“Alle nostre latitudini, la data del 07 ottobre può essere rievocata per tre eventi alquanto clamorosi. Quella del 1571 che, con la battaglia di Lepanto (nella Grecia jonica vicino Patrasso), segnò la sconfitta dell’impero ottomano-islamico da parte della flotta euro-cattolica; vi parteciparono oltre 5mila calabresi al sEguito di Gaspare Toraldo barone di Badolato, dove poi venne eretta la magnifica chiesa di Santa Maria del Soccorso, patrona dello storico scontro. Quella del 1986 che da Badolato ha lanciato l’allarme contro il micidiale spopolamento dei territori a favore delle grandi città. E quella del 2023 che, con il massacro di 1200 ebrei inermi di Israele da parte di Hamas, ha dato origine alla quasi totale distruzione della striscia di Gaza con un numero imprecisato di morti palestinesi (forse 73.800 e 174.000 feriti) cui si aggiungono quelli della Cisgiordania“. È quanto si legge in un comunicato stampa inviato da Università delle Generazioni, associazione culturale e agenzia-stampa informali dal 1993, fondate e dirette da Domenico Lanciano.
“Riguardo l’allarme di Badolato (CZ), sono trascorsi giusto 40 anni da quella mattina di martedì 07 ottobre 1986 (quando alla pagina nazionale 22 del quotidiano romano “Il Tempo”) è apparso in bella evidenza, su ben sei colonne su nove, l’articolo “Badolato paese in vendita in Calabria” firmato dal giornalista e bibliotecario Domenico Lanciano, con l’avallo dell’Amministrazione Comunale del sindaco Ernesto Menniti.
Si è rivelato un sorprendente appello per la salvezza del borgo amenissimo e millenario ma spopolato nel versante jonico della provincia di Catanzaro, rilanciato subito a livello internazionale da alcuni corrispondenti della Stampa italiana ed estera presenti a Roma. – si legge ancora nella nota stampa – Iniziava così la clamorosa vicenda che interessava e ancora riguarda migliaia e migliaia di borghi in tutta l’area euro-mediterranea. E, purtroppo, anche oltre, negli altri continenti! Lo spopolamento di numerosi territori e le conseguenti migrazioni, a favore delle città e delle metropoli, sono uno dei più gravi problemi del terzo millennio in tutto il mondo perché crea enormi squilibri sociali, economici e persino ecologici e geopolitici.
Da allora poco o niente di efficace è stato fatto, specialmente dalle istituzioni italiane ed europee. Anzi la situazione è peggiorata se lo stesso Badolato (borgo prototipo di innumerevoli altre simili realtà) oggi conta soltanto 149 abitanti effettivi, mentre nel 1986 (al momento dell’appello) erano presenti circa 800 residenti e il censimento del 1951 ne aveva contati ben 4842. Comunque, grazie a quell’SOS del 1986 e, poi, grazie all’eco internazionale dell’accoglienza ai profughi curdi del 1997-2002 alcune centinaia di case vuote sono state ristrutturate, soprattutto da famiglie estere che le utilizzano per le loro vacanze; però ciò che manca è la possibilità di far vivere in questo paese le giovani famiglie badolatesi le quali, non trovando lavoro in zona, sono ancora costrette ad emigrare come hanno già fatto i loro padri, i nonni, i bisnonni e i trisavoli fin dal 1870 sùbito dopo la malaunità d’Italia tramite la conquista del Sud del regno sabaudo.
Oggi, ancora più di 40 anni fa, assistiamo al fenomeno che in Italia e in Europa le città scoppiano e i paesi muoiono. Con tutte le conseguenze che si possono vedere, capire o immaginare; per cui è urgente giungere ad un riequilibrio territoriale sociale, economico e demografico sostenibile e che permetta a tutti di poter vivere con dignità. Altrimenti, le generazioni future saranno alle prese con le rovine di case, palazzi, chiese e monumenti come se fosse passata una guerra silenziosa e distruttrice. A chi giova tale situazione?
Intanto, l’Università delle Generazioni, interpretando i sentimenti di riconoscenza e di gratitudine (sia dei badolatesi e sia dell’autore di quell’SOS), ha inteso conferire al quotidiano “Il Tempo” il “Premio Speciale Badolato contro lo spopolamento”. Dal 07 ottobre 2025 tale Associazione culturale assegna ai sindaci più attivi il “Premio Badolato contro lo spopolamento” e il “Premio Agnone del Molise contro lo spopolamento” a persone, gruppi, associazioni ed enti vari che si battono affinché non muoia quell’Italia e quell’Europa minore e rurale che è ancora essenziale per la vivibilità e la civiltà“, conclude l’associazione.



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