L’Unione Europea si sta preparando a uno scenario finora soltanto temuto: quello in cui l’escalation delle operazioni ibride russe contro l’Europa possa arrivare a provocare vittime nei Paesi dell’Ue o della Nato. A riferirlo è Politico.eu, che cita diverse fonti diplomatiche. Secondo quanto riportato, nelle ultime discussioni tra rappresentanti europei sarebbe stato preso in considerazione il rischio di attacchi particolarmente gravi, potenzialmente capaci di provocare vittime anche su larga scala.
L’Ue valuta lo scenario di attacchi con vittime
La questione sarebbe stata affrontata anche nel corso di una riunione degli ambasciatori presso l’Unione Europea, svoltasi mercoledì scorso. Due fonti diplomatiche citate da Politico.eu hanno spiegato che proprio durante quell’incontro sarebbe stato discusso uno scenario nel quale le azioni ibride russe possano superare una soglia particolarmente critica, provocando conseguenze dirette per la popolazione dei Paesi europei o appartenenti alla Nato.
Una delle fonti diplomatiche ha descritto in termini particolarmente netti il livello di preoccupazione. “Data la portata e la vastità dell’azione russa, è inevitabile che prima o poi vi siano delle vittime. È pura fortuna che non ce ne siano ancora state”. Parole che fotografano il crescente allarme all’interno delle istituzioni europee di fronte alla portata delle operazioni russe e alla possibilità che l’attuale situazione possa aggravarsi ulteriormente.
Divisioni tra i Paesi Ue: per alcuni deve intervenire la Nato
Non tutti gli Stati membri, tuttavia, ritengono che sia l’Unione Europea la sede più adatta per discutere di questi scenari e delle eventuali contromisure. Secondo quanto riferito dalle fonti diplomatiche, diversi Paesi sostengono infatti che questioni di questo tipo debbano essere affrontate principalmente all’interno della Nato. La preoccupazione è che nuove iniziative messe in campo dall’Ue possano finire per sovrapporsi ai meccanismi già esistenti, rendendo più complesso il coordinamento invece di migliorarlo.
Il piano di Ursula von der Leyen divide gli Stati membri
Al centro del confronto c’è anche la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di creare un protocollo di sicurezza di emergenza. L’idea, tuttavia, sarebbe accolta con scetticismo da diversi Paesi membri. Secondo le critiche riportate, la costruzione di un nuovo meccanismo richiederebbe diversi mesi e potrebbe finire per duplicare strumenti già disponibili a livello europeo.
In particolare viene citato l’Integrated Political Response, un meccanismo già esistente che, secondo un diplomatico, avrebbe funzionato “molto bene” durante la pandemia. Il dibattito resta quindi aperto su due fronti: da una parte il crescente timore che le operazioni ibride russe possano produrre conseguenze sempre più gravi, dall’altra il confronto interno all’Europa su chi debba coordinare la risposta e attraverso quali strumenti.


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