La Calabria prova a ritagliarsi un ruolo diretto nella costruzione delle nuove politiche europee sul mare, portando a Bruxelles una proposta che punta a trasformare i Parchi Marini Regionali da semplici aree sottoposte a tutela a vere e proprie piattaforme territoriali di conoscenza, innovazione, turismo sostenibile, sicurezza e sviluppo della blue economy. È questo il senso del contributo trasmesso nelle scorse settimane dall’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria alla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea sulla futura legge europea sugli oceani e sulla revisione della Direttiva relativa alla pianificazione dello spazio marittimo. Una partecipazione che assume un peso particolare anche alla luce dei numeri: le adesioni italiane sono state complessivamente appena 46, pari al 5,29% del totale, mentre in tutta Europa soltanto 26 Pubbliche Amministrazioni, il 2,99% dei partecipanti, hanno scelto di intervenire. Numeri che collocano l’EPMR tra i pochi enti pubblici italiani entrati direttamente nel processo di consultazione proprio mentre si stanno definendo le nuove regole europee per il governo degli oceani.
La Calabria entra nella nuova governance europea del mare
La consultazione, chiusa dopo tre mesi di lavoro, ha coinvolto amministrazioni pubbliche, autorità, imprese, associazioni, esperti, cittadini e comunità costiere nella definizione del futuro quadro europeo per la gestione sostenibile dei mari. La Regione Calabria, attraverso l’EPMR, ha depositato il proprio contributo accompagnandolo con un documento tecnico che raccoglie proposte, progetti e una visione strategica costruita anche sulla base del know-how maturato dall’ente nel primo anno di gestione ordinaria. L’obiettivo è portare dentro il dibattito europeo un modello nel quale la tutela ambientale non sia separata dalla fruizione, dall’innovazione, dalla ricerca e dallo sviluppo economico sostenibile, ma diventi il punto di partenza per una nuova politica del mare capace di produrre conoscenza, occupazione qualificata e opportunità per le comunità costiere calabresi.
“Confermiamo – spiega il direttore generale Raffaele Greco – la direzione intrapresa dalla Regione Calabria e portata avanti, in più occasioni, dall’assessore regionale all’ambiente Antonio Montuoro: valorizzare il mare come infrastruttura ambientale, culturale ed economica. La linea è quella già avviata in sede europea, ad esempio, agli Ocean Days di Bruxelles, durante la missione istituzionale guidata dallo stesso Montuoro, presiedendo i lavori della Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime (CRPM). Una visione – ribadisce Greco – nella quale i Parchi Marini non sono percepiti come vincoli, ma come luoghi di tutela attiva, fruizione regolata, occupazione qualificata e sviluppo compatibile.”
Regioni ed enti gestori come livello operativo delle politiche europee
Nel documento inviato alla Commissione europea, l’EPMR insiste su un punto considerato centrale: gli obiettivi comunitari per gli oceani possono diventare concreti soltanto riconoscendo il ruolo operativo delle Regioni e degli enti gestori delle aree marine protette e dei siti Natura 2000. L’Ente gestisce oggi ventotto Zone Speciali di Conservazione marino-costiere e sei Parchi Marini Regionali, destinati a essere a breve interessati da una nuova riperimetrazione. L’obiettivo dichiarato non è introdurre nuovi vincoli, ma costruire una fruizione più consapevole e organizzata del patrimonio marino. L’attività quotidiana dell’EPMR riguarda infatti tutela degli habitat, monitoraggio ambientale, fruizione sostenibile, sensibilizzazione delle comunità e promozione di un’economia blu rispettosa degli ecosistemi, con la prospettiva di far diventare questi territori un livello operativo della futura governance europea del mare.
“Il futuro atto legislativo europeo sugli oceani – sottolinea Greco – deve riconoscere che gli obiettivi dell’Europa diventano concreti attraverso il lavoro delle Regioni e degli enti gestori. Con Calabria Blu Profonda, mettiamo a disposizione un modello territoriale capace di integrare tutela degli habitat, conoscenza dei fondali, sicurezza, innovazione e turismo subacqueo sostenibile.” È proprio Calabria Blu Profonda a rappresentare il cuore della proposta progettuale portata a Bruxelles, con l’ambizione di offrire un modello replicabile e capace di mettere insieme protezione ambientale, tecnologia e sviluppo territoriale senza compromettere gli ecosistemi marini.
Calabria Blu Profonda, una rete regionale per il turismo subacqueo sostenibile
Il programma punta alla costruzione di una rete regionale del turismo subacqueo sostenibile, mettendo in relazione mappatura dei fondali, strumenti digitali interoperabili, sicurezza delle immersioni, monitoraggio partecipato, citizen science, operatori qualificati e valorizzazione responsabile dei siti naturalistici e archeologici sommersi. Il progetto era stato presentato anche nell’ambito di Mare Dentro, attraverso il viaggio di Mavisu attorno alla Calabria conclusosi nei giorni scorsi. L’obiettivo è superare una visione frammentata delle risorse marine per costruire invece un sistema nel quale conoscenza scientifica, accessibilità, fruizione turistica e tutela procedano insieme, generando nuove opportunità economiche ma dentro regole coerenti con la conservazione dell’ambiente.
In questa prospettiva assumono un ruolo decisivo anche gli strumenti digitali, considerati indispensabili per rendere visibile e accessibile un patrimonio che spesso resta fuori dalla percezione dei cittadini e dei visitatori. L’idea è quella di utilizzare dati, mappature e tecnologie interoperabili non soltanto per migliorare la gestione dei siti, ma anche per aumentare la sicurezza, qualificare l’offerta turistica e coinvolgere direttamente comunità, operatori e appassionati nelle attività di osservazione e monitoraggio del mare.
La Secca di Amendolara candidata a diventare osservatorio digitale
Tra i riferimenti più significativi inseriti nel contributo figura la Secca di Amendolara, considerata un nodo strategico per biodiversità e ricerca e indicata come possibile osservatorio capace di rendere accessibile, anche attraverso strumenti digitali, un patrimonio sommerso altrimenti difficilmente visibile. All’interno del contributo digitale trasmesso insieme al questionario, l’EPMR ha proposto una specifica visione legata al DTO, il Gemello digitale europeo dell’oceano, individuando cinque concept evoluti tra i quali compare proprio la Secca di Amendolara. La prospettiva è quella di trasformarla in uno dei luoghi nei quali sperimentare nuove forme di osservazione, raccolta e condivisione dei dati, insieme a modalità innovative di restituzione digitale del patrimonio marino.
L’obiettivo è mettere la tecnologia al servizio della conoscenza e della gestione sostenibile, creando un ponte tra osservazione scientifica, pianificazione, tutela degli habitat e divulgazione. Il Gemello digitale europeo dell’oceano può infatti rappresentare, nella visione proposta dall’EPMR, uno strumento capace di rendere più leggibili e utilizzabili le informazioni sullo stato degli ecosistemi marini, consentendo alle amministrazioni e agli enti gestori di assumere decisioni basate su dati aggiornati e, allo stesso tempo, di avvicinare cittadini e visitatori a luoghi che fisicamente rimangono difficili da raggiungere.
I Parchi Marini calabresi come Open Lab del Mediterraneo
L’EPMR propone inoltre il sistema dei Parchi Marini calabresi come nodo regionale del futuro Gemello digitale europeo dell’oceano e come un vero e proprio Open Lab del Mediterraneo. L’idea è costruire un laboratorio territoriale capace di mettere a disposizione dati, protocolli, modelli tecnici e pratiche operative non soltanto per la Calabria, ma anche per altre Regioni ed enti gestori del bacino mediterraneo. In questa prospettiva i Parchi Marini diventerebbero luoghi nei quali sperimentare concretamente modelli di monitoraggio, innovazione digitale, turismo sostenibile, tutela attiva e coinvolgimento delle comunità, trasformando il patrimonio ambientale in un’infrastruttura di conoscenza utile anche alla cooperazione tra territori.
La proposta punta dunque a collocare la Calabria non ai margini, ma dentro i processi europei di innovazione legati al mare. Il valore strategico non starebbe soltanto nella capacità di ottenere riconoscimento per le specificità del territorio regionale, ma anche nella possibilità di mettere a disposizione esperienze e strumenti utilizzabili in altri contesti mediterranei, facendo dei Parchi Marini regionali un punto di connessione tra politiche europee, ricerca, amministrazioni locali e mondo produttivo.
Diving center e associazioni calabresi coinvolti nella consultazione
Alla partecipazione istituzionale dell’Ente si è affiancato anche il contributo di diving center e associazioni calabresi, invitati dall’EPMR a intervenire nella consultazione e a sostenere le finalità di Calabria Blu Profonda. Una scelta che mira a rafforzare il profilo della proposta presentata a Bruxelles, facendo emergere non una voce isolata ma un sistema territoriale organizzato, composto da soggetti pubblici, operatori e realtà associative direttamente impegnate nel rapporto quotidiano con il mare. Il coinvolgimento degli attori locali viene così considerato parte integrante del modello, soprattutto per quanto riguarda turismo subacqueo, sicurezza, conoscenza dei fondali e monitoraggio partecipato.
La presenza di operatori e associazioni consente inoltre di collegare le scelte di programmazione alle esigenze reali dei territori e di chi lavora quotidianamente lungo le coste e nei siti marini. È anche su questo terreno che l’EPMR intende costruire una proposta capace di tenere insieme tutela e utilizzo responsabile delle risorse, nella convinzione che una governance efficace del mare debba passare non soltanto dalle istituzioni ma anche dalla partecipazione di chi vive e conosce direttamente gli ecosistemi costieri e sommersi.
La Calabria punta a essere co-protagonista delle nuove regole europee
Il significato politico e istituzionale della partecipazione alla consultazione va oltre il singolo documento tecnico. La Calabria entra infatti nel confronto europeo sugli oceani mentre le nuove regole sono ancora in fase di definizione, portando esperienza, progettualità e capacità di governo del mare. La futura legge europea sugli oceani rappresenta in questo senso un’occasione per affermare che la tutela non si costruisce soltanto nei grandi indirizzi comunitari, ma anche nei territori che quotidianamente proteggono, studiano e rendono fruibile il patrimonio marino. La consultazione viene dunque interpretata non come un adempimento formale, ma come uno dei momenti nei quali si decide l’architettura futura della governance europea del mare.
L’Ocean Act sarà infatti chiamato a definire obblighi, struttura della governance e canali di finanziamento che Regioni ed enti gestori dovranno poi concretamente attuare. Partecipare alla fase di consultazione significa quindi poter incidere sulle norme mentre sono ancora in costruzione, invece di limitarsi successivamente ad applicare regole definite altrove. È questa la prospettiva con cui l’EPMR ha scelto di portare a Bruxelles la propria esperienza e il progetto Calabria Blu Profonda: trasformare i Parchi Marini Regionali in luoghi nei quali tutela, conoscenza, innovazione, turismo sostenibile e nuova economia blu possano convivere, facendo della Calabria uno dei territori direttamente coinvolti nella definizione del futuro europeo degli oceani.



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