La sospensione della caccia in Sicilia, conseguente all’annullamento del calendario venatorio regionale 2026-2027 da parte del TAR, suscita preoccupazione anche in Calabria. Il Movimento Amici della Caccia di Reggio Calabria esprime “solidarietà ai cacciatori siciliani” e sollecita “un intervento delle istituzioni regionali per individuare soluzioni giuridicamente sostenibili. Al centro della vicenda ci sono le carenze nella pianificazione faunistico-venatoria evidenziate dalla sentenza pubblicata il 30 ottobre 2026, che ha determinato lo stop all’attività venatoria nell’Isola”.
Secondo l’associazione reggina, la decisione “produce conseguenze che vanno oltre l’impossibilità di praticare la caccia, coinvolgendo anche le attività economiche collegate al settore, le associazioni e le comunità rurali. Da qui la richiesta di affrontare la questione attraverso un confronto istituzionale, evitando contrapposizioni tra sostenitori e oppositori dell’attività venatoria e mantenendo come riferimento il rispetto delle disposizioni di legge e della tutela ambientale”.
Caccia sospesa in Sicilia, cosa ha stabilito il TAR
La sentenza n. 2953/2026 del TAR Sicilia ha accolto il ricorso presentato dalla Federazione Nazionale Pro Natura APS e dalla LEAL – Lega Antivivisezionista ETS contro il decreto assessoriale n. 129/GAB del 21 maggio 2026, con il quale era stato approvato il calendario venatorio regionale per la stagione 2026-2027. Il punto centrale della controversia riguarda il Piano Regionale Faunistico-Venatorio, il cui ultimo riferimento risaliva al periodo 2013-2018. Secondo la ricostruzione riportata dal Movimento Amici della Caccia, il Tribunale amministrativo ha rilevato “la mancata rivalutazione o formale conferma aggiornata dello strumento di pianificazione, individuando conseguenti carenze nell’istruttoria sulla quale si fondava il calendario. La vicenda aveva già attraversato una precedente fase giudiziaria. Dopo una sospensione cautelare disposta dal TAR, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con l’ordinanza n. 296/2026 del 4 settembre, aveva ripristinato l’efficacia del calendario per tutte le specie, mantenendo il divieto relativo alla tortora selvatica nella fase di preapertura. La successiva pronuncia di merito ha però determinato l’annullamento dell’intero provvedimento”.
La solidarietà del Movimento Amici della Caccia di Reggio Calabria
Di fronte allo stop, il Movimento Amici della Caccia di Reggio Calabria “intende manifestare la propria vicinanza e solidarietà a tutti i cacciatori siciliani, che si ritrovano improvvisamente privati della possibilità di esercitare un’attività autorizzata e programmata sulla base di un calendario regionale, con conseguenze che coinvolgono non soltanto la passione venatoria, ma anche l’indotto economico, le attività commerciali, le associazioni e il tessuto sociale delle comunità rurali”, si legge nella nota.
Le possibili soluzioni: ricorso al CGA e aggiornamento del Piano Faunistico-Venatorio
Il Movimento individua alcune iniziative “che potrebbero essere valutate per affrontare le conseguenze della sentenza. La prima riguarda l’eventuale appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa, competente per il secondo grado della giustizia amministrativa in Sicilia. Secondo l’associazione, la Regione e le altre parti legittimate dovrebbero esaminare con i propri legali la possibilità di impugnare la decisione, qualora emergano adeguati presupposti giuridici. Un eventuale appello potrebbe essere accompagnato dalla richiesta di una misura cautelare per sospendere gli effetti della sentenza durante il giudizio”. Il Movimento precisa tuttavia che “la presentazione dell’impugnazione non comporterebbe automaticamente la riapertura della caccia, per la quale sarebbe necessario uno specifico provvedimento del giudice competente. Un altro passaggio ritenuto fondamentale riguarda l’accelerazione dell’iter per l’approvazione del nuovo Piano Regionale Faunistico-Venatorio”. L’associazione richiama “la necessità di completare gli studi scientifici, i monitoraggi delle popolazioni selvatiche, le valutazioni ambientali e le consultazioni previste dalla normativa”. Andrebbe inoltre verificata, secondo il Movimento, “l’eventuale possibilità di rivalutare e confermare formalmente il precedente piano, purché attraverso dati aggiornati e un’istruttoria scientifica completa. Una semplice proroga amministrativa, viene sottolineato, non sarebbe sufficiente a superare le criticità evidenziate nella controversia”.
Un nuovo calendario venatorio nel rispetto della normativa ambientale
“Una volta affrontati i problemi relativi alla pianificazione faunistica, la Regione potrebbe valutare l’adozione di un nuovo calendario venatorio, fondato su documentazione scientifica aggiornata e su motivazioni puntuali delle eventuali scelte differenti rispetto ai pareri dell’ISPRA“, evidenzia la nota. Il Movimento invita “a esaminare anche la possibilità di misure temporanee o limitate, esclusivamente qualora risultino compatibili con le disposizioni regionali e nazionali e con quanto stabilito dalla sentenza. Non sarebbe invece sufficiente riproporre il calendario annullato attraverso un nuovo decreto privo delle necessarie correzioni sostanziali”.
L’associazione reggina auspica inoltre “un coordinamento tecnico e legale tra le organizzazioni venatorie siciliane e nazionali, finalizzato a seguire gli sviluppi della vicenda e a sollecitare chiarimenti sulla pianificazione regionale. Tra le iniziative suggerite figura anche la presentazione di un’istanza formale per conoscere lo stato dell’aggiornamento del Piano Faunistico-Venatorio, la documentazione disponibile e i tempi previsti per la conclusione del procedimento”.
Il richiamo alla Regione Siciliana: “la tutela della biodiversità è fondamentale”
Nella nota il Movimento ribadisce “che la vicenda non deve trasformarsi in uno scontro ideologico sulla caccia. L’obiettivo indicato è quello di trovare una soluzione che tenga insieme il rispetto delle regole, la salvaguardia degli ecosistemi e gli interessi di quanti praticano legittimamente l’attività venatoria”. “Il cacciatore non può essere considerato soltanto il destinatario di divieti e limitazioni, ma deve essere riconosciuto anche come interlocutore nella gestione faunistica, nella conoscenza del territorio e nella salvaguardia degli equilibri ambientali. La tutela della biodiversità è un principio fondamentale e nessuno intende metterlo in discussione”, sottolinea l’associazione. “La caccia si difende con la competenza, con la partecipazione, con il rispetto delle istituzioni e soprattutto con la capacità di fare fronte comune”, conclude il Movimento Amici della Caccia di Reggio Calabria, rinnovando la propria solidarietà ai cacciatori siciliani.


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