Studenti stranieri nelle classi, il sondaggio sul tetto del 30%: oltre 41 degli italiani lo considera giusto | DATI

Il sondaggio di Termometro Politico evidenzia un Paese diviso: per una parte degli intervistati il limite evita classi con troppi alunni non italofoni, mentre il 30,2% lo considera una misura difficile da applicare e il 19,6% la giudica discriminatoria

La proposta del tetto del 30% agli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana nelle classi divide l’opinione pubblica. Secondo un sondaggio realizzato da Termometro Politico, una quota significativa degli italiani ritiene che il limite possa rappresentare uno strumento utile per garantire un equilibrio all’interno delle aule scolastiche, mentre una parte consistente degli intervistati esprime dubbi sulla sua efficacia o critica l’impostazione della misura. La rilevazione, realizzata con metodo CAWI su 2.500 interviste raccolte tra il 22 e il 24 settembre 2026, fotografa le diverse posizioni degli italiani su un tema che negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito pubblico: il rapporto tra integrazione scolastica, apprendimento della lingua italiana e organizzazione delle classi.

Il 41,2%: “è giusto, alcune classi sarebbero quasi totalmente di stranieri”

La risposta più scelta dagli intervistati riguarda la necessità di mantenere un limite per evitare situazioni considerate problematiche sul piano didattico. Il 41,2% degli italiani ha infatti risposto: “è giusto, altrimenti alcune classi sarebbero quasi totalmente di stranieri, con un netto peggioramento della didattica per tutti”. Secondo questa posizione, il tetto del 30% di studenti stranieri non italofoni sarebbe uno strumento per mantenere un equilibrio nelle classi e permettere agli insegnanti di garantire un percorso educativo efficace per tutti gli alunni. Il tema centrale indicato da questa parte dell’opinione pubblica è dunque quello della qualità della didattica, con particolare attenzione alle difficoltà che possono emergere quando numerosi studenti devono ancora acquisire una piena padronanza della lingua italiana.

Il 30,2%: “misura quasi impossibile da mettere in pratica”

Una seconda componente significativa del campione mostra invece un atteggiamento più critico verso l’applicabilità concreta della misura. Il 30,2% degli intervistati ha scelto infatti la risposta: “è una misura già prevista da anni, ma che è quasi impossibile mettere in pratica, è solo propaganda”. Questa posizione evidenzia soprattutto le difficoltà organizzative legate alla gestione dei flussi degli studenti nelle scuole. Applicare un limite percentuale nelle classi potrebbe infatti richiedere una riorganizzazione delle iscrizioni, della distribuzione degli alunni nei diversi istituti e della disponibilità degli organici scolastici. Per questa parte degli intervistati, dunque, il problema non sarebbe soltanto il principio della misura, ma la sua concreta realizzazione all’interno del sistema scolastico.

L’8% chiede equilibrio: “garantire comunque la migliore istruzione agli stranieri”

Una quota più contenuta del campione, pari all’8%, considera il limite del 30% una misura possibile, ma pone l’attenzione sulla necessità di accompagnarla con adeguate politiche educative. Gli intervistati hanno indicato: “sì, è nell’interesse di tutti, ma se si supera il 30% si deve garantire lo stesso la migliore istruzione agli stranieri in questione”. Questa posizione richiama il tema del diritto allo studio e della necessità di garantire strumenti adeguati agli studenti che arrivano nel sistema scolastico italiano senza una conoscenza sufficiente della lingua.

Il 19,6%: “misura razzista e discriminatoria”

Una parte del campione considera invece il provvedimento negativamente sotto il profilo dell’inclusione. Il 19,6% degli intervistati ha dichiarato: “mi sembra una misura razzista e discriminatoria, anche se viene spacciata per un’iniziativa a favore dell’integrazione”. Secondo questa posizione, il rischio sarebbe quello di introdurre una distinzione tra studenti sulla base della provenienza, anziché concentrarsi sul potenziamento degli strumenti di integrazione linguistica e scolastica.

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