Il Brasile ha votato per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2026 in una delle consultazioni più attese e polarizzate degli ultimi anni. Le urne si sono aperte alle 8 del mattino e si sono chiuse alle 17 ora locale, le 22 in Italia, dando immediatamente il via allo spoglio. La sfida principale è quella tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, esponente del Partito dei Lavoratori, e il senatore Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. La posta in gioco va molto oltre il semplice avvicendamento alla guida del Paese. Il voto brasiliano può incidere infatti sulla collocazione internazionale della più grande economia dell’America Latina, sul rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump, sulla politica economica e sulle alleanze geopolitiche del Brasile. I principali osservatori internazionali descrivono la competizione come molto equilibrata e segnata da una profonda polarizzazione politica.
Lula cerca il quarto mandato, Flávio Bolsonaro punta all’eredità del padre
Lula da Silva, prossimo agli 81 anni, si presenta agli elettori per tentare di ottenere un quarto mandato presidenziale, dopo avere già guidato il Brasile in tre differenti legislature. Nel corso della campagna il presidente uscente ha insistito sul tema della sovranità nazionale, sostenendo che il Brasile debba difendersi dalle pressioni esterne e, in particolare, dall’influenza dell’amministrazione statunitense. Flávio Bolsonaro, 45 anni, affronta invece la sua prima corsa per la Presidenza e punta apertamente a raccogliere il consenso politico legato alla figura del padre Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal 2019 al 2022 e successivamente condannato e incarcerato per il tentativo di golpe seguito alla sconfitta elettorale. La competizione mette quindi di fronte due visioni molto diverse del Paese: quella del presidente progressista Lula e quella del candidato conservatore Bolsonaro, che ha costruito parte della propria campagna sulla continuità con l’esperienza politica del padre e sul rafforzamento dei rapporti con Washington.
Flavio Bolsonaro è in testa nello spoglio delle elezioni presidenziali
Flavio Bolsonaro è in testa nello spoglio delle elezioni presidenziali con il 49,19% dei voti, davanti al presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva, che ha ottenuto il 42,19%. Si tratta di dati preliminari relativi ad appena l’1,70% delle schede scrutinate e che confermerebbero comunque la necessità di un secondo turno il 25 ottobre. Alle spalle di Lula e Bolsonaro si collocano lo psichiatra e scrittore Augusto Cury (3,08%), l’attivista di estrema destra Renan Santos (2,47%) e l’ex governatore del Goias Ronaldo Caiado (2,33%).
Lula al voto: “si deve fare di più per garantire il futuro del Brasile”
Nel corso della giornata elettorale Lula da Silva ha votato e ha sventolato una bandiera brasiliana al seggio. Il presidente ha dichiarato che si “deve fare di più per garantire il futuro del Brasile”. La campagna di Lula ha puntato soprattutto sulla difesa delle politiche sociali, sulla sovranità del Brasile e sulla necessità di evitare una maggiore dipendenza politica dagli Stati Uniti. Il presidente uscente ha inoltre presentato il voto come una scelta che riguarda il futuro stesso della democrazia brasiliana e il ruolo che il Paese dovrà svolgere nel nuovo equilibrio internazionale.
Flávio Bolsonaro: “il Brasile non può sopportare altre sofferenze”
Anche Flávio Bolsonaro ha votato nelle prime ore della giornata e ha concentrato il proprio messaggio sulle condizioni economiche e sociali del Paese.Dopo aver espresso il proprio voto, il senatore ha dichiarato che “il Brasile non può sopportare altre sofferenze, come le tasse elevate e il numero così elevato di donne uccise”. Il candidato del Partito Liberale ha insistito in campagna elettorale sulla necessità di rilanciare l’economia, ridurre la pressione fiscale e rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti. Particolare attenzione è stata riservata anche al settore strategico dei minerali rari, sul quale Bolsonaro auspica accordi più favorevoli con l’amministrazione Trump.
Sondaggi fino all’ultimo in equilibrio
Alla vigilia del voto, i principali sondaggi descrivevano una competizione estremamente serrata tra Lula e Bolsonaro. Alcune rilevazioni attribuivano a Lula circa il 45% dei voti validi e a Flávio Bolsonaro percentuali comprese tra il 40 e il 43%, mentre altri istituti registravano distanze ancora più ridotte e veri e propri casi di empate tecnico. La sostanziale assenza di un candidato vicino con certezza alla maggioranza assoluta ha reso molto concreta, fin dalla vigilia, l’ipotesi del secondo turno. La legge brasiliana prevede infatti che, se nessun candidato supera il 50% dei voti validi, i due più votati si affrontino in un ballottaggio.
Secondo turno fissato per il 25 ottobre
In caso di mancato superamento della soglia necessaria, il secondo turno è previsto per il 25 ottobre. Le proiezioni precedenti al voto indicavano come altamente probabile proprio questo scenario, con una nuova sfida diretta tra Lula e Flávio Bolsonaro. Anche le simulazioni relative all’eventuale ballottaggio mostravano un equilibrio particolarmente accentuato. Alcuni sondaggi davano Lula leggermente avanti, altri Bolsonaro con un vantaggio minimo, mentre molte rilevazioni collocavano i due candidati all’interno della stessa margine di errore.
Quasi 159 milioni di brasiliani chiamati alle urne
Le elezioni del 2026 coinvolgono una platea enorme. Sono oltre 158,7 milioni gli elettori abilitati al voto in Brasile, dove la partecipazione è obbligatoria e l’eventuale assenza deve essere giustificata. La consultazione non riguarda soltanto la Presidenza della Repubblica. I brasiliani sono stati chiamati a scegliere anche 27 governatori statali, tutti i 513 deputati federali della Camera e 54 degli 81 senatori, oltre ai rappresentanti delle assemblee legislative dei vari Stati. Il voto del 4 ottobre assume quindi un peso enorme anche per gli equilibri parlamentari che accompagneranno il prossimo presidente.
Quasi 919mila elettori brasiliani all’estero
Anche la comunità brasiliana residente fuori dal Paese ha partecipato alle elezioni. All’estero il voto riguarda esclusivamente la scelta del Presidente e del Vicepresidente e coinvolge circa 918.876 elettori. I primi risultati provenienti dalle sezioni internazionali hanno offerto una fotografia molto frammentata del consenso. Lula ha prevalso in numerosi Paesi, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Malesia e diverse città della Cina, mentre Flávio Bolsonaro ha ottenuto risultati molto forti soprattutto in Giappone, oltre che in altri Paesi asiatici e del Medio Oriente.
Lula vince anche tra i brasiliani in Italia
Particolare interesse anche per i risultati provenienti dall’Italia. Lula è risultato il candidato più votato sia a Roma sia a Milano. Nella capitale ha raccolto il 59,8% dei voti validi, mentre a Milano, il più grande collegio elettorale brasiliano presente in Italia, ha raggiunto il 50,16%. A Milano Flávio Bolsonaro si è fermato al 40,6%, mentre nella capitale italiana il vantaggio del presidente uscente è stato ancora più ampio. Il risultato conferma una significativa presenza elettorale brasiliana in Italia, con decine di migliaia di aventi diritto distribuiti tra Roma e Milano.
In Asia risultati molto diversi tra Lula e Bolsonaro
Anche i dati provenienti dall’Asia mostrano una forte polarizzazione. Lula si è imposto in Malesia, Singapore, Corea del Sud e nelle principali città della Cina continentale, mentre Bolsonaro ha ottenuto una larghissima affermazione in Giappone, dove ha conquistato oltre il 70% dei voti validi nelle prime rilevazioni disponibili. Flávio Bolsonaro ha prevalso anche nelle Filippine e in altri Paesi dell’area asiatica e mediorientale. Questi risultati esteri, pur rappresentando una quota molto limitata rispetto al voto complessivo, offrono una prima indicazione della forte polarizzazione che caratterizza l’elettorato brasiliano anche fuori dai confini nazionali.
Sul voto l’ombra dell’inchiesta per possibili interferenze straniere
Uno dei temi più delicati della giornata è quello delle possibili interferenze straniere nel processo elettorale. La Polizia Federale brasiliana ha aperto accertamenti preliminari su una possibile interferenza esterna attribuibile agli Stati Uniti, dopo una segnalazione trasmessa dalle autorità brasiliane. Il direttore generale della Polizia Federale, Andrei Rodrigues, ha dichiarato: “si tratta di un’indagine in corso, una procedura preliminare”. L’inchiesta non equivale naturalmente all’accertamento di un’interferenza effettivamente avvenuta. Al momento si tratta di verifiche iniziali.
Il presidente del Tribunale Elettorale: nessuna “prova concreta”
A chiarire ulteriormente il quadro è intervenuto il presidente del Tribunale Superiore Elettorale, Kassio Nunes Marques. Nel corso di una conferenza stampa ha spiegato che “finora” non vi sono “prove concrete” di interferenze internazionali sui sistemi digitali o sulle apparecchiature utilizzate nel processo elettorale, pur ricordando che nei mesi precedenti erano state espresse preoccupazioni su possibili tentativi di influenza esterna. Il TSE ha ribadito che i rapporti delle forze di sicurezza e intelligence non hanno evidenziato elementi concreti di manipolazione del voto. La distinzione è fondamentale: l’inchiesta della Polizia Federale riguarda possibili interferenze politiche o esterne, mentre al momento non risultano prove di compromissione delle urne elettroniche o dei sistemi di voto.


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