Don Zampaglione, una preghiera per le proteste: la riflessione tra rabbia del Nord e pacatezza del Sud

Don Zampaglione riflette sulle differenze tra il disagio giovanile al Nord e le proteste pacifiche di lavoratori e agricoltori al Sud contro il carovita. Un appello alla dignità del lavoro, all'ascolto delle nuove generazioni e alla necessità di costruire un futuro più giusto, senza violenza e distruzione

Due Italie, due forme di protesta apparentemente lontane, ma accomunate da un profondo bisogno di attenzione, dignità e futuro. È questo il tema al centro della riflessione di don Zampaglione, che prende spunto dalle mobilitazioni contro il carovita nel Mezzogiorno e dal fenomeno dei cosiddetti “maranza” al Nord per interrogarsi sulle difficoltà sociali che attraversano il Paese.

Da una parte il disagio giovanile, che secondo il sacerdote può manifestarsi attraverso atteggiamenti provocatori, aggressività e vandalismo, ma dietro cui si nascondono spesso solitudine, mancanza di riferimenti e desiderio di appartenenza. Dall’altra le proteste di lavoratori e agricoltori del Sud, impegnati a difendere il proprio lavoro, il reddito e il futuro delle famiglie attraverso mobilitazioni che don Zampaglione descrive come pacifiche e civili.

Richiamando gli insegnamenti di San Giovanni Bosco e la dottrina sociale della Chiesa, il sacerdote invita a non fermarsi alla condanna dei comportamenti giovanili, ma a offrire ascolto e opportunità, valorizzando allo stesso tempo chi manifesta senza ricorrere alla violenza. Il messaggio è rivolto anche alle istituzioni, chiamate a garantire condizioni di lavoro dignitose e risposte concrete alle difficoltà economiche delle famiglie.

La riflessione si conclude con una preghiera per i giovani del Nord e i lavoratori del Sud, affinché la ribellione possa trasformarsi in una forza positiva e le richieste di giustizia sociale trovino finalmente ascolto. Di seguito la lettera integrale di don Zampaglione.

La riflessione di Don Zampaglione

“Carissimi amici, guardando al panorama del nostro Paese da Nord a Sud, il cuore di un pastore non può che interrogarsi di fronte ai segnali che arrivano dalle nostre comunità, in particolare dai più giovani e dal mondo del lavoro. Al nord spesso sentiamo parlare del fenomeno dei cosiddetti “Maranza”, associato a dinamiche di disagio, provocazione, o talvolta, di vera e propria distruzione e vandalismo nelle nostre città. COSA C’È DIETRO QUEL GRIDO? Spesso dietro la rabbia e l’ostentazione, si nasconde una profonda solitudine, una mancanza di punti di riferimento e il desiderio seppur distorto di esser visti. San Giovanni Bosco ci insegnava che nei giovani, anche nei più difficili, c’è sempre un punto accessibile di bene.

La distruzione non si combatte con la condanna, ma offrendo alternative di ascolto, di bellezza e di inclusione nelle nostre comunità. Guardando al nostro Sud, assistiamo a forme di protesta, ma animate da uno spirito altrettanto diverso: la difesa della dignità del lavoro, della terra e del futuro delle famiglie. La dottrina sociale della chiesa ci ricorda che il lavoro è lo strumento principale con cui l’uomo realizza se stesso. Quando questo manca, o quando mancano le tutele e le prospettive, la protesta diventa un dovere morale.

La bellezza profonda di queste mobilitazioni risiede nella scelta di portarle avanti in maniera pacata, civile e non violenta. Questo stile dimostra che si può chiedere giustizia senza distruggere, che la fermezza non ha bisogno della rabbia cieca, ma della forza della verità e della solidarietà. In fondo queste due realtà apparentemente così lontane ci parlano della stessa urgenza: il bisogno di futuro. In questi ragazzi (in quanto prete) dietro quelle divise tutti uguali, dietro la musica ad alto volume e l’atteggiamento di sfida vedo una profonda solitudine.

È il grido di una generazione che non si sente vista dagli adulti e che cerca un’identità nell’appartenenza al gruppo, “nel branco”. C’è la fame di essere qualcuno , ma declinata attraverso l’ostentazione o l’aggressività perché nessuno ha insegnato loro il valore dell’interiorità. Gesù non ha allontanato i ragazzi delle periferie della storia; è andato a cercarli. La Chiesa è chiamata ad aiutare queste ragazzi in maniera da far sì che la loro energia non diventi rabbia distruttiva ma forza generativa.

Lo sciopero pacifico al Sud ci ricorda che si può lottare per la giustizia senza cedere all’odio o alla distruzione. Signore Gesù, Pastore buono, del nostro tempo, volgi il tuo sguardo sulla nostra terra, da Nord a Sud. Ti preghiamo per i giovani del Nord, colma il vuoto delle loro anime, dona loro guide sapienti, e trasforma la loro ribellione in una forza per il bene. Ti preghiamo per i lavoratori e le famiglie del Sud: benedici la loro perseveranza e la loro mite e pacata protesta. Fai ascoltare il loro grido di giustizia a chi ha il potere di cambiare le cose e fa che sia data la possibilità a tutti di lavorare in maniera dignitosa e senza problemi di arrivare a fine mese. MARIA, MADRE DELL’ ASCOLTO E REGINA DELLA PACE, PREGA PER NOI“.