vengono raramente incluse nelle coalizioni di governo. Diversa la posizione del partito Amcha Israel (Popolo d’Israele) di Ofer Winter, accreditato di 4 seggi. Winter ha espresso forti critiche nei confronti di Netanyahu, ma ha anche dichiarato la propria disponibilità a partecipare a un eventuale governo guidato dall’attuale premier.
Proprio l’inclusione di queste formazioni nelle rispettive aree politiche modificherebbe sensibilmente gli equilibri parlamentari. Considerando Amcha Israel nel blocco favorevole a Netanyahu, quest’ultimo passerebbe da 47 a 51 seggi.
Attribuendo invece i 14 parlamentari dei partiti arabi al fronte contrario al premier, il blocco di opposizione raggiungerebbe 69 seggi, superando ampiamente la soglia della maggioranza assoluta. Si tratta naturalmente di un’ipotesi aritmetica, che non equivale automaticamente alla possibilità di formare una coalizione di governo. Le differenze politiche tra i partiti, infatti, potrebbero incidere sulle eventuali trattative successive al voto.
Israele al voto il 27 ottobre: Netanyahu potrebbe perdere il governo
Il prossimo 27 ottobre rappresenta dunque un appuntamento cruciale per il futuro politico israeliano. I risultati dei sondaggi mostrano una competizione aperta, nella quale Benjamin Netanyahu non appare affatto sicuro della vittoria. Al contrario, il fronte delle opposizioni dispone, secondo le ultime rilevazioni, di un vantaggio che potrebbe diventare determinante nella futura composizione della Knesset.
Israele, democrazia e accuse di dittatura: il voto mette alla prova Netanyahu
A circa quattro anni dall’avvio dell’attuale esperienza di governo, Israele torna alle urne e lo fa in un contesto nel quale il primo ministro in carica potrebbe essere sconfitto. La competizione tra maggioranza e opposizione, la possibilità di un’alternanza e il ruolo decisivo degli elettori sono elementi fondamentali del funzionamento di un sistema democratico.
È proprio questo il dato che contrasta con le rappresentazioni secondo cui in Israele non esisterebbero elezioni competitive o Netanyahu sarebbe un governante impossibile da rimuovere attraverso il voto. Definizioni come “regime di Israele” e “Netanyahu dittatore“, quando vengono utilizzate per negare l’esistenza di questo meccanismo elettorale, non trovano conferma nei fatti descritti.
La presenza di elezioni competitive non risolve automaticamente ogni questione relativa alla qualità delle istituzioni democratiche, ma dimostra che il potere politico viene sottoposto al giudizio degli elettori.
Il 27 ottobre, dunque, i cittadini israeliani saranno chiamati a decidere non soltanto la futura composizione del Parlamento, ma anche la permanenza al governo di Benjamin Netanyahu. E proprio la possibilità concreta di una sua sconfitta costituisce uno degli aspetti più significativi di questo appuntamento elettorale: in Israele il governo può essere contestato, sfidato e sostituito attraverso le urne.


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