Agrigento, oltre 100 interventi per protesi al pene: 5 medici indagati, l’Asp annuncia che si costituirà parte civile

L'inchiesta della Procura riguarda gli interventi eseguiti all'ospedale San Giovanni di Dio e il presunto utilizzo improprio di risorse del Servizio sanitario nazionale. Il commissario Delle Donne: "Abbiamo contribuito a far emergere l'anomalia, tuteleremo l'azienda e i suoi 5.000 operatori"

Sono cinque i medici indagati nell’inchiesta della Procura di Agrigento su oltre 100 interventi di impianto di protesi peniene eseguiti all’ospedale San Giovanni di Dio. Al centro degli accertamenti c’è il presunto addebito delle operazioni al Servizio sanitario nazionale anche in assenza dei requisiti previsti dai Livelli essenziali di assistenza (Lea). Una vicenda sulla quale interviene il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento, Alessandro Delle Donne, che rivendica il ruolo svolto dall’azienda sanitaria nel far emergere le anomalie e annuncia la volontà di costituirsi parte civile nel procedimento penale, quando sussisteranno le condizioni processuali.

Secondo quanto riferito dal commissario, i primi sospetti sarebbero nati dall’aumento del numero degli interventi e dall’arrivo di pazienti provenienti da altre regioni, attirati anche da promozioni diffuse attraverso i social network. Circostanze che hanno spinto l’Asp ad avviare verifiche interne, fino al licenziamento di uno degli indagati e alla segnalazione della vicenda all’assessorato regionale alla Salute. “L’Asp ha contribuito a far emergere l’anomalia, dopo il sospetto incremento del numero di interventi e dell’afflusso di pazienti da fuori regione attratti anche da promozioni sui social, avviando verifiche interne, licenziando uno degli indagati, segnalando la vicenda all’assessorato regionale alla Salute e garantendo piena collaborazione alla magistratura”, dichiara Delle Donne.

L’Asp si prepara a chiedere il risarcimento dei danni

L’azienda sanitaria intende tutelare le risorse pubbliche e la propria reputazione attraverso le iniziative previste dalla legge. È già stata disposta un’integrazione istruttoria finalizzata a una segnalazione più completa alla Procura regionale della Corte dei Conti, mentre sul versante penale l’Asp si prepara a costituirsi parte civile. “A tutela delle risorse pubbliche e dell’immagine dell’ente, l’Asp ha già disposto una integrazione istruttoria per una più completa segnalazione alla Procura regionale della Corte dei Conti e procederà alla costituzione di parte civile nel procedimento penale, non appena ne ricorreranno i presupposti processuali”, spiega il commissario. L’eventuale azione risarcitoria riguarderà sia il possibile danno economico derivante dall’utilizzo indebito di fondi pubblici, sia le conseguenze sull’immagine dell’azienda sanitaria. Delle Donne precisa però che ogni iniziativa sarà subordinata all’accertamento definitivo delle responsabilità nelle sedi giudiziarie competenti. “Una volta che le responsabilità saranno definitivamente accertate nelle competenti sedi giudiziarie, l’azienda rivendicherà in tutte le sedi competenti, e in particolare dinanzi alla Corte dei Conti, sia il danno erariale derivante dall’eventuale indebito utilizzo di risorse pubbliche, sia il gravissimo danno all’immagine subito dall’azienda, dai suoi presidi e dai suoi 5.000 operatori onesti”.

Delle Donne: “l’Asp non può essere associata a un simbolo fallico”

Particolarmente dura la posizione del commissario sulle ripercussioni che l’inchiesta sta avendo sulla reputazione della sanità agrigentina. Delle Donne riconosce le difficoltà strutturali dell’Asp, dalle liste d’attesa alla pressione sui pronto soccorso, ma respinge l’idea che l’intera azienda possa essere identificata con la vicenda giudiziaria. “L’Asp di Agrigento ha molte criticità: una mobilità passiva insostenibile, liste di attesa da abbattere, pronto soccorso sotto pressione, una risposta assistenziale sicuramente migliorabile. Ma non può essere associata, agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, a un simbolo fallico”. Il commissario esprime inoltre una severa valutazione sui comportamenti oggetto dell’indagine, facendo riferimento anche alle possibili conseguenze per altri pazienti che necessitavano di cure.

“Quel simbolo rappresenta un esempio deplorevole di pochi soggetti, dei quali è oggi messa in discussione la serietà professionale e deontologica, e di altri che evidentemente ne hanno fruito sorpassando pazienti ben più bisognosi ed oncologici, oltre che in danno delle casse pubbliche e della collettività”. L’inchiesta dovrà adesso chiarire se gli interventi contestati siano stati effettivamente posti a carico del sistema sanitario pubblico senza i requisiti necessari e accertare le eventuali responsabilità individuali. Nel frattempo l’Asp ribadisce la piena collaborazione con la magistratura e la volontà di difendere l’istituzione sanitaria, distinguendo le condotte sotto indagine dall’attività quotidiana dei suoi operatori. Le accuse nei confronti dei cinque medici restano, allo stato, oggetto di accertamento giudiziario.