La partita delle elezioni politiche del 2027 è già entrata nel vivo e, questa volta, una parte significativa delle nuove strategie nazionali passa dal Sud Italia. Non soltanto Roma, Milano o i tradizionali centri del potere politico: sono soprattutto Calabria e Sicilia a esprimere due dei protagonisti più presenti nel dibattito sulle alleanze delle ultime settimane. Roberto Occhiuto e Cateno De Luca, con percorsi, personalità e storie politiche differenti, stanno occupando uno spazio crescente nella discussione sul futuro delle coalizioni. Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia da una parte, il sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord dall’altra.
Entrambi protagonisti di interviste televisive, interventi sui giornali e iniziative politiche, entrambi impegnati a valorizzare il peso dell’area liberale, riformista e territoriale nel confronto nazionale. Il punto politico più interessante è proprio questo: mentre gli schieramenti tradizionali si preparano alle elezioni, il perimetro delle due coalizioni non è ancora completamente definito. E la partita per conquistare nuovi interlocutori si gioca anche attorno a figure capaci di rappresentare territori, amministratori locali e sensibilità politiche che non si riconoscono pienamente nelle identità dei partiti maggiori.
Campo Largo e centrodestra: due coalizioni alla ricerca degli equilibri
Da una parte c’è il Campo Largo, che ruota attorno a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, con il problema di definire il rapporto con un’area centrista e riformista ancora frammentata. Il centrosinistra deve tenere insieme culture politiche differenti, individuare una sintesi programmatica e chiarire il ruolo delle formazioni moderate. Le iniziative di Matteo Renzi, dei socialisti, di Progetto Civico e degli altri soggetti che si muovono nell’area centrale testimoniano un dibattito tutt’altro che concluso. Dall’altra parte c’è il centrodestra guidato da Giorgia Meloni, con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia come principali riferimenti. Anche qui, tuttavia, il lavoro politico non si limita a confermare la coalizione esistente: l’obiettivo è definire rapporti con nuove formazioni e allargare il confronto ad altre sensibilità.
È in questo contesto che assumono rilevanza le iniziative di De Luca e Occhiuto. Il primo ha già definito un accordo nazionale con il centrodestra attraverso Sud chiama Nord. Il secondo lavora politicamente per rafforzare il profilo liberale e riformista della coalizione, guardando a interlocutori come Luigi Marattin e Carlo Calenda. Due operazioni differenti, che concorrono a porre la stessa questione: quale spazio avranno nel 2027 i movimenti civici, gli amministratori locali, i liberali e i riformisti?
Cateno De Luca, dalla Sicilia alla politica nazionale: la sfida del partito dei sindaci
Cateno De Luca sta cercando di trasferire sul piano nazionale un modello politico costruito attraverso la sua esperienza amministrativa e il radicamento territoriale. L’accordo raggiunto con Giorgia Meloni per le prossime elezioni politiche rappresenta un passaggio importante nella strategia di Sud chiama Nord. Non si tratta, però, di un’adesione indistinta a tutti gli equilibri del centrodestra: De Luca ha precisato più volte che l’intesa riguarda il livello nazionale, mentre in Sicilia il suo movimento mantiene piena autonomia. Proprio questa distinzione rappresenta uno degli aspetti più particolari della sua strategia. Alleato di Meloni alle Politiche, oppositore di Renato Schifani alla Regione Siciliana: una doppia collocazione che De Luca rivendica apertamente e che conferma la volontà di mantenere una propria identità politica.
Il leader di Sud chiama Nord ha ribadito anche la propria candidatura alla presidenza della Regione Siciliana, escludendo che l’accordo nazionale comporti automaticamente un’intesa con l’attuale maggioranza regionale. Ma il progetto di De Luca guarda ben oltre Palazzo d’Orléans. Il partito dei sindaci, la valorizzazione degli amministratori locali e la costruzione di una rete nazionale di esperienze civiche costituiscono gli elementi attraverso i quali intende ampliare la propria presenza politica.
Roberto Occhiuto, il volto riformista di Forza Italia che guarda oltre i confini del centrodestra
Se De Luca punta sulla forza del civismo e degli amministratori locali, Roberto Occhiuto sta lavorando su un terreno diverso: quello dell’identità liberale e riformista del centrodestra. Il presidente della Regione Calabria, sempre più presente nei programmi televisivi e nel confronto politico nazionale, sostiene che Forza Italia possa diventare un punto di riferimento per le componenti riformiste che non si riconoscono nell’attuale configurazione del Campo Largo.
Non è soltanto una dichiarazione di principio. Occhiuto ha rivolto aperture esplicite a Luigi Marattin e Carlo Calenda, arrivando a richiamare anche altre figure dell’area moderata e liberale. In una recente intervista ha indicato proprio nell’allargamento ai riformisti una prospettiva alternativa all’intesa con la destra di Roberto Vannacci. Particolarmente significativo è stato il confronto con Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico, durante la trasmissione Ping Pong su Rai Radio 1. Occhiuto ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per l’ex parlamentare di Italia Viva e per il suo profilo liberale, auspicando un avvicinamento a Forza Italia.
Anche Marattin non ha escluso un possibile dialogo con il centrodestra, pur senza annunciare un accordo definitivo. È qui che emerge la prospettiva politica di Occhiuto: rafforzare la componente liberale della coalizione, ampliandone la rappresentanza senza modificarne necessariamente l’architettura fondamentale. La Calabria diventa così il punto di partenza di un’iniziativa che ha dimensioni nazionali. Occhiuto non parla soltanto da presidente di Regione, ma anche da dirigente di Forza Italia impegnato a discutere quale debba essere il ruolo del partito nel futuro centrodestra.
Il paradosso del Sud: territori spesso periferici che diventano centrali nella politica nazionale
C’è poi un dato politico che va oltre i singoli protagonisti. Calabria e Sicilia, spesso raccontate soltanto attraverso le loro emergenze economiche, infrastrutturali e sociali, stanno assumendo un ruolo importante nella discussione sugli equilibri nazionali. È un cambiamento di prospettiva interessante. Per anni il Mezzogiorno è stato prevalentemente terreno di competizione tra coalizioni decise altrove. Oggi due esponenti politici del Sud intervengono direttamente nella definizione delle strategie dei partiti nazionali. Da una parte, un sindaco siciliano che ha costruito una propria formazione politica e ha raggiunto un’intesa con la presidente del Consiglio. Dall’altra, un governatore calabrese che partecipa al dibattito sul futuro di Forza Italia e sulle possibili aperture del centrodestra.
Naturalmente, la centralità mediatica non equivale automaticamente a centralità elettorale. Le presenze televisive, le interviste e le dichiarazioni pubbliche dovranno trovare riscontro nei programmi, nella capacità organizzativa e nelle scelte degli elettori. Ma il protagonismo di De Luca e Occhiuto pone già una domanda significativa: il Sud potrà essere soltanto un bacino di consenso per le coalizioni nazionali o riuscirà a incidere concretamente sulla loro agenda politica?


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