Tetto al 30% di stranieri in classe: “per la Calabria non è una debolezza, ma un’opportunità”

Falsetta (Bene Comune): "rispetto alle regioni del Nord può gestire i numeri con lungimiranza"

La bassa presenza di alunni stranieri nelle scuole calabresi rispetto ad altre aree del Paese, in particolare al Nord Italia, può rappresentare una risorsa strategica e non un limite. È questa la posizione espressa da Filomena Falsetta, presidente dell’Associazione Bene Comune Calabria, intervenuta sul decreto che introduce un tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe. Secondo Falsetta, la situazione della Calabria offre un’occasione per programmare il futuro del sistema scolastico con maggiore equilibrio, evitando di inseguire modelli già chiamati a gestire situazioni complesse. “La bassa presenza di alunni stranieri in Calabria rispetto al Nord Italia non rappresenta una debolezza; al contrario, è una grande opportunità”.

Nel suo intervento, la presidente di Bene Comune Calabria sottolinea come l’applicazione del provvedimento possa trasformarsi in uno strumento di programmazione per il territorio regionale. “Laddove altre regioni gestiscono i numeri della scuola in perenne emergenza, la Calabria può governarli con lungimiranza”. Falsetta evidenzia tre possibili benefici legati a una distribuzione equilibrata degli studenti, partendo dal contrasto allo spopolamento delle aree interne. Secondo l’associazione, una presenza scolastica diffusa e bilanciata potrebbe contribuire a mantenere attivi i piccoli istituti nei borghi e nei territori più fragili, evitando il rischio della chiusura dei presidi scolastici.

Scuola e aree interne: il ruolo contro lo spopolamento

Tra gli aspetti evidenziati c’è infatti quello della tenuta delle comunità locali. “Primo, è un’arma potente contro lo spopolamento: nei nostri piccoli borghi e nelle aree interne, una presenza studentesca equilibrata e diffusa permetterebbe di mantenere aperti i presidi scolastici, evitando la chiusura delle scuole”. Per Falsetta, la scuola rappresenta un elemento centrale nella permanenza delle famiglie sul territorio e nella capacità dei piccoli centri di continuare a offrire servizi essenziali. Una gestione programmata della composizione delle classi, secondo la nota diffusa dall’associazione, potrebbe quindi diventare un elemento di sostegno per le aree interne calabresi.

Un secondo punto riguarda la qualità dell’insegnamento e la possibilità per i docenti di lavorare in condizioni più equilibrate. La presidente di Bene Comune Calabria sostiene che classi con una composizione bilanciata possano favorire un percorso educativo più efficace, permettendo agli insegnanti di concentrarsi sulla valorizzazione delle capacità di ogni studente. “Secondo, tutela la qualità della didattica: con numeri bilanciati, i nostri insegnanti non dovranno fare miracoli per gestire le barriere linguistiche ma potranno valorizzare il talento di ogni singolo ragazzo, garantendo un apprendimento d’eccellenza per tutti”.

Il terzo elemento indicato riguarda invece il tema dell’accoglienza e dell’integrazione. Falsetta sostiene che una distribuzione governata degli studenti possa favorire relazioni più solide all’interno delle comunità scolastiche, evitando situazioni di isolamento e favorendo un’integrazione autentica.

Falsetta: “La Calabria può diventare un modello nazionale”

Nel suo intervento conclusivo, la presidente dell’Associazione Bene Comune Calabria ribadisce la necessità per la regione di valorizzare la propria situazione senza limitarsi a replicare esperienze maturate altrove. “Terzo, trasforma l’accoglienza in radici: una distribuzione governata impedirebbe la nascita di barriere e favorirebbe un’integrazione reale, umana e comunitaria”. La riflessione si chiude con l’idea di una Calabria capace di trasformare una condizione numerica diversa rispetto ad altre regioni in un’opportunità di innovazione educativa. “Ciò significa pertanto che la Calabria non deve più rincorrere modelli altrui: avendo numeri gestibili, abbiamo il privilegio e il dovere istituzionale di diventare il modello nazionale di una scuola equilibrata, dove la diversità non crea mai ‘classi ghetto’, ma diventa energia che unisce e rigenera”.