Calabria, protesta per la scuola di Bocchigliero: il MET chiede chiarimenti sul tempo pieno e sui 101mila euro del PNRR

Le famiglie denunciano la mancata attivazione delle 40 ore e problemi con le dotazioni tecnologiche. Il Movimento Equità Territoriale presenta due richieste di accesso agli atti per verificare le decisioni sull'organico e la destinazione dei finanziamenti di Scuola 4.0. Mastruzzo: "Non si può chiedere alle persone di restare e contemporaneamente rendere più difficile crescere lì i propri figli"

Una scuola senza il tempo pieno richiesto dalle famiglie, dubbi sulle dotazioni tecnologiche e un finanziamento PNRR da oltre 101mila euro sul quale si chiedono chiarimenti. È il caso che sta facendo discutere a Bocchigliero, piccolo comune montano della provincia di Cosenza, dove genitori e cittadini hanno organizzato un sit-in pacifico per richiamare l’attenzione sulle difficoltà del servizio scolastico. A intervenire è Massimo Mastruzzo, componente del Direttivo nazionale del Movimento Equità Territoriale (MET), che annuncia il sostegno dell’organizzazione alle famiglie e illustra due richieste formali di accesso agli atti presentate per ricostruire le decisioni amministrative riguardanti la scuola primaria del paese.

Al centro della vicenda ci sono la mancata attivazione del tempo pieno a 40 ore, le condizioni delle apparecchiature tecnologiche segnalate dai genitori e la necessità di verificare la distribuzione delle risorse del progetto PNRR Scuola 4.0. Il Movimento precisa che le criticità rappresentate dalle famiglie sono ancora denunce da verificare e che l’obiettivo delle iniziative avviate non è individuare responsabilità prima di conoscere i documenti, ma ottenere risposte puntuali dalle istituzioni competenti.

La protesta delle famiglie: “Prima ancora di chiedere qualcosa bisognerebbe riconoscere che stanno già facendo una cosa: restare”

Il caso di Bocchigliero viene collegato dal Movimento Equità Territoriale a una questione più ampia, quella dello spopolamento dei piccoli centri montani calabresi e delle difficoltà incontrate dalle famiglie che scelgono di continuare a vivere nelle aree interne. Nella sua nota, Mastruzzo apre proprio con una riflessione sul valore di questa scelta: “Prima ancora di chiedere qualcosa alle famiglie di Bocchigliero bisognerebbe forse riconoscere quello che stanno già facendo: restare. Restare in un piccolo comune montano della provincia di Cosenza. Continuare a viverci, lavorarci, crescervi dei figli e mandarli alla scuola del paese. Continuare, insomma, a fare esattamente ciò che da anni istituzioni, programmi contro lo spopolamento e politiche per le aree interne sostengono di voler incoraggiare. Eppure proprio la scuola è diventata il motivo che ha portato genitori e cittadini di Bocchigliero a scendere in strada per un sit-in pacifico”. Il Movimento riferisce che le famiglie lamentano da tempo difficoltà nel rapporto con l’istituzione scolastica, oltre alla mancata attivazione dell’orario richiesto e a problemi relativi agli strumenti tecnologici della primaria. Questioni sulle quali, secondo il MET, è necessario ricostruire i fatti prima di formulare qualsiasi valutazione definitiva.

“Le famiglie denunciano da tempo difficoltà che riguardano il servizio scolastico e il rapporto con l’istituzione: la mancata attivazione del tempo pieno a 40 ore nonostante la richiesta espressa dai genitori, carenze nelle dotazioni tecnologiche della primaria, apparecchiature che secondo le loro testimonianze non sarebbero utilizzabili dagli alunni e difficoltà nell’ottenere un confronto soddisfacente sulle questioni sollevate. Sono denunce. Ed è importante chiamarle con il loro nome, perché stabilire oggi responsabilità che gli atti non hanno ancora consentito di accertare sarebbe sbagliato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare questa prudenza come ragione per non fare domande”, sottolinea Mastruzzo. Il Movimento Equità Territoriale ha quindi deciso di affiancare la mobilitazione attraverso il proprio referente locale, Luigi Vincenzo, che ha partecipato al sit-in e sostenuto le istanze dei genitori. La scelta dell’organizzazione è quella di procedere attraverso la documentazione amministrativa, per verificare quali richieste siano state effettivamente presentate dalla scuola, quali decisioni siano state assunte dagli uffici competenti e quali risorse siano state destinate al plesso di Bocchigliero.

Il nodo del tempo pieno: la scuola risulta organizzata su 24 ore, le famiglie ne chiedono 40

Uno dei punti principali riguarda l’organizzazione delle attività didattiche nella scuola primaria Bocchigliero-Centro, identificata dal codice CSEE84807G. Secondo quanto riportato dal Movimento, per l’anno scolastico 2026/2027 il plesso risulta organizzato secondo il modello delle 24 ore settimanali, mentre i genitori sostengono di aver espresso la volontà di ottenere il tempo pieno a 40 ore. Una differenza che ha spinto il MET a chiedere chiarimenti sull’intero percorso amministrativo, dalla richiesta iniziale fino all’assegnazione dell’organico. “Una delle questioni principali riguarda il tempo pieno. La primaria Bocchigliero-Centro, codice CSEE84807G, risulta organizzata nell’anno scolastico 2026/2027 secondo il modello delle 24 ore. Le famiglie sostengono invece di avere espresso la volontà di avere le 40 ore. Ma tra la richiesta dei genitori e l’assegnazione dell’organico esiste una catena di decisioni amministrative che deve essere ricostruita”, evidenzia Mastruzzo. Il punto, secondo il Movimento, è verificare se la volontà delle famiglie sia stata formalmente trasmessa dalla scuola agli uffici competenti e, in caso affermativo, quale risposta sia arrivata.

“La domanda, quindi, non può fermarsi a «perché Bocchigliero non ha il tempo pieno?». Bisogna sapere se la richiesta delle famiglie sia stata tradotta dalla scuola in una formale richiesta agli uffici competenti. Bisogna sapere quale organico sia stato richiesto, quale sia stato assegnato e, nel caso in cui le 40 ore siano state richieste ma non autorizzate, conoscere chi abbia assunto quella decisione e sulla base di quale motivazione”, prosegue il rappresentante del MET. L’organizzazione ritiene necessario chiarire anche se siano state valutate le possibilità previste dalla normativa per le scuole situate nei territori montani. Il tema non riguarda soltanto l’orario delle lezioni, ma anche gli strumenti attraverso i quali il sistema scolastico può tenere conto delle particolari condizioni demografiche e territoriali dei piccoli comuni. Per questo il Movimento chiede di conoscere nel dettaglio l’organico richiesto, quello effettivamente assegnato e le eventuali motivazioni amministrative che hanno determinato l’attuale modello orario della primaria.

Le deroghe per le scuole di montagna e la richiesta di accesso agli atti

Il MET richiama le disposizioni normative previste per la formazione delle classi nei territori montani, sottolineando che la situazione di Bocchigliero deve essere esaminata anche alla luce delle specifiche misure introdotte per contrastare gli svantaggi delle aree interne. “La questione diventa ancora più rilevante perché non stiamo parlando di una scuola collocata in un territorio qualsiasi. Bocchigliero è un comune montano. E il legislatore ha previsto strumenti specifici per evitare che l’applicazione meccanica dei normali parametri numerici produca effetti particolarmente penalizzanti proprio nelle piccole scuole dei territori montani. L’articolo 10-bis del decreto-legge 123 del 2023, successivamente modificato, consente agli Uffici scolastici regionali, ricorrendone le condizioni e nell’ambito delle dotazioni organiche disponibili, di derogare ai numeri minimi ordinariamente previsti per la formazione delle classi anche nelle scuole situate nei comuni montani. La legge 12 settembre 2025, n. 131, dedicata alla montagna, ha ulteriormente inserito la scuola dentro una politica che dovrebbe contrastare le conseguenze dello svantaggio territoriale”, si legge nella nota.

Mastruzzo precisa che queste disposizioni non attribuiscono automaticamente a ogni scuola montana il diritto al tempo pieno, ma rendono necessario verificare se gli strumenti previsti siano stati presi in considerazione. “Questo non significa, ed è bene dirlo con chiarezza, che essere una scuola di montagna attribuisca automaticamente il diritto al tempo pieno o a qualsiasi organico richiesto. Significa però che gli strumenti esistono. E allora diventa legittimo chiedere: quali di questi strumenti sono stati valutati per Bocchigliero? Quali deroghe sono state utilizzate? Quali erano possibili? Quali risorse sono state richieste e quali concesse?”. Per ottenere risposte, il 2 ottobre 2026 il Movimento Equità Territoriale ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Ufficio V, Ambito Territoriale di Cosenza dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria. La richiesta, secondo quanto comunicato dal MET, è stata acquisita con protocollo AOOUSPCS n. 14871 del 5 ottobre 2026, con data di arrivo certificata al 2 ottobre.

L’istanza riguarda gli anni scolastici 2025/2026 e 2026/2027 e chiede di conoscere il numero degli alunni, le classi e le pluriclassi richieste e autorizzate, l’organico richiesto dalla scuola e quello assegnato, il modello orario adottato e le eventuali deroghe ai parametri stabiliti dal DPR 81/2009, comprese le relative motivazioni. “È stato chiesto di mettere a disposizione gli atti relativi agli anni scolastici 2025/2026 e 2026/2027: numero degli alunni, classi e pluriclassi richieste e autorizzate, organico richiesto dalla scuola e organico assegnato, modello orario, eventuali deroghe ai parametri del DPR 81/2009 e relative motivazioni. E soprattutto è stato chiesto di sapere se per Bocchigliero sia stato formalmente richiesto il tempo pieno a 40 ore e, qualora lo sia stato, quale decisione sia stata assunta e perché”, precisa il Movimento. La documentazione richiesta dovrà consentire di ricostruire le decisioni che hanno portato all’organizzazione attuale del servizio scolastico, distinguendo le competenze della scuola da quelle degli uffici preposti all’assegnazione delle risorse.

Il progetto PNRR da 101.400 euro: il MET chiede dove siano finite le apparecchiature

Accanto alla questione del tempo pieno, il Movimento Equità Territoriale ha aperto un secondo fronte di approfondimento, relativo ai finanziamenti del PNRR Scuola 4.0. L’Istituto Omnicomprensivo Longobucco-Bocchigliero risulta beneficiario del progetto “L’AMBIENTE INCLUSIVO FA LA DIFFERENZA”, nell’ambito di Next Generation Classroom, per un importo complessivo di 101.400,52 euro. Il MET precisa che il finanziamento riguarda l’intero istituto e non esclusivamente la scuola primaria di Bocchigliero, evitando quindi di attribuire al singolo plesso risorse che potrebbero essere state destinate anche ad altre sedi. La questione sollevata riguarda invece la distribuzione delle apparecchiature acquistate, la loro effettiva consegna e la possibilità di verificare quali strumenti siano arrivati nella primaria del paese. Si tratta di accertamenti ritenuti necessari alla luce delle segnalazioni delle famiglie, che lamentano carenze nelle dotazioni tecnologiche e la presenza di attrezzature che, secondo le loro testimonianze, non sarebbero utilizzabili dagli alunni.

“Ma durante il lavoro sulla scuola di Bocchigliero è emerso anche un secondo capitolo. L’Istituto Omnicomprensivo Longobucco-Bocchigliero è beneficiario del progetto PNRR Scuola 4.0 – Next Generation Classroom denominato “L’AMBIENTE INCLUSIVO FA LA DIFFERENZA”, per un importo di 101.400,52 euro. Non sono 101 mila euro destinati alla sola primaria di Bocchigliero. Il finanziamento riguarda l’Istituto nel suo complesso e sostenere il contrario sarebbe scorretto. La domanda è un’altra. Che cosa è stato acquistato con quelle risorse e che cosa è arrivato effettivamente alla primaria di Bocchigliero?”, spiega Mastruzzo. Anche su questo aspetto il Movimento ha scelto di richiedere la documentazione amministrativa. Sempre il 2 ottobre è stata infatti presentata una seconda istanza di accesso civico generalizzato, questa volta indirizzata direttamente all’Istituto Omnicomprensivo Longobucco-Bocchigliero, con l’obiettivo di verificare l’utilizzo delle risorse finanziate e la distribuzione delle dotazioni nei diversi plessi scolastici.

Acquisti, consegne e inventari: i documenti richiesti alla scuola

La seconda richiesta di accesso agli atti riguarda il progetto finanziato, gli ambienti scolastici individuati per la trasformazione, i capitolati, gli acquisti effettuati, i documenti di consegna, i collaudi e gli inventari delle apparecchiature. Il Movimento vuole inoltre conoscere gli atti che permettano di ricostruire la destinazione dei materiali nei singoli plessi dell’istituto. “Sono stati richiesti il progetto, gli ambienti individuati per la trasformazione, i capitolati e gli acquisti, i documenti di consegna, i collaudi, gli inventari e soprattutto gli atti che consentano di ricostruire la destinazione delle apparecchiature nei singoli plessi. La richiesta è molto semplice da riassumere: 101.400,52 euro finanziati. Cosa è stato comprato? Cosa è stato consegnato? Cosa è stato inventariato? Dove è stato collocato? E cosa è arrivato a Bocchigliero?”, si legge nella nota. Il MET ribadisce che la richiesta non presuppone irregolarità già accertate, ma punta a ottenere elementi concreti per confrontare le informazioni contenute nei documenti con le condizioni segnalate dalle famiglie.

“Anche qui non esiste una sentenza già scritta. Se i documenti dimostreranno che determinate apparecchiature non erano destinate alla primaria di Bocchigliero, ne prenderemo atto. Se risulteranno assegnate ad altri plessi, sapremo dove sono andate. Se invece dovessero risultare assegnate, consegnate, inventariate o installate proprio nella primaria di Bocchigliero, sarà necessario confrontare gli atti con quanto segnalato dalle famiglie e capire quale sia la situazione effettiva. È precisamente questa la differenza tra una denuncia e un’inchiesta: non decidere prima quale debba essere la risposta. Ma pretendere che una risposta ci sia”, chiarisce Mastruzzo. Il rappresentante del Movimento sottolinea quindi che le verifiche potranno portare anche a conclusioni diverse rispetto alle ipotesi iniziali, a seconda di quanto emergerà dagli atti. L’obiettivo dichiarato è accertare la situazione effettiva del plesso, senza attribuire preventivamente responsabilità o formulare conclusioni non supportate dalla documentazione.

Le domande dei genitori e la mobilitazione contro le disuguaglianze territoriali

Le richieste di chiarimento avanzate dal MET coincidono con le questioni sollevate dai genitori nel corso della mobilitazione. L’organizzazione chiede innanzitutto se il tempo pieno sia stato formalmente richiesto e, qualora la richiesta sia stata presentata, quali decisioni siano state adottate dagli uffici competenti. Vuole inoltre verificare le risorse di organico assegnate alla scuola, le eventuali deroghe valutate per il territorio montano e la destinazione delle dotazioni acquistate attraverso il progetto PNRR. “Ed è questo, in fondo, che chiedono i genitori di Bocchigliero. Non un privilegio. Risposte. Il tempo pieno richiesto dalle famiglie è stato formalmente richiesto agli uffici competenti? Se sì, che cosa è stato deciso e perché? Quale organico è stato richiesto e quale è stato assegnato? Quali deroghe previste per le scuole dei territori montani sono state valutate o applicate? Quali apparecchiature sono state acquistate con il progetto Scuola 4.0? Quali sono state destinate alla primaria? Dove si trovano e quali sono oggi effettivamente utilizzabili dagli alunni? Domande alle quali non è necessario rispondere con una polemica. Bastano gli atti”, osserva Mastruzzo.

La vicenda viene infine collegata al tema delle opportunità educative nei piccoli comuni e alla necessità di rendere concretamente sostenibile la scelta delle famiglie di restare nei territori soggetti allo spopolamento. “Ed è difficile non vedere dietro questa piccola vicenda calabrese una questione molto più grande. Da anni discutiamo di spopolamento, aree interne, denatalità e abbandono dei piccoli comuni. Elaboriamo strategie, approviamo leggi, stanziamo risorse e ripetiamo che quei territori devono tornare attrattivi. Poi incontriamo delle famiglie che hanno fatto una scelta ancora più radicale di qualsiasi programma pubblico: sono rimaste. Vivono a Bocchigliero. Vi crescono i propri figli. Li mandano nella scuola del paese. E quando ritengono che quella scuola non offra loro ciò che dovrebbe, invece di andarsene decidono di organizzarsi, chiedere spiegazioni e manifestare pacificamente”, sottolinea il componente del Direttivo nazionale. Durante il sit-in, il referente locale Luigi Vincenzo ha indossato una maglietta con la scritta “SE NON ALLA PARI, MEGLIO SOLI”, richiamando il principio di equità territoriale sul quale si fonda l’azione del Movimento.

Il MET annuncia ulteriori iniziative: “Una scuola è una delle condizioni perché un paese possa avere un futuro”

La protesta dei genitori si è conclusa, ma il Movimento Equità Territoriale annuncia che continuerà a seguire la vicenda fino all’acquisizione e all’esame degli atti richiesti. “Forse è proprio la parola pari quella sulla quale vale la pena soffermarsi. Perché equità territoriale non significa garantire a tutti servizi identici ignorando le differenze dei territori. Significa fare in modo che quelle differenze non diventino una condanna a minori opportunità. Il sit-in è terminato. La mobilitazione dei genitori no. E nemmeno l’impegno del Movimento Equità Territoriale al loro fianco. Il MET continuerà a seguire le due istanze già presentate, analizzerà gli atti che verranno consegnati e, se le risposte saranno incomplete o non arriveranno, valuterà gli ulteriori strumenti previsti dall’ordinamento per ottenerle”, si legge nella nota. L’organizzazione intende quindi attendere la documentazione amministrativa prima di assumere ulteriori iniziative, riservandosi di utilizzare gli strumenti previsti dalla legge qualora le risposte risultassero insufficienti.

La conclusione dell’intervento di Mastruzzo torna sul significato della scuola per le comunità montane e sulla necessità di garantire condizioni adeguate alle famiglie che scelgono di continuare a viverci. “Non per costruire un processo contro qualcuno. Ma perché cittadini che pongono domande legittime alle istituzioni meritano risposte altrettanto precise. E prima ancora di chiedere alle famiglie di Bocchigliero di resistere allo spopolamento, bisognerebbe forse riconoscere il valore della resistenza che stanno già dimostrando. Non si può chiedere alle persone di restare e contemporaneamente rendere più difficile crescere lì i propri figli. Una scuola non è un servizio accessorio di un paese di montagna. È una delle condizioni perché quel paese possa continuare ad avere un futuro. A Bocchigliero nessuno sta chiedendo che un bambino abbia qualcosa in più perché vive in montagna. Sta chiedendo che non abbia qualcosa in meno per la stessa ragione”, conclude la nota. La vicenda resta dunque aperta, in attesa delle risposte alle due istanze di accesso civico presentate dal MET, che dovranno chiarire sia il percorso amministrativo relativo al tempo pieno sia l’effettiva destinazione delle apparecchiature finanziate attraverso il progetto PNRR Scuola 4.0.