Dopo 23 anni, i soldati Usa lasciano l’Iraq. L’Iran esulta: il messaggio dei Pasdaran e il delicato equilibrio che resta

Completato il ritiro americano da Erbil dopo l’accordo tra Washington e Baghdad. L’Iran e i Pasdaran celebrano l’uscita degli Stati Uniti come una "vittoria storica"

Si chiude un capitolo che ha segnato profondamente la storia del Medio Oriente e della politica estera americana. Gli Stati Uniti hanno completato il ritiro delle proprie forze militari dall’Iraq, con la partenza degli ultimi contingenti dalla regione autonoma del Kurdistan iracheno, ponendo fine alla missione militare contro lo Stato islamico e, simbolicamente, a un ciclo geopolitico cominciato con l’invasione americana del 20 marzo 2003.

Sono trascorsi 23 anni, 6 mesi e 10 giorni dall’inizio dell’invasione dell’Iraq, anche se la presenza militare statunitense non è stata ininterrotta: Washington aveva già ritirato le proprie truppe nel 2011, salvo poi tornare nel Paese nel 2014, quando l’avanzata dell’ISIS aveva travolto vaste aree dell’Iraq e della Siria. È proprio la seconda fase, durata circa 12 anni, quella che il Pentagono considera ufficialmente conclusa con il ritiro del 30 settembre 2026.

Gli ultimi militari americani lasciano il Kurdistan iracheno

La fase finale del ritiro ha riguardato le forze rimaste nell’area di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Negli ultimi mesi il contingente statunitense, che in precedenza contava circa 2.500 militari, era stato progressivamente ridimensionato nell’ambito dell’accordo raggiunto nel 2024 tra Washington e Baghdad per porre fine alla missione della coalizione internazionale contro lo Stato islamico.

Il Dipartimento della Difesa americano ha indicato la partenza delle forze e delle attrezzature dalla base di Erbil come la conclusione della missione militare che aveva l’obiettivo di neutralizzare l’ISIS come minaccia organizzata sul territorio iracheno. Gli Stati Uniti continueranno tuttavia a mantenere forme di cooperazione con Baghdad, in particolare nell’addestramento e nel sostegno di intelligence alle forze irachene.

Il ritiro costituisce l’attuazione definitiva dell’intesa raggiunta nel 2024 e successivamente confermata dal nuovo governo iracheno.

Trump: “non pensiamo di avere più bisogno dei militari laggiù”

La scadenza era stata ribadita anche durante i colloqui tra il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca. Trump aveva spiegato in quell’occasione: “non pensiamo di avere più bisogno dei militari laggiù”. La dichiarazione del presidente americano è stata riportata durante l’incontro del 14 luglio 2026, nel quale al-Zaidi aveva confermato che il ritiro completo delle forze americane sarebbe avvenuto entro il 30 settembre.

Successivamente, il 12 agosto, dopo un incontro con il comandante delle forze statunitensi in Medio Oriente, l’ammiraglio Brad Cooper, il premier iracheno aveva nuovamente descritto quella del 30 settembre come una scadenza “fissa e definitiva” per la conclusione della missione militare della coalizione internazionale nel Paese.

Dall’invasione del 2003 alla guerra contro l’ISIS

Il ritiro assume un peso storico che va ben oltre la conclusione formale dell’operazione contro lo Stato islamico. Il 20 marzo 2003, gli Stati Uniti guidarono l’invasione dell’Iraq che portò alla caduta del regime di Saddam Hussein. Seguì una lunghissima fase di occupazione, insurrezione e violenza settaria che avrebbe trasformato radicalmente gli equilibri del Paese e dell’intero Medio Oriente.

Le forze statunitensi lasciarono l’Iraq una prima volta nel 2011, per poi rientrare tre anni dopo quando l’ISIS conquistò Mosul e vaste porzioni del territorio iracheno. Da quel momento Washington divenne il principale pilastro militare della coalizione internazionale impegnata contro il sedicente Stato islamico. Il Pentagono considera quindi il 30 settembre 2026 soprattutto la conclusione di una campagna anti-ISIS durata 12 anni, più che una presenza militare americana ininterrotta durata dal 2003 a oggi.

L’Iran celebra il ritiro degli Stati Uniti

L’uscita delle forze americane dall’Iraq viene letta in modo molto diverso a Teheran, dove l’Iran e le forze ad esso vicine considerano il ritiro una svolta strategica nei rapporti di forza regionali. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno descritto il ritiro delle forze statunitensi come una “vittoria storica”. In una nota, i Pasdaran hanno affermato: “l’espulsione degli Stati Uniti dall’Iraq è il frutto della determinazione incrollabile di questa fiera nazione a difendere la propria indipendenza”. L’auspicio delle forze armate iraniane è che anche l’Iran possa eliminare la minaccia americana.

Anche diversi gruppi armati iracheni vicini all’Iran hanno accolto con favore la conclusione della presenza militare americana. Reuters ha evidenziato come il ritiro possa rafforzare il peso di Teheran e delle milizie sciite filo-iraniane nello scenario iracheno, anche se resta aperto il problema della capacità di Baghdad di mantenere sotto il controllo dello Stato i gruppi armati non governativi.

Un nuovo equilibrio per l’Iraq dopo il ritiro Usa

La fine della missione apre quindi una fase nuova e delicata per Baghdad. Il governo iracheno rivendica una maggiore sovranità nazionale, mentre gli Stati Uniti passano da una presenza militare diretta a forme più limitate di collaborazione nel campo della sicurezza, dell’addestramento e dell’intelligence.

Resta però l’incognita rappresentata dalle cellule residue dello Stato islamico, oltre al crescente peso delle milizie sostenute dall’Iran e alle tensioni regionali che continuano a coinvolgere direttamente l’Iraq.

Il 30 settembre 2026 diventa così una data simbolica: non cancella le conseguenze di oltre due decenni di guerre, occupazioni e crisi, ma chiude definitivamente la presenza militare statunitense sul territorio iracheno e consegna a Baghdad la responsabilità primaria della sicurezza del Paese.

A più di 23 anni dall’invasione del 2003 e dopo 12 anni di nuova presenza militare contro l’ISIS, l’ultimo capitolo operativo americano in Iraq è terminato. Gli equilibri lasciati dietro di sé, invece, sono ancora tutti da definire.