Terremoto nello Stretto di Messina, scossa avvertita a Reggio Calabria: boato e paura tra i cittadini

Il sisma di magnitudo 2.1 è stato registrato alle 07:18 nel tratto di mare tra Calabria e Sicilia. Nessun danno, ma diversi residenti hanno percepito il caratteristico rumore sordo che accompagna spesso gli eventi sismici nell’area dello Stretto

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Una scossa di terremoto nello Stretto di Messina ha richiamato l’attenzione dei cittadini nella mattinata di oggi, sabato 26 settembre. L’evento, di lieve entità, è stato registrato dai sistemi di monitoraggio sismico dell’INGV alle ore 07:18, con una magnitudo ML 2.1 e un ipocentro localizzato a circa 14 chilometri di profondità. Nonostante la bassa energia liberata dal movimento tellurico, la scossa è stata percepita in particolare nella zona costiera di Reggio Calabria, dove alcuni cittadini hanno segnalato il caratteristico boato sordo che spesso accompagna i terremoti nello Stretto. L’episodio non ha provocato danni a persone o strutture, ma ha destato momentaneamente l’attenzione di chi, già sveglio nelle prime ore del mattino, ha avvertito una breve vibrazione accompagnata dal rumore proveniente dal sottosuolo.

Terremoto nello Stretto di Messina: i dati della scossa registrata dall’INGV

Secondo i dati diffusi dal sistema di sorveglianza sismica, il terremoto si è verificato nello specchio di mare dello Stretto di Messina, una delle aree più monitorate d’Italia per la sua particolare complessità geologica. La magnitudo 2.1 identifica un evento classificato come debole: si tratta di una scossa che normalmente non produce effetti significativi sul territorio, ma che può essere avvertita localmente quando l’ipocentro non è molto profondo e quando la propagazione delle onde sismiche interessa aree densamente abitate.

La particolare conformazione dello Stretto di Messina, caratterizzata dalla presenza del mare tra due versanti montuosi e da una rete di faglie attive, può favorire in alcune circostanze la percezione anche di terremoti di bassa intensità. Il fenomeno del boato sismico, segnalato a Reggio Calabria, è un aspetto frequentemente associato agli eventi tellurici dell’area. Quando le onde sismiche raggiungono la superficie terrestre, soprattutto quelle ad alta frequenza, possono generare vibrazioni percepibili anche come un vero e proprio rumore sotterraneo.

Perché la zona tra Calabria e Sicilia è così sismicamente attiva

Lo Stretto di Messina rappresenta uno dei settori geologicamente più complessi del Mediterraneo. La sua attività è legata alla dinamica della crosta terrestre in una zona dove interagiscono grandi strutture tettoniche e numerosi sistemi di faglie. L’area risente della complessa evoluzione del margine tra la placca africana e quella euroasiatica, con movimenti che nel corso di milioni di anni hanno modellato l’attuale assetto della Calabria meridionale e della Sicilia nord-orientale.

Sotto il fondale marino e lungo le due sponde dello Stretto sono presenti numerose faglie attive, strutture profonde capaci di accumulare e successivamente liberare energia sotto forma di terremoti. Molti degli eventi che interessano quotidianamente quest’area sono di piccola magnitudo e vengono registrati soltanto dagli strumenti scientifici. Tuttavia, la presenza di una rete di monitoraggio molto avanzata permette di individuare anche le scosse più lievi e di studiare continuamente l’evoluzione della sismicità locale.

Il boato dei terremoti a Reggio Calabria e nello Stretto: perché si sente

Uno degli aspetti più caratteristici dei terremoti nell’area dello Stretto di Messina è proprio la presenza del boato, un fenomeno raccontato frequentemente dai cittadini dopo le scosse. Il rumore può manifestarsi prima, durante o immediatamente dopo il passaggio della vibrazione sismica. Non si tratta di un’esplosione sotterranea, ma dell’effetto della propagazione delle onde generate dal movimento delle rocce in profondità.

Le onde sismiche possono trasformarsi in vibrazioni percepibili dall’orecchio umano quando raggiungono la superficie e interagiscono con il terreno, con gli edifici e con gli elementi naturali presenti nell’ambiente. Nelle zone dello Stretto questo fenomeno viene spesso riportato dalla popolazione, anche in occasione di terremoti di magnitudo contenuta, proprio per la particolare vicinanza tra le aree abitate e le strutture geologiche responsabili della sismicità.

La storia dei grandi terremoti nello Stretto di Messina

La scossa registrata oggi richiama ancora una volta l’attenzione sulla particolare storia sismica di Reggio Calabria e Messina, territori che hanno vissuto alcuni degli eventi più drammatici della storia italiana. Il terremoto più famoso e devastante resta quello del 28 dicembre 1908, uno degli eventi sismici più distruttivi mai registrati in Europa. La scossa, con magnitudo stimata intorno a 7.1, colpì duramente entrambe le sponde dello Stretto, provocando la distruzione di gran parte delle città di Reggio Calabria e Messina e causando oltre 80 mila vittime, oltre a un violento maremoto.

La Calabria meridionale e la Sicilia orientale sono state interessate anche da altre importanti sequenze sismiche nel corso dei secoli, tra cui gli eventi del 1783 in Calabria, che provocarono effetti devastanti su vaste aree del territorio regionale. Questi precedenti storici spiegano perché ogni movimento tellurico nello Stretto venga seguito con particolare attenzione dalla comunità scientifica e dagli enti di protezione civile.

Nessun allarme dopo la scossa di oggi: continua il monitoraggio dell’area

Il terremoto registrato questa mattina nello Stretto di Messina rientra nel quadro della normale attività sismica di una zona caratterizzata da movimenti continui della crosta terrestre. La scossa di magnitudo 2.1 non ha prodotto conseguenze sul territorio e non sono state segnalate criticità. Tuttavia, il monitoraggio costante dell’INGV consente di raccogliere dati fondamentali per comprendere la dinamica delle faglie e migliorare la conoscenza della pericolosità sismica dell’area.

Per Reggio Calabria e Messina, territori costruiti in un contesto geologico particolare, la prevenzione e la conoscenza del rischio restano elementi centrali. Anche piccoli eventi come quello registrato oggi rappresentano infatti informazioni preziose per gli studi sulla sismicità dello Stretto.