La crescita turistica di Tropea rappresenta uno dei fenomeni più importanti della Calabria, ma porta con sé anche una delle sfide più delicate per il futuro del borgo: trovare un equilibrio tra sviluppo economico, mercato immobiliare, affitti brevi e tutela della comunità residente. La nuova attenzione riservata alla città dal Sole 24 Ore, con un approfondimento dedicato alla crescita della destinazione, diventa così l’occasione per affrontare un tema che riguarda non soltanto Tropea ma molte delle principali località turistiche italiane: come continuare a crescere senza rischiare di allontanare progressivamente chi vive stabilmente sul territorio.
L’approfondimento pubblicato sulle pagine Sud del quotidiano economico racconta una Tropea in forte espansione turistica, proiettata verso le 600 mila presenze complessive, con una crescente presenza di visitatori internazionali e una capacità di spesa sempre più elevata. I numeri descrivono una destinazione ormai affermata: oltre 100 mila pernottamenti concentrati nei sette-otto mesi negli alberghi a 4 e 5 stelle e valori immobiliari che, per appartamenti ristrutturati nel centro storico con vista mare, possono arrivare fino a 10 mila euro al metro quadrato. Dati che confermano la forza attrattiva della città e il percorso compiuto negli ultimi anni.
Macrì: “La crescita non può essere misurata soltanto dal numero delle presenze”
Proprio dentro questi numeri, però, il sindaco Giovanni Macrì individua la questione centrale: il successo di una destinazione non può essere valutato esclusivamente attraverso l’aumento dei turisti, il valore degli immobili o la redditività economica. La vera sfida, secondo il primo cittadino, è garantire che Tropea continui a essere una città vissuta e abitata dai propri cittadini. “Il turismo è la nostra principale risorsa e dobbiamo continuare a farlo crescere, migliorandone sempre più la qualità. Ma dobbiamo avere la capacità di governarne gli effetti. Una città bellissima, ricca di turisti e di strutture ricettive, ma progressivamente priva dei propri residenti, rischierebbe di perdere proprio quella identità che la rende attrattiva”.
Il dato che maggiormente preoccupa l’amministrazione comunale riguarda la dinamica demografica. Negli ultimi dieci anni Tropea ha perso circa 1.500 residenti, mentre nello stesso periodo sono cresciute le presenze turistiche, il numero dei posti letto, le seconde case e il valore degli immobili. Una trasformazione che evidenzia il possibile squilibrio tra una città sempre più attrattiva per chi arriva per vacanza e una realtà sempre più complessa per chi vuole viverci tutto l’anno, soprattutto per giovani coppie e lavoratori.
Affitti brevi, Macrì: “Nessuna demonizzazione, ma servono strumenti adeguati”
Nel dibattito nazionale sugli affitti brevi, vengono spesso citati dati medi secondo cui gli immobili destinati alle locazioni turistiche rappresenterebbero una quota ridotta del patrimonio abitativo italiano. Numeri richiamati anche nel confronto pubblico dal giornalista Nicola Porro, ma che secondo Macrì non possono essere utilizzati per descrivere realtà profondamente diverse tra loro. “Non contesto il dato in sé, ma il modo in cui viene utilizzato. Una media nazionale non può essere sbandierata per dimostrare che il mercato abitativo sia lontano da condizioni di squilibrio e che, quindi, non esista un problema di accesso alla casa per i residenti. Significa mettere insieme realtà territoriali profondamente diverse ottenendo una fotografia che può anche essere statisticamente corretta, ma che non rappresenta ciò che accade nelle aree sottoposte a fortissima pressione turistica”.
Secondo il sindaco, il fenomeno non è distribuito in maniera uniforme sul territorio nazionale, ma riguarda soprattutto città d’arte, grandi poli turistici e piccoli centri ad altissima intensità di visitatori, dove anche poche centinaia di immobili sottratti alla residenza ordinaria possono incidere sull’equilibrio sociale.
Tropea come laboratorio per la Calabria: “Servono dati e strumenti proporzionati”
Macrì sottolinea che la questione non riguarda una contrapposizione tra turismo e cittadini, né una limitazione indiscriminata della proprietà privata. Il tema è governare gli effetti del successo turistico quando questi incidono sulla possibilità per i residenti di trovare una casa a condizioni sostenibili. “Tropea ne è un esempio emblematico. Abbiamo perso circa 1.500 residenti tropeani in dieci anni, mentre aumentano presenze, posti letto, seconde case e valori immobiliari. Applicare a una realtà di queste dimensioni la media dell’intero patrimonio immobiliare italiano significa semplicemente non vedere il fenomeno nella sua dimensione territoriale”.
Il sindaco ribadisce quindi che non esiste alcuna volontà di penalizzare gli affitti brevi, considerati una componente importante dell’economia turistica, ma che in alcune aree occorre intervenire con strumenti mirati. “Se una giovane coppia che vive e lavora a Tropea non riesce più a trovare una casa a condizioni sostenibili ed è costretta a trasferirsi altrove, mentre quello stesso immobile trova immediatamente collocazione sul mercato turistico, abbiamo un problema reale. E quel problema non scompare perché la percentuale nazionale è bassa”.
L’appello ai decisori: “Bisogna ascoltare i sindaci”
Per Macrì il confronto sulla regolamentazione del settore non può essere affidato soltanto alle associazioni di categoria. Gli operatori economici devono essere coinvolti, ma anche gli amministratori locali devono avere un ruolo centrale perché sono loro a gestire quotidianamente gli effetti di questi cambiamenti. “Gli operatori economici devono essere ascoltati e coinvolti, ma i Sindaci rappresentano le comunità sulle quali questi fenomeni producono concretamente i loro effetti. Se si vuole comprendere davvero il problema della residenzialità nelle destinazioni turistiche, bisogna ascoltare chi quei territori li amministra ogni giorno”.
Secondo il sindaco, anche il percorso europeo sulla materia può rappresentare un’opportunità, purché venga affrontato senza contrapposizioni ideologiche. “Non servono divieti generalizzati. Servono dati, indicatori territoriali e strumenti proporzionati. Le politiche pubbliche serie non si costruiscono sulle medie, ma sulle differenze”.
Dalla Costa degli Dei arriva un segnale per i territori vicini
Il fenomeno non riguarda soltanto Tropea. Negli ultimi anni una parte di coloro che hanno lasciato la città si è spostata nei comuni vicini, come Parghelia, Santa Domenica di Ricadi e Drapia, dove il mercato immobiliare offre ancora condizioni relativamente più accessibili. Una dinamica che nel breve periodo può rappresentare un’opportunità per i territori limitrofi, ma che allo stesso tempo rappresenta un campanello d’allarme: ciò che oggi è evidente a Tropea potrebbe manifestarsi domani anche in altri centri della Costa degli Dei con la crescita dei flussi turistici.
Macrì guarda anche alle esperienze già avviate in altre regioni, come la Toscana, dove sono stati introdotti strumenti differenziati per affrontare le pressioni generate dalle locazioni turistiche nei territori più esposti. Un modello che, secondo il sindaco, merita di essere approfondito anche in Calabria, tenendo conto delle caratteristiche specifiche della regione e senza applicare soluzioni automatiche.
Nel finale del suo intervento, il sindaco di Tropea esprime fiducia nella capacità della Regione Calabria di affrontare il tema con un approccio equilibrato. “Sono convinto che il Presidente Roberto Occhiuto abbia la sensibilità e la visione necessarie per affrontare anche questa questione. Non chiediamo una disciplina contro il turismo o contro la proprietà privata. Chiediamo di poter governare gli effetti del successo turistico laddove essi producono squilibri concretamente misurabili”. “Tropea può rappresentare un laboratorio utile. Dobbiamo continuare a crescere, ma dobbiamo farlo mantenendo un equilibrio. Il turismo deve creare ricchezza per una comunità, non sostituirsi alla comunità. Una destinazione senza residenti può continuare ad avere visitatori, ma smette lentamente di essere una città. Ed è esattamente questo che vogliamo evitare”.


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