Caro carburante e protesta autotrasportatori, Tiriolo attacca i promotori del fermo: “un errore rinviare il tavolo al Ministero”

Il rappresentante di interessi Domenico Tiriolo critica la decisione di alcuni promotori della mobilitazione in Calabria, Sicilia e Puglia di rinviare il confronto con il Governo sul caro carburanti. Dubbi sulle ragioni della scelta e timori di strumentalizzazioni politiche: l'appello a riprendere subito il dialogo istituzionale

“Si chiedono risposte concrete al Governo, si denunciano difficoltà economiche e si organizzano mobilitazioni per richiamare l’attenzione delle istituzioni. Poi, quando finalmente si ottiene una convocazione formale al Ministero, si decide di rinviare il confronto. Una scelta che, francamente, faccio fatica a comprendere e che ritengo sia stata un errore”. È quanto dichiara il dott. Domenico Tiriolo, rappresentante di interessi, intervenendo sulla decisione di alcuni promotori della mobilitazione dell’autotrasporto, che interessa Calabria, Sicilia e Puglia, di chiedere il rinvio del tavolo tecnico convocato per il 15 ottobre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“Grazie a un intenso interessamento e a una concreta disponibilità, eravamo riusciti ad aprire un canale formale con il Ministero, ottenendo la convocazione di un tavolo tecnico per affrontare le principali criticità del settore: caro carburante, carenza di liquidità, aumento dei costi di gestione, difficoltà nel pagamento delle rate dei mezzi e corrispettivi insufficienti. Non una promessa generica, ma un appuntamento istituzionale concreto, con una data e un orario precisi. Un’occasione per portare direttamente all’attenzione del Governo le difficoltà degli autotrasportatori e avviare un confronto sulle possibili soluzioni”.

Tiriolo esprime quindi perplessità sulle ragioni della decisione. “Quello che non comprendo è perché alcuni, all’interno dei promotori della mobilitazione, abbiano preferito mantenere il fermo anziché partecipare a un confronto istituzionale già ottenuto. È importante evidenziare che la scelta di non partecipare non è stata condivisa da tutti. Pur partecipando al tavolo tecnico, infatti, il fermo sarebbe stato comunque mantenuto e non revocato, proprio per rispetto verso quegli autotrasportatori che avevano già rinunciato alle corse. Per questo motivo, non si comprende una scelta così radicale, che ha finito per disattendere la volontà di una parte dei promotori che avrebbe invece voluto l’avvio immediato dell’interlocuzione. Se l’obiettivo è trovare soluzioni, perché rinunciare proprio all’occasione di discuterne con chi può intervenire? È una domanda che merita una risposta, soprattutto nei confronti degli autotrasportatori che stanno sostenendo sacrifici economici e personali per far sentire la propria voce”.

“Non vorremmo che le difficoltà reali di migliaia di operatori finissero per essere utilizzate da qualcuno per perseguire obiettivi politici estranei alle legittime rivendicazioni della categoria. In qualità di rappresentante di interessi, il dovere mi richiama a sottolineare la necessità di risolvere la problematica; quale rappresentante, il mio dovere è non condizionare la voce del legislatore e per questo motivo rivolgo questo pensiero sulla strumentalizzazione politica. Non abbiamo elementi per affermarlo, ma proprio per evitare equivoci sarebbe opportuno chiarire le ragioni di questa scelta”.

“La protesta è un diritto sacrosanto, ma non può diventare un’alternativa al dialogo. E soprattutto non dovrebbe impedire di cogliere le opportunità istituzionali che vengono costruite proprio per affrontare i problemi denunciati. Le difficoltà degli autotrasportatori non devono diventare terreno di strumentalizzazione politica. Devono trovare risposte concrete. E chi rappresenta una categoria ha il dovere di spiegare le proprie scelte, soprattutto quando queste comportano il rinvio di un confronto già formalmente convocato”.

Tiriolo richiama inoltre l’attenzione sulle modalità della mobilitazione.
“Auspichiamo che, come ci è stato comunicato, il fermo si svolga esclusivamente attraverso presidi ai margini delle strade, senza blocchi della circolazione e senza compromettere la viabilità e la sicurezza dei cittadini. Comprendiamo le difficoltà del comparto, ma è fondamentale che la protesta si svolga nel rispetto delle regole, evitando ulteriori disagi a famiglie, lavoratori e imprese. Infine, l’invito a riprendere il percorso istituzionale. Il nostro impegno resta immutato. Ringrazio chi ha consentito di aprire un’interlocuzione formale con il Ministero, dimostrando che, attraverso il lavoro istituzionale, è possibile creare occasioni concrete di confronto”.

“Ci auguriamo che prevalga il senso di responsabilità e che si possa tornare quanto prima a discutere nel merito delle richieste. Chi guida una protesta deve avere anche la responsabilità di sedersi a un tavolo e confrontarsi sulle soluzioni. Perché manifestare è un diritto, ma cercare risposte è un dovere verso chi si rappresenta. Le porte del Ministero erano state aperte. Rinunciare a varcarle è stata una scelta che, a mio avviso, non ha aiutato la categoria. Adesso è il momento di recuperare quell’opportunità, mettendo al centro esclusivamente gli interessi degli autotrasportatori”.

Dott. Domenico Tiriolo
Rappresentante di interessi presso camera dei deputati