Nel giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia e simbolo universale di fraternità, arriva dalla Calabria un forte richiamo al significato concreto dei diritti, della dignità e della giustizia sociale. A intervenire è Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, che invita istituzioni, politica e società civile a interrogarsi sulla distanza che ancora separa i principi proclamati dalla loro effettiva realizzazione nella vita quotidiana. Al centro della riflessione c’è un concetto preciso: una democrazia non può limitarsi a riconoscere formalmente i diritti, ma deve essere capace di renderli realmente accessibili, soprattutto alle persone che vivono condizioni di maggiore fragilità economica, sociale o personale. Nel suo intervento, Russo richiama la situazione delle famiglie costrette a scegliere tra cure, istruzione e serenità quotidiana, la condizione dei giovani privati di opportunità, la solitudine degli anziani, la sofferenza dei malati e la dignità delle persone detenute. Tutti aspetti che, secondo la Garante, non possono essere considerati questioni individuali o marginali, perché chiamano direttamente in causa la credibilità delle istituzioni e la qualità della democrazia.
San Francesco e il significato concreto della giustizia
Il riferimento a San Francesco d’Assisi rappresenta il punto di partenza simbolico di una riflessione che guarda direttamente al funzionamento dello Stato e alla capacità delle istituzioni di proteggere chi rischia di restare ai margini. Russo afferma: “nel giorno in cui l’Italia celebra San Francesco d’Assisi, Patrono della Nazione e simbolo universale di fraternità, siamo chiamati a interrogarci sul significato più autentico della giustizia. Una democrazia non si misura soltanto dalla forza delle proprie leggi, ma dalla capacità di rendere effettivi i diritti, soprattutto per chi rischia di rimanere indietro. Uno Stato è davvero giusto quando nessuna fragilità diventa una condanna e nessuna persona viene relegata ai margini della comunità. Oggi troppe famiglie non si chiedono quale futuro costruire, ma a cosa rinunciare: a una cura, allo studio dei figli, alla serenità quotidiana. Quando questo accade, la povertà non è più soltanto una questione economica: diventa una questione di dignità, libertà e qualità della democrazia. Il principio che dovrebbe guidarci è semplice e radicale: non possiamo accettare per gli altri ciò che non accetteremmo per noi stessi o per i nostri figli”.
L’articolo 3 della Costituzione e l’obbligo di “rimuovere gli ostacoli”
Nel messaggio della Garante assume un ruolo centrale anche il richiamo alla Costituzione italiana, in particolare all’articolo 3 e al compito affidato alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano lo sviluppo della persona. Russo insiste soprattutto sul significato concreto del verbo “rimuovere”, che non può ridursi a un principio programmatico. “La Costituzione, all’articolo 3, affida alla Repubblica un compito preciso: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona. Rimuovere significa agire. Significa non considerare inevitabili la povertà, la marginalità, la solitudine, la malattia o l’abbandono. Il futuro negato a un giovane, la fragilità di una famiglia, la solitudine di un anziano, la sofferenza di un malato o la dignità violata di una persona detenuta non sono questioni private: interrogano l’autorevolezza delle Istituzioni e la tenuta morale della comunità nazionale”.
Diritti dei detenuti, Russo: “lo Stato può privare una persona della libertà, mai della sua dignità”
La riflessione si concentra poi sulla particolare esperienza della Garante regionale e sul tema della detenzione, uno degli ambiti nei quali il divario tra diritto formale e diritto realmente esercitato può emergere con maggiore evidenza. Russo sottolinea: “nell’esperienza quotidiana di Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, misuro ogni giorno la distanza che può separare un diritto scritto da un diritto realmente vissuto. È proprio dentro quella distanza che si misura la credibilità dello Stato. Anche nell’esecuzione della pena esiste un limite invalicabile: lo Stato può privare una persona della libertà, mai della sua dignità. La dignità non si perde con una condanna, perché appartiene alla persona prima ancora che al cittadino.”
Il valore di una persona al centro della riflessione
Il riferimento a San Francesco consente alla Garante di allargare ulteriormente il ragionamento al modo in cui una società valuta le persone che non dispongono di ricchezza, potere o influenza. “San Francesco ci consegna allora una domanda che riguarda tutti: quanto vale per noi una persona quando non possiede ricchezza, potere, influenza o nulla da offrirci in cambio? La risposta misura la nostra idea di giustizia e la qualità della nostra civiltà. Per questo serve una responsabilità comune, capace di superare appartenenze, ruoli e individualismi, chiamando insieme Istituzioni, politica, giuristi, informazione, comunità religiose, Terzo settore e società civile.”
La risposta ai problemi sociali, secondo Russo, non può quindi essere affidata a un singolo soggetto. La responsabilità deve coinvolgere l’intero sistema, dalle istituzioni alla politica, passando per giuristi, informazione, comunità religiose, Terzo settore e società civile. La costruzione di una società capace di garantire realmente i diritti viene così presentata come un compito collettivo, che richiede il superamento delle appartenenze e degli interessi individuali.
Dalla Calabria un messaggio contro le disuguaglianze
Un passaggio specifico è dedicato alla Calabria, descritta come una terra caratterizzata da fragilità profonde ma anche da importanti energie umane. La Garante afferma: “e dalla Calabria, terra segnata da fragilità strutturali profonde, ma anche da straordinarie energie umane, deve partire un messaggio chiaro: il luogo in cui si nasce, la condizione economica, una malattia, una fragilità sociale o la condizione detentiva non possono determinare il valore di una persona né limitarne il diritto al futuro”.
La questione territoriale entra quindi direttamente nel ragionamento. Le condizioni di partenza, il luogo di nascita o la disponibilità economica non possono trasformarsi, secondo Russo, in fattori capaci di determinare il valore di una persona o di ridurne le possibilità di costruire il proprio futuro. È un richiamo particolarmente significativo in una regione dove le fragilità strutturali incidono in maniera concreta sulla vita quotidiana, sull’accesso ai servizi e sulle opportunità disponibili.
“I diritti umani cominciano dalla vita concreta delle persone”
La conclusione dell’intervento sintetizza il senso complessivo del messaggio della Garante: i diritti acquistano significato soltanto quando riescono a tradursi nella quotidianità. Russo conclude: “i diritti umani cominciano dalla vita concreta delle persone non esclusivamente nei trattati. **E la giustizia torna davvero a essere giusta quando smette di chiedere agli ultimi di aspettare e comincia, finalmente, a camminare verso di loro con risposte concrete”.


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