Si chiude con una sentenza di assoluzione per Cateno De Luca, secondo quanto comunicato dal suo legale Carlo Taormina, un nuovo capitolo della lunga vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti il leader di Sud chiama Nord, attuale sindaco di Taormina e deputato regionale siciliano, e l’ex procuratore generale di Messina Vincenzo Barbaro. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, chiamata a pronunciarsi nuovamente sul procedimento dopo una decisione della Corte di Cassazione, ha assolto De Luca dall’accusa di diffamazione aggravata e continuata. A rendere nota la decisione è l’avvocato e professore Carlo Taormina, che attraverso una lunga dichiarazione ripercorre le origini del contenzioso, le precedenti condanne e il successivo intervento della Suprema Corte, esprimendo soddisfazione per l’esito del nuovo giudizio. La vicenda affonda le proprie radici nei numerosi procedimenti giudiziari che negli anni hanno coinvolto De Luca e nelle critiche pubbliche che il politico siciliano aveva rivolto all’allora magistrato messinese, anche attraverso interventi sulla stampa, in televisione, sui social e con la pubblicazione del libro Lupara giudiziaria.
La Cassazione aveva annullato la condanna di De Luca nel marzo scorso
Secondo la ricostruzione fornita da Taormina, nel marzo 2026 la Corte suprema di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria, con la quale Cateno De Luca era stato condannato per diffamazione aggravata e continuata ai danni di Vincenzo Barbaro. Il procedimento era nato dalla querela presentata dall’ex procuratore generale di Messina, che aveva inoltre intrapreso un’azione civile chiedendo il risarcimento di danni quantificati, secondo il legale, in diverse centinaia di migliaia di euro. L’annullamento aveva comportato la necessità di un nuovo esame della vicenda da parte di una diversa sezione della Corte d’Appello reggina. Proprio questo nuovo giudizio, secondo quanto riferito da Taormina, si è concluso nella giornata di ieri con l’assoluzione del leader di Sud chiama Nord. “Ieri la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha chiuso il cerchio su questa annosa e scandalosa vicenda e ha sancito l’assoluzione dell’on. De Luca perché tutti i fatti oggetto di querela non sussistono”, dichiara l’avvocato.
Le origini dello scontro tra Cateno De Luca e l’ex procuratore Barbaro
Taormina ricostruisce anche il contesto nel quale erano maturate le dichiarazioni di De Luca oggetto del procedimento per diffamazione. L’ex procuratore generale Vincenzo Barbaro aveva precedentemente ricoperto incarichi presso la Procura della Repubblica di Messina, prima come sostituto procuratore e successivamente come procuratore aggiunto. Nel corso degli anni, secondo quanto ricordato dal legale, Barbaro aveva seguito iniziative giudiziarie riguardanti De Luca, con contestazioni relative a presunti reati contro la pubblica amministrazione, frodi tributarie, associazione per delinquere e falsità ideologiche.
Le vicende richiamate da Taormina riguardavano sia l’attività di De Luca alla guida di un importante patronato sia il periodo nel quale aveva ricoperto la carica di sindaco di Fiumedinisi, suo Comune d’origine. Nella ricostruzione del difensore rientrano anche i due arresti subiti in passato da De Luca, che Taormina descrive in termini fortemente critici, ricordando che uno era avvenuto dopo una seduta del Consiglio comunale e l’altro a breve distanza dalla sua seconda elezione all’Assemblea Regionale Siciliana. Si tratta di vicende che il legale richiama per spiegare il contesto del conflitto tra De Luca e l’ex magistrato, senza che ciò consenta di attribuire automaticamente responsabilità personali a Barbaro per le modalità di esecuzione dei provvedimenti giudiziari.
Il libro “Lupara giudiziaria” e le critiche pubbliche all’ex magistrato
Una parte centrale della controversia riguarda le iniziative pubbliche attraverso le quali Cateno De Luca aveva contestato l’operato dell’allora procuratore. Taormina ricorda che il suo assistito aveva utilizzato diversi strumenti di comunicazione, dalla stampa alla televisione, fino ai social network e alla pubblicazione del volume “Lupara giudiziaria”. Attraverso queste iniziative, De Luca aveva formulato critiche nei confronti dell’attività del magistrato e sollevato questioni relative anche ad alcune vicende familiari.
Nella nota del difensore vengono richiamate, in particolare, contestazioni rivolte da De Luca al figlio dell’ex procuratore, Serafino Barbaro, riguardanti attività nel settore della formazione professionale e partecipazioni ad aste immobiliari. Sono circostanze riportate da Taormina nell’ambito della ricostruzione delle accuse e delle critiche formulate all’epoca dal proprio assistito. Non costituiscono, sulla sola base della dichiarazione del legale, un accertamento di condotte illecite a carico delle persone menzionate. Proprio le affermazioni pubbliche rivolte a Vincenzo Barbaro avevano dato origine alla querela per diffamazione e alla successiva controversia giudiziaria.
Taormina: “la Cassazione ha riconosciuto l’ampiezza del diritto di critica nei confronti dei magistrati”
Un altro passaggio significativo della dichiarazione riguarda il contenuto della precedente decisione della Cassazione. Secondo quanto sostenuto da Taormina, la Suprema Corte avrebbe attribuito particolare rilievo al diritto di critica nei confronti di chi esercita funzioni giudiziarie, soprattutto quando si tratta di magistrati che ricoprono incarichi di responsabilità. Nella lettura proposta dall’avvocato, la posizione istituzionale di un magistrato non impedisce l’esercizio della critica pubblica, purché questa rispetti i presupposti previsti dall’ordinamento, tra cui la verità dei fatti utilizzati a fondamento delle affermazioni.
Taormina sostiene che la Cassazione abbia considerato adeguati gli argomenti utilizzati da De Luca per contestare l’operato di Barbaro, censurando così la precedente valutazione dei giudici di merito. La ricostruzione del difensore pone l’accento sul rapporto tra tutela della reputazione, libertà di espressione e possibilità di sottoporre a critica l’attività dei rappresentanti delle istituzioni giudiziarie. Per conoscere l’esatta portata dei principi affermati dalla Suprema Corte e delle valutazioni compiute nel nuovo giudizio d’Appello sarà necessario fare riferimento ai rispettivi provvedimenti.
L’assoluzione a Reggio Calabria e la soddisfazione del legale
Il nuovo pronunciamento della Corte d’Appello di Reggio Calabria rappresenta il punto centrale della comunicazione diffusa da Carlo Taormina. Dopo le precedenti decisioni sfavorevoli a De Luca, l’annullamento con rinvio della Cassazione aveva riaperto l’esame del procedimento, portando alla nuova sentenza di assoluzione annunciata dal difensore. Taormina sottolinea anche le conseguenze personali che la vicenda avrebbe avuto per il leader di Sud chiama Nord e per la sua famiglia, richiamando il peso umano di un contenzioso protrattosi nel tempo. “A parte il rammarico e la sofferenza umana vissuti dall’on. De Luca e dalla sua famiglia, prendere atto che esiste un giudice a Berlino è sempre cosa buona e rassicurante”, afferma l’avvocato.


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