Il lungo ciclo politico di Emmanuel Macron rischia di chiudersi con una Francia profondamente indebolita sul piano economico e politico. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il decennio di governo del presidente francese avrebbe trasformato il Paese nel “punto più debole d’Europa”, stretto tra rallentamento economico, crescita del debito pubblico e una sempre più evidente instabilità politica. Il quadro che emerge è quello di una delle principali potenze dell’Unione Europea alle prese con un accumulo di spese straordinarie, difficoltà nel contenimento dei conti pubblici e un Parlamento frammentato che rende sempre più complicato portare avanti nuove misure economiche.
Francia, il peso delle crisi sui conti pubblici
Una parte rilevante delle difficoltà francesi deriva dagli ingenti interventi economici messi in campo negli ultimi anni per rispondere alle diverse emergenze. Le misure anticrisi adottate durante la pandemia sono costate complessivamente 190 miliardi di euro, mentre gli interventi messi in campo durante la crisi energetica hanno avuto un costo pari a 72 miliardi di euro.
A queste cifre si aggiungono altri 6 miliardi di euro di spese legate al conflitto con l’Iran previsto per il 2026, secondo quanto dichiarato dal ministro delle Finanze francese Roland Lescure.
Il risultato è una pressione crescente sui conti dello Stato, mentre la Francia si trova contemporaneamente a dover affrontare un rallentamento dell’economia e una situazione politica che rende particolarmente difficile intervenire attraverso tagli alla spesa o aumenti delle entrate.
Instabilità politica e governi caduti
Il problema economico si intreccia sempre più con quello politico. La perdita della maggioranza parlamentare e la crescente frammentazione dell’Assemblea nazionale hanno reso molto più difficile per l’Eliseo costruire maggioranze stabili attorno alle principali riforme. Le tensioni sulle strategie da adottare per ridurre il deficit e riportare sotto controllo i conti pubblici hanno già prodotto conseguenze rilevanti.
Le dispute attorno a una riduzione della spesa pubblica da 40 miliardi di euro e all’ipotesi di un aumento delle tasse hanno contribuito alla caduta dei governi guidati prima da Michel Barnier e successivamente da François Bayrou.
Una sequenza di crisi che testimonia quanto sia diventato difficile trovare un equilibrio politico attorno alle scelte economiche necessarie per affrontare l’aumento del debito.
La riforma delle pensioni si blocca
Tra i dossier più delicati resta quello della riforma delle pensioni, uno dei simboli dell’azione politica di Emmanuel Macron. Nel nuovo scenario politico, il primo ministro Sébastien Lecornu ha bloccato la riforma, evidenziando ulteriormente le difficoltà del governo nel portare avanti l’eredità politica e programmatica costruita dall’Eliseo negli ultimi anni. Il tema delle pensioni rappresenta uno dei principali terreni di scontro tra Macron e le opposizioni e potrebbe diventare uno dei dossier centrali della prossima campagna elettorale presidenziale.
Le Pen e Mélenchon guardano già alle elezioni del 2027
Sul fronte politico, lo sguardo è, infatti, già rivolto alle elezioni presidenziali francesi del 2027. I principali avversari di Macron, Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, si stanno preparando all’appuntamento elettorale promettendo una revisione radicale delle politiche portate avanti negli ultimi dieci anni.
Entrambi puntano a rivedere completamente le riforme di Macron, costruendo la propria proposta politica proprio sulla contestazione dell’eredità economica e sociale dell’attuale presidente. La prospettiva apre uno scenario particolarmente delicato per la Francia: molte delle riforme considerate centrali durante il decennio macroniano potrebbero essere messe nuovamente in discussione con l’arrivo di una nuova maggioranza politica.


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