Da Gioia Tauro una storia di inclusione e fiducia: don Tillieci nella campagna nazionale per il sostentamento del clero

Da oltre trent'anni il sacerdote è impegnato al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Dai progetti per l'inserimento lavorativo alle iniziative per rendere accessibili le celebrazioni religiose, la sua esperienza è stata scelta per la nuova campagna nazionale a sostegno del clero

Da oltre trent’anni dedica il proprio impegno quotidiano alle persone con disabilità, alle loro famiglie e alla comunità di Gioia Tauro, promuovendo iniziative che favoriscono l’inclusione sociale, l’autonomia e la partecipazione alla vita comunitaria. È la storia di don Giovanni Battista Tillieci, sacerdote e responsabile dell’Ufficio Diocesano per la pastorale delle persone con disabilità della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, protagonista di un percorso umano e pastorale che affonda le proprie radici in un’esperienza vissuta a soli diciannove anni. Un incontro avvenuto durante il suo primo pellegrinaggio a Lourdes, che avrebbe segnato profondamente il suo modo di guardare alle fragilità e di prendersi cura degli altri. Oggi quell’esperienza si traduce in progetti concreti, dall’inserimento lavorativo delle persone con disabilità alla realizzazione di strumenti per rendere più accessibili le celebrazioni religiose, fino alla formazione dei catechisti e alla sensibilizzazione contro ogni forma di esclusione e discriminazione. Un impegno che ha portato don Tillieci a essere scelto tra gli otto sacerdoti protagonisti della nuova campagna nazionale per il sostentamento del clero.

L’incontro a Lourdes che ha segnato il percorso di don Giovanni Battista Tillieci

La storia di don Giovanni Battista Tillieci comincia a diciannove anni, quando salì per la prima volta su un treno diretto a Lourdes con il compito di prestare servizio ai pellegrini. Durante il viaggio, attraversando le diverse carrozze del convoglio, si ritrovò in una vettura attrezzata per accogliere persone costrette a viaggiare sdraiate. Fu proprio lì che conobbe Raffaele, un ragazzo cieco, poco più giovane di lui, con altre disabilità evidenti sul volto. Un incontro che avrebbe cambiato il suo modo di vivere il servizio agli altri. “Sul treno incontrai Raffaele, un ragazzo cieco poco più giovane di me, con altre disabilità evidenti sul volto.”, racconta don Giovanni Battista Tillieci. “Ricordo che, per un attimo, ebbi quasi l’istinto di distogliere lo sguardo: fu un riflesso brevissimo, ma non l’ho mai dimenticato. Quando arrivammo a Lourdes, il barelliere che lo seguiva fu chiamato con urgenza da un’altra parte e, prima di allontanarsi, mi disse soltanto: ‘Finisci tu’. Non sapeva che era il mio primo pellegrinaggio”. Il giovane volontario si ritrovò così, per la prima volta, a dover affrontare direttamente la responsabilità di assistere un’altra persona, senza avere ancora maturato alcuna esperienza in quel tipo di servizio.

Quel momento, inizialmente caratterizzato dall’incertezza, si trasformò in una lezione di fiducia e attenzione verso gli altri. “Restammo soli. Io sono il quarto di sei figli e, guardando Raffaele, pensai che avrebbe potuto essere uno dei miei fratelli”, prosegue il sacerdote. “Così mi rimboccai le maniche. Lui non poteva vedermi, ma si affidò completamente a me. Mi consegnò una fiducia totale senza sapere nemmeno chi fossi. È stato allora che ho capito quanto sia importante non fermarsi alla fragilità che si vede, ma riconoscere sempre la persona che si ha davanti”. A distanza di trentasette anni, quell’incontro rappresenta ancora un passaggio fondamentale della sua esperienza personale e pastorale. Da allora sono seguiti numerosi altri pellegrinaggi: per trent’anni, ogni estate, don Tillieci è tornato a Lourdes insieme all’UNITALSI, associazione della quale è Assistente ecclesiastico regionale della sezione calabrese. Un percorso costruito attraverso l’ascolto, l’accompagnamento e la disponibilità a mettersi concretamente al servizio delle persone.

Disabilità e lavoro, il progetto Job in progress per favorire l’inserimento nelle imprese

L’attività di don Tillieci è profondamente legata al territorio della Piana di Gioia Tauro e si sviluppa anche attraverso iniziative che puntano a trasformare l’assistenza in opportunità concrete di autonomia e partecipazione. In questo contesto si inserisce Job in progress, il progetto delle diocesi della Metropolia di Reggio Calabria, promosso insieme alla Camera di Commercio, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo anche delle persone con disabilità. L’iniziativa mira a superare una visione dell’inclusione limitata al semplice rispetto degli obblighi normativi, valorizzando invece le competenze individuali e il contributo che ogni persona può offrire all’interno del mondo produttivo. Il percorso presenta tuttavia difficoltà significative, soprattutto per le preoccupazioni di molte famiglie, che temono di compromettere un equilibrio costruito nel tempo attraverso sacrifici, rinunce e sostegni essenziali. La possibilità di iniziare un’attività lavorativa può infatti essere accompagnata dal timore di perdere definitivamente le tutele economiche e assistenziali già riconosciute, anche quando l’esperienza professionale potrebbe rappresentare un’importante occasione di crescita personale.

Don Giovanni Battista Tillieci conosce da vicino queste preoccupazioni, che emergono frequentemente nel confronto con le famiglie, e ha deciso di portare la questione anche all’attenzione delle istituzioni nazionali. “Con altri abbiamo presentato una proposta alla Ministra per le Disabilità e alla Ministra del Lavoro”, sottolinea il sacerdote, “perché chi riceve già dei sostegni possa sospenderli temporaneamente e sperimentare cosa significa lavorare, senza il timore di perderli definitivamente. Una persona deve poter verificare le proprie possibilità e costruire un progetto professionale senza essere costretta a rinunciare alla tutela che le garantisce sicurezza”. La proposta punta dunque a consentire alle persone con disabilità di sperimentare un percorso lavorativo mantenendo la possibilità di recuperare i sostegni precedentemente riconosciuti, senza dover affrontare il rischio di perderli in maniera definitiva. Un intervento pensato per favorire la costruzione di progetti professionali e permettere alle persone interessate di verificare concretamente le proprie capacità, senza compromettere quella sicurezza economica e assistenziale che rappresenta un elemento fondamentale nella vita quotidiana di numerose famiglie.

Celebrazioni accessibili e catechismo inclusivo: le iniziative nella comunità

L’attenzione all’inclusione si manifesta anche nella vita ordinaria della parrocchia, dove sono state adottate soluzioni specifiche per rendere più accessibile la partecipazione alle celebrazioni e alle attività comunitarie. Senza apportare modifiche al rito, sono stati predisposti sui banchi strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa, utilizzati per facilitare la comprensione e la comunicazione delle persone che presentano particolari necessità. Sono stati inoltre introdotti sottotitoli per le persone con disabilità uditiva e indicazioni visive pensate per agevolare l’orientamento tra l’assemblea e l’altare. Si tratta di interventi che mirano a rendere la partecipazione religiosa più accessibile, permettendo a un numero maggiore di persone di vivere pienamente i momenti comunitari. Un’attenzione specifica viene rivolta anche ai bambini con disabilità, attraverso la preparazione di materiali didattici e catechistici realizzati appositamente in base alle differenti esigenze. In collaborazione con l’Ufficio Catechistico Diocesano, vengono inoltre organizzati percorsi formativi destinati ai catechisti, finalizzati ad approfondire la conoscenza delle disabilità, soprattutto cognitive, e a individuare strumenti adeguati per favorire la partecipazione di ciascun bambino.

Il lavoro di sensibilizzazione coinvolge anche il tema della tutela dei minori e della prevenzione delle discriminazioni. In collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Tutela dei minori, vengono promossi incontri di formazione dedicati alle diverse forme di abuso, comprese quelle non fisiche, e alle situazioni di esclusione che possono interessare bambini e giovani con disabilità. Particolare attenzione viene riservata a circostanze che, pur non configurandosi necessariamente come episodi di violenza diretta, possono limitare concretamente i diritti e le possibilità di partecipazione dei più giovani. Tra gli esempi affrontati durante gli incontri figurano l’assenza di strumenti adeguati per accedere alle attività didattiche oppure l’impossibilità, per un bambino con disabilità, di partecipare a una gita scolastica insieme ai compagni. Situazioni che richiedono maggiore consapevolezza e interventi appropriati per garantire pari opportunità e tutelare i diritti delle persone coinvolte. L’impegno del sacerdote si sviluppa così attraverso iniziative che uniscono assistenza, formazione, accessibilità e attenzione alla dignità individuale, trasformando la cura in una dimensione concreta della vita comunitaria.

Don Tillieci tra gli otto protagonisti della campagna nazionale per il sostentamento del clero

La storia di don Giovanni Battista Tillieci è stata scelta per raccontare il valore del servizio sacerdotale nell’ambito della nuova campagna nazionale per il sostentamento del clero. Il sacerdote calabrese figura tra gli otto protagonisti dell’iniziativa, che riunisce testimonianze provenienti da diocesi e territori differenti, accomunate dalla scelta di dedicare gratuitamente la propria vita agli altri. La sua esperienza rappresenta una delle tante forme attraverso le quali i sacerdoti operano quotidianamente nelle comunità italiane, dalle corsie degli ospedali alle case di riposo, dalle parrocchie all’accompagnamento delle famiglie e delle persone che attraversano momenti di difficoltà. Una presenza che si concretizza attraverso gesti quotidiani, disponibilità all’ascolto, tempo condiviso e attenzione alle necessità delle persone. “Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto”, spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. “La gratuità però non si esaurisce in chi la pratica: chiede di essere riconosciuta, sostenuta, rimessa in circolo. Sostenere un sacerdote significa scegliere di rendere possibile quel dono per altri, per una comunità intera. È forse il gesto più controcorrente che esista in un’epoca in cui tutto ha un prezzo”.

Offerte deducibili per i sacerdoti: quasi 8 milioni raccolti nel 2025

La campagna nazionale richiama anche l’attenzione sulla possibilità di contribuire al sostentamento dei sacerdoti attraverso le offerte deducibili, uno strumento che permette ai fedeli di sostenere economicamente il ministero sacerdotale e, di conseguenza, la vita delle comunità nelle quali viene svolto. Le offerte derivano da una scelta libera e personale e sono destinate esclusivamente al sostentamento dei circa 31mila sacerdoti delle 226 diocesi italiane. Dal punto di vista fiscale, i contributi possono essere dedotti dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.032,91 euro all’anno, secondo quanto previsto dalla normativa. Nel 2025 la raccolta ha sfiorato gli 8 milioni di euro, grazie alla partecipazione di oltre 64mila donatori. Il risultato si mantiene sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente, registrando una lieve crescita che testimonia la continuità del sostegno offerto da numerosi fedeli alle attività e alla missione delle comunità parrocchiali. La vicenda di don Giovanni Battista Tillieci, dal primo incontro con Raffaele durante il pellegrinaggio a Lourdes fino ai progetti di inclusione sviluppati nella Piana di Gioia Tauro, racconta così un percorso nel quale il servizio sacerdotale si traduce in attenzione concreta alle persone, valorizzazione delle capacità individuali e iniziative rivolte a garantire una partecipazione sempre più ampia alla vita sociale e comunitaria.

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