Si è spento all’età di 69 anni, ad Ancona, il 9 ottobre, a seguito di un aggravamento delle condizioni di salute dopo il malore che lo aveva costretto a lasciare la guida dell’ente, Francesco Gesualdi. Era figlio di Giuseppe Gesualdi, “Peppino”, avvocato cassazionista nato a Castrovillari, giornalista, fondatore de Il Corriere di Roma e creatore dell’associazione “Brutium: I Calabresi nel Mondo”. Fratello di Gemma Gesualdi, attuale presidente del Brutium e consultore della Regione Calabria per i calabresi nel mondo, a lei vanno le nostre più sentite condoglianze.
Gesualdi è stato una colonna portante della cultura italiana
Francesco Gesualdi è stato una colonna portante della cultura italiana, mente lucida che ha propiziato il rinascimento delle produzioni cinematografiche nelle Marche. Giunto al vertice della Fondazione Marche Cultura e responsabile della Marche Film Commission nel luglio del 2022, portava con sé il sigillo di una prestigiosa carriera manageriale: direttore dell’Ail (Associazione Italiana contro le Leucemie) tra il 2015 e il 2022, docente al Dams di Management nelle imprese di comunicazione tra il 2013 e il 2014, e direttore delle Relazioni istituzionali per Cinecittà Istituto Luce tra il 2010 e il 2011.
Un autentico titano della cultura
Era un titano della cultura. Con lui si spegne un’aura di carattere personale, immersa nell’eco irripetibile di un’anima gentile, capace di intravedere prima di chiunque altro l’infinito cosmico di una terra che è riuscito a proiettare verso vette universali. Francesco Gesualdi è riuscito a tramutare infatti la comune realtà nella mera potenza della passione, quella fiamma che sa di segmento immenso e che sottrae ogni istante al logorio del tempo per farlo brillare per l’eternità. Lui è stato un solenne contrappunto eterno, sposo della dedizione, frutto di un’energia debordante di autenticità e passione, quasi alla pari di una divinità profetica che rivela l’autentico respiro di un domani futuristico e condiviso.
E mentre il mondo e la vita continuano a correre lungo i loro impervi confini, ciò che ci rimane di questo uomo così straordinario, non è la tristezza dell’addio, ma la vertigine di un’esistenza, seppure non più visibile, sempre presente: un battito sordo ma tenace e vivo, che continua a pulsare nella roccia del tempo, dando prova incancellabile che chi sa amare il mondo fino a consumarsi ne diventa, per sempre, il cuore e il respiro.


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