La Calabria si prepara a fermarsi venerdì 20 novembre per lo sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato dalla Cgil e rivolto a tutti i settori pubblici e privati. Una giornata di mobilitazione che nella regione sarà accompagnata da manifestazioni in cinque piazze, con l’obiettivo di coinvolgere lavoratori e cittadini nella protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Meloni. Ad annunciare l’adesione della Calabria è il segretario generale della Cgil regionale, Gianfranco Trotta, che richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche e sociali del territorio, dal crescente costo della vita alla precarietà occupazionale, fino alle criticità del sistema sanitario pubblico. La mobilitazione si inserisce in una fase particolarmente delicata per il Mezzogiorno, segnata anche dalle recenti proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori, che secondo il sindacato hanno riportato al centro del dibattito nazionale problemi strutturali troppo spesso trascurati. La scelta di organizzare cinque manifestazioni sul territorio calabrese punta ad ampliare la partecipazione e a dare visibilità alle rivendicazioni delle diverse realtà locali.
Sciopero generale del 20 novembre, la Cgil Calabria annuncia cinque manifestazioni
La decisione di aderire allo sciopero generale viene presentata dalla Cgil Calabria come una risposta necessaria alle scelte dell’esecutivo nazionale, ritenute insufficienti rispetto ai bisogni delle famiglie, dei lavoratori e dei territori più fragili. Il sindacato contesta in particolare le priorità economiche del Governo e chiede maggiori investimenti nei servizi pubblici, nella tutela del lavoro e nel sostegno ai redditi. La mobilitazione interesserà l’intera regione attraverso cinque appuntamenti territoriali, pensati per consentire una partecipazione diffusa. L’attenzione si concentra sulle condizioni di vita di una popolazione che, secondo la Cgil, continua a subire le conseguenze dell’aumento dei prezzi, della diffusione del lavoro povero e precario e delle difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Per il sindacato, la protesta rappresenta quindi uno strumento per chiedere un cambiamento delle politiche nazionali, ponendo al centro le esigenze concrete dei cittadini.
“Una presa di posizione forte ma necessaria – spiega il Segretario Generale Cgil Calabria Gianfranco Trotta – per protestare e contestare le politiche economiche e sociali del governo Meloni e chiedere un cambiamento radicale delle priorità del Paese. In Calabria saranno cinque le piazze coinvolte dalle manifestazioni – aggiunge -. Abbiamo scelto di essere presenti in più territori per dare spazio e fiato a tutti i cittadini e i lavoratori che portano addosso un fardello sempre più pesante. Dal caro vita, al lavoro misero e precario, fino ad una sanità pubblica ormai distrutta e uno Stato Sociale inesistente, la Calabria è tra le regioni che pagano lo scotto più alto”.
Dalle proteste degli autotrasportatori al caro vita: le critiche al governo Meloni
Tra i temi centrali dello sciopero generale figura la richiesta di una diversa distribuzione delle risorse pubbliche. La Cgil Calabria contesta le scelte del Governo in materia di spesa e sostiene la necessità di rafforzare gli investimenti nella scuola, nella sanità, nei salari e nelle politiche sociali. Trotta collega questa posizione anche alle recenti mobilitazioni degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud, considerate dal sindacato un segnale delle difficoltà che attraversano il tessuto produttivo e sociale del Mezzogiorno. Secondo il segretario regionale, quelle proteste hanno contribuito a riportare l’attenzione su questioni economiche concrete, mostrando come il disagio dei cittadini non possa essere ricondotto a un unico tema del dibattito politico. La manifestazione del 20 novembre viene dunque presentata come un’occasione per dare voce a una parte del Paese che chiede risposte sui costi della vita, sulla qualità del lavoro e sulla tenuta dei servizi pubblici.
“Questo Governo continua a investire in armi, anziché aumentare le risorse su scuola, sanità pubblica, salari o sui bisogni. La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud ha sollevato temi importanti e smontato il racconto di un paese che sembra avere come unico problema l’immigrazione. Lo sciopero generale del 20 novembre parte dal Paese reale”.
Autonomia differenziata, Trotta: rischio di aumentare i divari tra Nord e Sud
Un altro punto fondamentale della protesta riguarda l’autonomia differenziata, sulla quale la Cgil Calabria esprime una posizione fortemente critica. Il sindacato ritiene che il percorso intrapreso dal Governo possa accentuare le disuguaglianze territoriali, penalizzando ulteriormente le regioni meridionali e compromettendo la coesione nazionale. In particolare, Trotta richiama l’attenzione sull’accelerazione impressa dall’esecutivo attraverso la firma delle preintese, sostenendo che il completamento di questo processo rischierebbe di ampliare le differenze già esistenti nella disponibilità dei servizi e nelle opportunità offerte ai cittadini. La questione viene collegata al progressivo aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, in un contesto nel quale l’incremento del costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari. Per la Cgil, la difesa dell’unità del Paese passa anche dalla garanzia di diritti e servizi adeguati su tutto il territorio nazionale.
“Mentre aumenta il costo della vita – commenta Trotta – diminuiscono le tutele e si allargano le disuguaglianze. L’autonomia differenziata non va nella direzione di un Paese unito e coeso ma, al contrario, accentuerà i divari. L’accelerazione impressa dal Governo, con la firma delle preintese, se portata a compimento, finirebbe per spaccare il Paese, mettendo in discussione i principi fondamentali su cui si fonda la nostra Costituzione”.
Salari insufficienti e inflazione: la richiesta di rinnovi contrattuali
La perdita del potere d’acquisto rappresenta un’altra delle principali motivazioni alla base della mobilitazione nazionale. La Cgil Calabria evidenzia come l’inflazione degli ultimi anni abbia ridotto il valore reale degli stipendi, rendendo sempre più difficile sostenere le spese quotidiane anche per chi dispone di un’occupazione stabile. Secondo il sindacato, il problema non riguarda quindi esclusivamente la disoccupazione o la precarietà, ma coinvolge anche una parte crescente dei lavoratori che, pur percependo regolarmente un reddito, incontrano difficoltà a fronteggiare l’aumento dei prezzi. Per questa ragione la Cgil sostiene la necessità di rinnovare i contratti collettivi del settore pubblico e privato, puntando non soltanto al recupero dell’inflazione, ma anche a un effettivo incremento delle retribuzioni. La questione salariale si affianca così alle rivendicazioni sulla qualità dell’occupazione e sulla tutela dei diritti, in un quadro che il sindacato considera particolarmente preoccupante per le famiglie calabresi.
“L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto e i salari non sono sufficienti. Le misure adottate dal governo non bastano a contrastare un impoverimento che riguarda anche chi ha un’occupazione stabile. La Cgil – sottolinea – sostiene i rinnovi dei contratti collettivi, pubblici e privati, affinché consentano non soltanto di recuperare quanto perso con l’inflazione, ma anche di aumentare realmente i salari”.
Sanità calabrese, l’allarme della Cgil su ticket e tempi di attesa
Particolarmente dura è la denuncia del sindacato sulle condizioni della sanità pubblica in Calabria, considerata una delle principali emergenze sociali della regione. Trotta richiama l’attenzione sul costo dei ticket sanitari e sulle lunghe liste d’attesa, sottolineando come l’accesso alle prestazioni mediche rappresenti una difficoltà concreta per numerosi cittadini. Secondo il segretario regionale della Cgil, i calabresi si trovano a sostenere costi elevati pur dovendo affrontare attese che, in alcuni casi, possono protrarsi per anni. A queste criticità si aggiunge il quadro dell’assistenza territoriale, che, sulla base degli ultimi dati della Fondazione Gimbe richiamati dal sindacato, continuerebbe a collocarsi al di sotto della soglia minima di garanzia. Una situazione che la Cgil considera incompatibile con la necessità di assicurare servizi sanitari adeguati alla popolazione e che viene indicata tra le principali ragioni della partecipazione allo sciopero generale.
“Vivere in Calabria significa anche pagare il ticket sanitario più alto d’Italia, nonostante fare una visita medica significhi attendere anche anni! Ma non solo, gli ultimi dati Gimbe ci dicono che l’assistenza territoriale continua a rimanere sotto la soglia minima di garanzia. Una situazione drammatica che non può continuare ad essere relegata ai margini”.
Giovani costretti a lasciare il Sud, l’appello della Cgil per lavoro e servizi
Nel quadro delle criticità individuate dal sindacato trova spazio anche la condizione delle nuove generazioni. La Cgil Calabria denuncia l’assenza di una strategia di sviluppo capace di rispondere alle esigenze dei settori produttivi del Mezzogiorno e di creare prospettive occupazionali adeguate. Il problema riguarda sia il diritto allo studio sia la diffusione di forme di lavoro precario, che rendono difficile per molti giovani costruire un futuro stabile nel proprio territorio. Secondo Trotta, la continua perdita di popolazione giovanile rappresenta una delle conseguenze più evidenti della mancanza di opportunità e dell’insufficienza dei servizi. La richiesta è quindi quella di politiche in grado di sostenere il sistema produttivo, migliorare la qualità dell’occupazione e garantire condizioni di vita tali da consentire ai giovani di rimanere in Calabria e nel resto del Sud. Queste rivendicazioni si aggiungono alle questioni salariali, sanitarie e sociali che saranno al centro della giornata di mobilitazione.
“Latita da anni una strategia di sviluppo capace di rispondere ai bisogni dei settori produttivi, specie al Sud. Manca attenzione alle nuove generazioni, sia sul fronte del diritto allo studio sia sul contrasto alla precarietà del lavoro. Il Sud continua a perdere giovani perché non riesce a garantire un futuro né in termini di lavoro, né di servizi. Per queste e altre ragioni – conclude il Segretario – il 20 novembre invitiamo la Calabria a incrociare le braccia, a scendere in piazza e a farsi sentire da questo governo affinché, oltre a derive repressive e autoritaristiche, faccia i conti con un Paese in sofferenza”.
La mobilitazione del 20 novembre si annuncia dunque come un appuntamento importante per la Cgil Calabria, che intende portare nelle piazze le rivendicazioni legate al lavoro, al potere d’acquisto, alla sanità pubblica e al futuro del Mezzogiorno. Lo sciopero generale nazionale coinvolgerà tutti i settori pubblici e privati per 24 ore, mentre sul territorio regionale sono previste cinque manifestazioni, le cui sedi non vengono specificate nella comunicazione del sindacato. L’obiettivo dichiarato è sollecitare un cambiamento delle priorità politiche ed economiche del Governo, dando voce alle difficoltà di lavoratori, pensionati, giovani e famiglie. La Cgil invita quindi i calabresi a partecipare alla protesta, chiedendo interventi concreti contro l’impoverimento, la precarietà e le disuguaglianze territoriali.


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